Cosa resta dei miti ?
Le sere trascorse nelle famose osterie, le interminabili notti di una città che andava a letto a malincuore e le sue tradizioni culinarie famose in tutto il mondo: oggi cosa é rimasto ?
Le serate in osteria
di Artemio Assiri
Quando ero giovane le osterie, così come le
intendiamo adesso, non cerano. Le famose osterie per cui
Bologna era già conosciuta non erano certo i luoghi del vino e
della socialità che in seguito diventarono. Erano perlopiù
posti dove le classi sociali meno abbienti trascorrevano una
grossa fetta della loro giornata.
I giovani si trovavano nei bar, luoghi di ritrovo prettamente
maschili, oppure attorno alle "baracchine" durante lestate.
Qui a Bologna ci si incontrava spesso da Lamma o in altre
birrerie.
Fu da Gandolfi che iniziò la storia.
Il babbo del Moretto, Maurizio Rovinetti, aveva il bar di fianco
alla vecchia osteria, nella quale veniva servito unicamente il
vino, bianco e nero, che lo stesso Gandolfi produceva e
imbottigliava. Rilevare losteria, iniziare un nuovo
percorso, creare il primo punto di aggregazione dove anche le
donne potessero trovarsi a proprio agio, sedersi attorno ai
tavoli a chiacchierare bevendo vino è lindiscusso merito
del Moretto.
Intanto in città anche altri come Maragno ai Vini dItalia
fuori Mazzini ed Eugenio Sammarchi alla Bottega del Vino in SantIsaia
cominciarono ad avere un accurato assortimento.
Si andava da Maragno ad assaggiare vini provenienti da altre
regioni. Da Eugenio bevvi la mia prima bottiglia di Sauternes.
Anche i rappresentanti, fino a quel momento privi di adeguate
proposte, cominciarono a orientarsi verso la ricerca di
produttori sempre più validi in tutta Italia. Nel corso degli
anni 70 la crescita culturale di questo tipo di locali e
della clientela fu enorme: si passò dallo scegliere tra bianco e
nero alla richiesta di determinate aziende e zone particolari di
produzione. Il vino costava in quegli anni relativamente poco,
anche quelli di grande pregio erano più accessibili sia da
comprare che da proporre, le associazioni di sommelleria
coinvolgevano molta gente.
La formula osteria prese decisamente piede e diventò il luogo di
ritrovo per eccellenza. Sulla scia di quegli anni sorsero osterie
più o meno finte praticamente dovunque. Adesso il discorso è
notevolmente diverso.
Forse i modi dello stare insieme sono cambiati, forse la nuova
generazione vive il vino come un prodotto impegnativo,
sicuramente sono cambiati i ritmi e le motivazioni del ritrovarsi.
Anche oggi ci sono alcune ottime osterie come ad esempio la
Cantina Bentivoglio dove Cipolletti continua la sua scuola o la
Cantinotta di Corte Isolani, che nonostante sia priva di storia e
tradizioni, si avvale della carta dei vini curata da Sauro
Calzolari. Anche Mario in via San Felice, Faccioli in Altabella e
Graziano ai Vini dItalia portano avanti la tradizione. Mi
si chiede se le osterie bolognesi rappresentino ancora un mito.
Da un lato sicuramente sì, soprattutto per chi non ci va e per
chi a Bologna non abita. Per chi invece vive le notti di questa
città, devo ammettere che i contenuti ed il fascino di questi
locali si è un po perso per strada.
Artemio Assiri ha 53 anni e da 14 è comproprietario del Moretto. Sposato senza figli, ha una vastissima esperienza in campo enologico. Ha una naturale propensione per i vini rossi di cui sa apprezzare compiutamente il corpo e lo spessore. Nonostante questo asserisce di preferire i sentori di vaniglia alla crudezza dei tannini.