A Castelvetro la Bandiera Arancione
di Andrea Dal Cero



“Uno stupido, prima o poi, finirà per parlare delle piramidi” affermava con decisione Oscar Wilde. Oltre ad essere completamente d’accordo con lui a proposito delle piramidi vere, sono dell’opinione che anche quelle traslate in altri argomenti retorici vadano accuratamente evitate. Dico questo perché ho deciso di ignorare la nuova ed ennesima discussione-provocazione in tema di piramidi gastronomiche che consiste nell’offendere e difendere la cucina bolognese. Quando, agli inizi degli anni Ottanta, l’attacco alla cucina petroniana arrivò da Massimo Alberini ero troppo giovane per occuparmene con cognizione di causa. Degli strali di Olioaccrudo Vissani, argomentai molti anni dopo all’ombra di un titolo già di per sé eloquente: “Tanto rumore per nulla”. Ora che è di turno la lamentazione di Edoardo Raspelli ho deciso (preso per stanchezza e mancanza di entusiasmo) di evitare ogni discussione: se a Bologna non gli garba mangiare, vada da un’altra parte e non se parli più.
Preferisco di gran lunga parlarvi brevemente di Castelvetro, dove sono capitato recentemente in occasione della locale Sagra dell’Uva. Bisognerebbe chiamarlo Castelvetro di Modena per non confonderlo con quello piacentino (pare ce ne sia uno anche in Sicilia), ma non penso sia possibile per chi si occupa di vino incorrere in malintesi. Venendo da Bologna ci si arriva percorrendo la Bazzanese e proseguendo fino a Vignola; da lì con cinque minuti d’auto il gioco è fatto. Paesone o cittadina, come preferite, mostra ancora all’occhio curioso sia il Cardo che il Decumano del Castrum Vetus (vecchio accampamento militare) da cui prende il nome.
Il cuore del paese è nel suo punto più alto tra il Palazzo Comunale, l’austero Palazzo Rinaldi, la Torre dell’Orologio e quella delle Prigioni. Da questo punto panoramico si può capire facilmente il motivo per cui a Castelvetro è stata assegnata la Bandiera Arancione della qualità turistica. Tra le mura che hanno rifugiato Torquato Tasso e ospitato Carlo Sigonio il borgo antico irretisce il visitatore con il fascino della provincia gestita e vissuta sapientemente.
Terra di aceto balsamico tradizionale, di Parmigiano Reggiano e di grandi nocini, Castelvetro lega però indissolubilmente il suo nome al Lambrusco Grasparossa. Grande vino che bene accompagna, specialmente in questo periodo dell’anno, il cambiamento climatico che anche a tavola ci avvicina all’inverno. Forse un vino da mezza stagione, da bere giovane in primavera e più maturo l’autunno successivo. Da gustare facendosi conquistare dalla sua fragrante simpatia e con cui lasciarsi andare a qualche esagerazione in tema di tortellini e bolliti (se secco) oppure di ciambella e pane con l’uva nella sua interpretazione amabile. Assieme ai suoi fratelli Salamino e Sorbara ha contribuito a rendere famoso il Lambrusco nel mondo, tanto è vero che la maggior parte dei bevitori di vino americani ne conosce perfettamente il nome e lo nomina spesso nelle sue esperienze enologiche.
Vittima del suo successo è stato oggetto nei decenni passati di ogni genere di fenomeni sperequativi, di casi di contraffazione di proporzioni olimpiche e di pessimi risultati di comunicazione del prodotto. Ora il Grasparossa, come gli altri due lambruschi modenesi, risale la china della qualità puntando tutto sulla produzione tipica e sulla denominazione d’origine. Proprio a questo vino sarà dedicato all’inizio di febbraio del prossimo anno il convegno “Il Labrusco Grasparossa di Castelvetro: un vino da bere in un territorio da vivere”: un’occasione per stampa specializzata ed imprenditori del territorio di discutere le nuove possibilità di questa più che consolidata realtà. Si parla anche di un nuovo volume sull’argomento e di una cittadinanza onoraria a sorpresa di cui io so qualcosa più di voi ma non posso, per il momento, dirvi nulla. Altrimenti che sorpresa sarebbe?

Per sapere qualcosa di più di Castelvetro:
Ufficio Pubbliche Relazioni e Turismo Tel. 059 758815.
E-mail: turismo@comune.castelvetro-di-modena.mo.it

Strada dei Vini e dei Sapori Città, Castelli e Ciliegi Tel. 059 776711.
E-mail: strada_vini_sapori@libero.it