Gli anni Settanta del Maestrone


Proprio nel 1970 aprimmo l’Osteria delle Dame e ricordo quell’anno e quelli che l’hanno seguito come i più belli. Nel buio della nostra cantina e in cento altri posti accoglienti vivevamo appieno la nostra gioventù, “ignari” di quello che succedeva fuori di giorno, spassandocela allegramente. Dicevo spesso alle mie studentesse americane che Bologna non era come le città degli Stati Uniti e che qui si poteva girare dovunque a qualsiasi ora del giorno e della notte in piena sicurezza.
Certo già allora non era più come negli anni Sessanta; cominciò ad arrivare l’eroina e i primi disastri individuali non tardarono a manifestarsi nella loro drammaticità.
Ripenso con grande dolore ai tanti amici che ci sono finiti dentro e che non ci sono più da tanti anni. Mi viene in mente anche l’austerity, mi sembra all’inizio del ’74, quando ci raccontarono che stava finendo il petrolio e noi dovevamo scappare dai locali che chiudevano a mezzanotte e rinchiuderci a casa di qualcuno a tirar tardi come eravamo abituati a fare.
Certo le cose cambiarono profondamente dopo i fatti del marzo ’77. Rimanere “ignari” di quel che succedeva fuori dalle nostre osterie diventava sempre più difficile. Comunque, per rimanere “ignaro” fino in fondo, voglio ricordare un episodio di quei giorni che mi è rimasto impresso nella memoria.
Era l’undici marzo. Io venivo da Via Irnerio e andavo a piedi verso il centro da dove si sentivano provenire spari e rumori di ogni genere. Risalendo via Mascarella arrivai all’angolo del cinema Odeon e di fronte, dall’altra parte della strada, c’era un bar con un mucchio di gente fuori che litigava. Io pensai “questi sono bolognesi che discutono di quello che sta succedendo qui dietro all’università” e decisi di fermarmi a prendere un caffè per sentire cosa ne pensavano. Rimasi stupito quando capii che stavano parlando della retrocessione del Bologna in serie C. Pensa un po’: in mezzo a quel casino,
a duecento metri dagli scontri con la polizia questi pensavano al pallone!
Bologna cambiava e noi cambiavamo un po’ assieme a lei. Arrivammo da Vito nella Cirenaica e in centro ci andammo sempre meno. Arrivarono gli anni ’80 e la bomba alla stazione. L’aria era diversa, a parte l’inquinamento, e non era più come prima.
La città non era più quella grande cittadona di provincia che conoscevamo e che sapeva accoglierci di giorno e di notte. Non era più amica, protettiva, sicura. E noi, anch’io, non abbiamo più vent’anni. Ora vivo quasi sempre a Pavana e questo la dice lunga su quello che penso di Bologna oggi.