Tutta
la tradizione del Ghemme Docg
di Andrea Dal Cero
Non è facile trattare delle realtà minori della produzione
enologica piemontese; non lo è perché limmaginario
collettivo è abituato a soffermarsi su grandi produttori e
grandi vini che tolgono loro completamente laria e lo spazio
che meritano e di cui hanno bisogno per presentarsi al consumatore
con tutte le valenze del loro terroir. Voglio nonostante tutto raccontarvi
di una cittadina davvero singolare, famosa per una pace anziché
per una guerra, e del vino che si ostina a produrre seguendo le sue
tradizioni in barba a quello che oggi si definisce il gusto internazionale.
A Ghemme sono stato alla fine di settembre in occasione della sua
manifestazione In Vino Qualitas: banchi dassaggio
sulla piazza principale, cantine aperte ai visitatori, menu particolari
per loccasione nei ristoranti. Ghemme si trova in provincia
di Novara, subito prima delle montagne che la cingono a Nord, nel
territorio che si estende tra i fiumi Sesia e Ticino.
E una cittadina dalla periferia disordinata e commerciale che
racchiude però come unostrica la perla del suo piccolo
centro storico consistente in un intero quartiere medievale fortificato
che qui chiamano Il Ricetto. Anche se è facile
capire letimo di questo nome, non vi venga comunque in mente
che tra lacciottolato di queste stradette si sia combattuto
molto. Anzi, Ghemme è conosciuta dagli storici per la pace
che nel novembre del 1467 venne qui stipulata tra Galeazzo Maria Sforza
e Filippo di Savoia. Del vino che qui si produce, il Ghemme, troviamo
testimonianza negli scritti di Paolo Mantegazza, i cui detrattori
si ostinano a definire il più grande cialtrone tra gli
scienziati ed il più grande scienziato tra i cialtroni,
e nel Piccolo mondo Antico di Antonio Fogazzaro.
Una storia col vino che riannoda la sua trama ad ogni angolo delle
case medievali e di cui ho trovato testimonianza recente anche nel
retrobottega della pasticceria Giamminola (non potete mancarla, è
proprio in centro) dove, tra vecchi imballi e libri mastri, sono ancora
leggibili le basse di viaggio di tanti vini che qui arrivavano per
essere imbottigliati oppure partivano verso mercati lontani.
In giro per le cantine (ho il piacere di ricordare i fratelli Ioppa,
Antonello Rovellotti e Eugenio Arlunno, presidente del Consorzio di
Tutela dei Nebbioli dellAlto Piemonte e proprietario dellazienda
Mirù) e nei ristoranti (da non mancare Il Vecchio Ricetto e
lImazio), il Ghemme Docg lho conosciuto bene. E
un Nebbiolo a tutti gli effetti, ma la sua interpretazione territoriale
lo rende unico e per certi versi di difficile comprensione. I produttori
di Ghemme non si sono infatti orientati verso le due più diffuse
filosofie del momento. Il loro prodotto non è per nulla orientato
nel senso dei vini confettura che, a causa della loro
grande concentrazione, dellaffinamento lunghissimo in barriques
nuove e di particolari sistemi di estrazione, tendono ad avere non
soltanto profumi di frutti rossi, ma anche di frutti cotti e speziati.
E non è neanche destinato al grande pubblico dei consumatori
del gusto internazionale. Il Ghemme Docg, con i suoi tanti pregi ed
i suoi pochi difetti, è davvero espressione del territorio
in cui viene prodotto. Vi invito a verificarlo di persona, accompagnandolo
magari con gorgonzola e marmellata di cipolle o più semplicemente
con un risotto al formaggio di fossa.