Giro
Tonno a Carloforte
Mattanza di tonni e di giornalisti
di Andrea Dal Cero
Venerdì. Le due giovani bariste chiacchierano
fra loro in fondo al voyager che mi trasferisce dallaeroporto
di Cagliari a Porto Scuso. A metà macchina Penelope ha smesso
di piangere quando la sua mamma lha slegata dal sedile di contenzione
e lha presa in braccio. Il driver guida concentrato con lauricolare
del telefono in un orecchio e quello dello stereo nellaltro.
Dovrebbe essere una navetta per la stampa, la nostra, ma non ho voglia
di fare domande in proposito. Con laeroporto Marconi ancora
chiuso sono dovuto partire da Forlì e fare anche uno scalo
tecnico ad Olbia. Considerando che alluna di mattina ero ancora
a Conegliano Veneto, la giornata mi si presenta decisamente in salita.
Il convegno su Enogastronomia tra natura e cultura per lo sviluppo
turistico del Mediterraneo se lo stanno facendo senza di me
e, considerando i ritmi con cui riesco a percorrere le tappe di questo
viaggio al limite del buonsenso, anche il pranzo di oggi andrà
ad arricchire lelenco delle cose non fatte. Salendo sul traghetto
per lisola di San Pietro perdo di vista le bariste, Penelope,
la sua mamma e lautista: non li incontrerò più,
ma così è la vita. La manifestazione per cui mi sto
facendo questa trasferta si chiama Giro Tonno e, nelle
intenzioni del Comune di Carloforte, della Provincia di Cagliari e
della Regione Autonoma Sarda, dovrebbe fare il punto sullo sviluppo
turistico del Mediterraneo prendendo come riferimento le rotte del
tonno e la gastronomia tradizionale ad esso collegata. San Pietro
è unisola molto particolare. Forse ne avrete sentito
parlare anche come lIsola dei Genovesi. Infatti la sua storia
ha a che fare con una vera diaspora di pescatori di corallo liguri
che, alla fine di una lunga avventura di lavoro, deportazioni e schiavitù,
ottennero da Carlo Emanuele di Savoia il diritto di stabilirvisi ormai
alla fine del Settecento. Un retaggio di lotte strenue che i Carlofortini,
unici abitanti dellisola, si portano addosso con orgoglio e
che manifestano anche con la loro lingua, che è praticamente
il dialetto genovese.
La cittadina, sette mila anime più o meno, è palesemente
in festa: sul lungomare e nelle piazze gli striscioni di Giro
Tonno fanno bella mostra di sé. Non faccio a tempo ad
appoggiare il bagaglio che vengo spedito assieme ai colleghi della
stampa, che si sono appena alzati da tavola, alla volta dellIsola
Piana. Lunica isola condominiale su cui sia mai approdato: 220
abitazioni private ricavate dalle strutture della preesistente tonnara
con tanto di campi da tennis, una piscina di acqua di mare, un bar
, un ristorante ed una motobarca di servizio a due miglia fuori dal
porto di Carloforte. 4.500 euro di media di spese condominiali per
un appartamento su unisola di unisola di unisola
che mi sembra più Alcatraz che un paradiso in terra.
Infatti levasione deve essere organizzata con cura. Nel tempo
che impiego per prenotare una lancia per tornare a Carloforte mi perdo
nellordine: le officine gastronomiche, la degustazione dei vini,
una mostra di pittura e un concerto. Quando arrivo è ormai
ora di andare a cena da Nicolo (vedi riquadro). Ancora col profumo
del Fileferru in gola vengo rideportato allIsola Piana; per
fortuna ho un buon libro da leggere.
Sabato. Sveglia alle sette e trenta; si parte per la mattanza
dei tonni. Quando alle nove il motopesca ci imbarca siamo quasi quaranta.
Il tempo è bello e il mare sembra calmo; sul ponte è
un fiorire di telecamere, cavalletti e teleobiettivi. Londa
lunga è quella cosa che non si vede finché non la si
sente. La si sente sulla ruota del timone e nello stomaco, ti obbliga
a strani equilibrismi fisici e mentali, ti smuove lanima se
non lhai temprata in molti anni dabitudine. Nel nostro
gruppo cè poca abitudine e troppo stomaco. Appena fuori
dal riparo del golfo il mare prende forza e cominciano i problemi.
Quando dopo un ventina di minuti raggiungiamo la tonnara e ci attracchiamo
al vascello dei tonnarotti le onde ci arrivano al traverso e sottocoperta
inizia il finimondo. Io mi incastro tra i candelieri di prua e me
la passo bene, ma molti colleghi sono stravolti e soffrono come dannati.
Il comandante del motopesca è un uomo tutto dun pezzo,
forte con i forti ed altrettanto forte con gli inermi: la sua decisione
è di mantenere la posizione ad ogni prezzo. Intanto i tonni,
aiutati dal mare mosso e dal vento che sposta in continuazione le
barche, si guardano bene dal percorrere le sezioni della tonnara che
li avvicinano alla camera della morte. A mezzogiorno una delegazione
di giornalisti ancora in buona salute convince il comandante a cambiare
lancoraggio e a metterci alla ruota: ora il mare lo prendiamo
di prua e anche se sprofondiamo nelle onde il rollaggio è ridotto.
Dopo unaltra ora, mentre i tonni resistono ad oltranza, la situazione
a bordo precipita. Il ridotto del battello è un lazzaretto,
un collega dellAnsa di Roma rotola per il sottoponte privo di
sensi, due lituani della stampa internazionale hanno le convulsioni,
a poppa si vomitano addosso lun laltro e non riescono
a smettere. La lancia della croce rossa non riesce ad abbordarci e
anche dal cielo le cose non vanno meglio; il comandante decide finalmente
di rientrare allIsola Piana per sbarcare malati e feriti. Quando
riprendiamo il mare siamo in otto compreso lequipaggio e riusciamo
a tornare in tempo per lepilogo della partita di pesca.
Sono le tre del pomeriggio: è mattanza. Finalmente i tonnarotti
riescono a ridurre i pesci nellultima camera e il campo si stringe.
Nellacqua davanti a noi ombre grigie sfrecciano veloci nella
rete che le avvolge sempre più. Non ci sono le invocazioni
religiose che ci avevano promesse, sembrano più cori da stadio
quelli che sentiamo. Improvvisamente lacqua ribolle in altissimi
spruzzi che spazzano il ponte; i tonni hanno capito e lottano per
la vita. Un operatore perde la telecamera, la sua giornalista il microfono:
lunico imperturbabile è il Rais, il capo della tonnara,
che affonda con precisione larpione nellocchio di un tonno
più grande di lui e poi lo pugnala dietro la pinna. Non è
che linizio.
Il
rito si ripete con lucida efficienza. Gli animali vengono agganciati,
arpionati, pugnalati con razionalità. I tonni ancora nella
rete non lottano più; respirano il sangue di quelli che li
hanno preceduti e aspettano rassegnati il loro turno. Il contascatti
della mia Olympus segna 150 quando decido che ne ho abbastanza. Vado
a poppa, mi accendo una sigaretta e me la fumo in mezzo ai gabbiani.
Alla sera, in Piazza Pegli a Carloforte, mangio trofie al pesto arrivate
fin lì grazie al Comune di Camogli e pomodori in insalata.
Più tardi arriva la notizia che il Cagliari ha battuto la Saleritana
e ritorna in serie A dopo cinque anni di limbo e comincia la festa
per le strade.
Domenica. Evadiamo definitivamente dallIsola Piana
in tre: Mitsuru, corrispondente per il Giappone; Khaled, funzionario
dellente per il turismo tunisino ed io. Tutti gli altri non
li abbiamo visti. Sono le due del pomeriggio e mi ha telefonato un
altro autista dicendomi che mi aspetta al traghetto per riportarmi
a Cagliari. Lungo il tragitto ci ferma un picchetto operaio davanti
alla solita cattedrale nel deserto che sta mettendo a casa tutti prima
di chiudere e poi, a Siliqua, passiamo sotto ai ruderi del castello
di Acquafredda che appartenne (senti senti) al Conte Ugolino. Mentre
ritiro la macchina allaeroporto di Forlì mi chiama Manuela:
tra mezzora sono a casa, anche stasera vorrei qualcosa di leggero
per cena.