| Il dubbio amletico del vino novello Berlo o non berlo; questo è il
problema. E più nobile soffrire nellanimo i
colpi di una sorte avversa che ti include in un allegro
simposio a cui viene servito un novello del 97 a
metà di ottobre di questanno, oppure prendere per
il collo il proprietario del ristorante e porre
decisamente fine alla questione? E ancora. E più
nobile soffrire a cagione di un affronto perfettamente
legale come quello di vedersi riempire il bicchiere con
il novello di un anno, o levare il calice grati per il
riguardo, assieme a chi - al di fuori della legge - te lo
fa assaggiare prima del sei novembre?
Anche questanno mi è successo, come penso capiti a
molti di voi, di trovarmi in questa spinosa situazione.
Non amo particolarmente questa tipologia di vino e quindi
mi guardo bene dallordinarlo a meno che qualche
commensale non ne esprima esplicitamente il desiderio, il
che - pensandoci bene - avviene assai di rado. Ciò
nonostante mi capita puntualmente la disavventura di
trovarmi alle prese, completamente innocente e
scarsamente coinvolto, con il "dubbio amletico del
novello". Bologna, sabato 10 ottobre, ore 13. Centro
storico, ristorante famoso, pranzo festaiolo. Si comincia
con gli antipasti misti ed un tollerabile Brut di Pinot
del Piacentino. Seguono tortellini pasticciati *
accompagnati da novello 97. Sguardi si incrociano
cercando complicità: tra coloro che di vino non sanno
nulla, cè anche chi ne sa pure troppo. Il "gruppo
che ne sa" si divide in due: quelli che tirerebbero
a far finta di niente per la buona pace della compagnia e
intanto meditano atroci vendette per il futuro e quelli
che invece vorrebbero passare subito allazione,
possibilmente plateale.
- Guardi caro amico che se non gliela tira lei, gliela
tiro io - mi sussurra con aria truce e determinata il
corpulento industriale del tondino che mi siede di fronte,
mentre soppesa la bottiglia traguardando lignaro
cameriere che va avanti e indietro un po curvo.
Da quel momento in poi niente è andato più bene. Su
ogni portata cè stato da ridire, su ogni
particolare si è accesa una polemica: una giornata da
dimenticare!
Bologna, martedì 3 novembre, ore 22. Centro storico,
ristorante famoso, dopo il cinema. Quasi tutti i clienti
sano già andati via, le luci sono abbassate. Un saluto
frettoloso si trasforma in una sosta imprevista. Cinque
bicchieri, un salamino che viene da Longiano, fettine di
provolone dolce e saporoso su un tavolo dangolo
accompagnano una bottiglia di novello che non dovrebbe
ancora essere uscita dalla cantina del produttore: una
serata perfetta!
Meno di un mese e meno di cento metri dividono i due
episodi. Ma di mezzo cè il mondo intero. Io non so
decidermi in materia di vino novello: lascio a voi la
scelta tra un ignobile mancanza di etica e di
professionalità avallata dalla legge ed un professionale
e gradito comportamento in odore di carboneria. Il dubbio
rimane. Gustare, apprezzare... forse sognare.
S.
Giovese dicembre 1998
* Tortellini pasticciati - (varianti lessicali: al pasticcio,
appasticciati). Per realizzare questo primo piatto si dovrebbe,
in teoria, far cuocere in un ottimo brodo i giustamente conosciutissimi
tortellini bolognesi e poi, invece di servirli come sarebbe doveroso
"in brodo", li si scola, li si condisce con il ragù (quello delle
tagliatelle, per intendersi) e li si affoga nella panna, legando il
tutto con formaggio parmigiano. Esiste anche una variante particolarmente
perversa che prevede una leggera gratinatura del povero tortellino.
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