Un
incontro speciale con Francesco Guccini
di Andrea Dal Cero
Passata Porretta, proprio sul Ponte della Venturina cè
il confine. Qui comincia la Toscana appenninica dei dialetti di montagna
e dei funghi prataioli. Occorrono altri tre o quattro chilometri per
arrivare a Pavana: il regno incontrastato del Maestrone. Non si è
fatto la villa Francesco, chi lo conosce bene sa che per
lui sarebbe una cosa improponibile. Lui, cantore dalla storia e soprattutto
delle storie, dellintimo e delle radici, vive nella casa che
è sempre appartenuta alla sua famiglia. Ora è una casa
comoda, dotata anche della necessaria tecnologia, ma conserva le stanze
e il sentimento di quando da ragazzo venivo qualche volta a trovarlo
e mi accoglieva il suo papà Ferruccio ed Ester, la sua mamma,
preparava la merenda per tutti. Una casa visitata da molti, quasi
come quella di Via Paolo Fabbri 43: il pellegrinaggio dei fans non
si è mai interrotto nel corso di tutti questi anni. Sono venuto
a Pavana per parlare della cittadinanza onoraria che il Comune di
Castelvetro di Modena gli ha conferito per la sua modenesità
e per il suo apprezzamento per il Lambrusco, ma è inevitabile
che la nostra chiacchierata si avvii su percorsi più ampi e
si perda in mille considerazioni.
Ormai lunico modo per incontrarti è venire fin
qui. Sei davvero diventato irreversibilmente pavanese?
Ogni tanto vengo a Bologna per qualche impegno o in qualche occasione
particolare. Però sono convinto che questa mia scelta sia abbastanza
definitiva. Ho abbandonato la città perché quassù
sto bene: non cè traffico, né rumore, né
file da fare. Vedo che non hai letto il mio ultimo romanzo
Effettivamente non ancora
Nellultimo capitolo parlo proprio dellabbandono della
città, della Bologna che conoscevamo e in cui era bello vivere.
Ora è una città incattivita, rumorosa, impossibile da
vivere. Non è più la città dove alla sera ci
si incontrava con la chitarra.
Però siamo cambiati anche noi. Guarda che barbe bianche
abbiamo.
E certo che siamo cambiati anche noi. Anche per questo non ho
più voglia di tante dispersioni. Fortunatamente faccio questo
strano mestiere che mi consente momenti di viaggio intercalati da
lunghi momenti di introspezione.
E i tuoi ammiratori vengono fin qui?
E una specie di fenomeno turistico, soprattutto destate.
Mi portano tutti qualche bottiglia di vino: da quando sono qui non
ho ne ho più comperato. Anche la commedia di Plauto che ho
tradotto in dialetto pavanese e che abbiamo messo in scena con attori
tuttaltro che professionisti di queste montagne ha rialimentato
linteresse per questo posto.
Unopera teatrale che ha addirittura una tournée
..
Siamo andati anche a Sarsina ed è stato un successo. Saremo
proprio il 31 di questo mese a San Gionanni in Persiceto: le prove
continuano. E un vero divertimento.
Quindi qui hai trovato la tua dimensione
Una Volta Lucio Dalla mi chiese: Ma cosa fai lassù?
e io gli risposi: Niente. Ma non è mica vero: sono
sempre alle prese con qualche lavoro nuovo. Lanno scorso ho
scritto un libro nuovo e parecchie canzoni. Anche adesso sono molto
preso con il nuovo disco: andiamo in sala dincisione tra qualche
giorno.
Lo ascolteremo presto?
Penso prima di San Remo.
Ha già un titolo?
Certamente, si chiamerà Ritratti.
Sempre intimo
.
Ovviamente. In copertina ci sarà un quadro di una galleria
darte. E dentro ci saranno tutti i nostri ritratti di quando
eravamo bambini con i nostri nomi sotto: oltre a Francesco ci saranno
Vincenzo, Ares, Ellade, Carlos e così via. Mi piace molto lidea.
E prevista una tournée?
Partiremo in marzo e continueremo fino a giugno, ma faremo poche date
cominciando come al solito da Perugia. Non ho più voglia di
fare limpiegato dello spettacolo.
Veniamo adesso al motivo della mia visita di oggi. Cosa mi
dici di questa cittadinanza onoraria che il comune di Castelvetro
ti ha conferito?
E una cosa simpatica. Devo premettere che ho anche la cittadinanza
onoraria di San Remo: la diedero a me e a Benigni nel Settantasei
per il Club Tenco. Questo nuovo riconoscimento dovuto alla mia essenza
modenese è legato soprattutto allinfluenza che hanno
avuto su di me il dialetto e le radici di mia madre.
E della tua frequentazione con il vino
.
Effettivamente non posso negarlo.
Nel 1998 lEnoteca Italiana ti ha addirittura conferito
a Siena il Dioniso dOro.
Fu molto divertente e interessante. Conservo un bel ricordo di quelle
giornate.
E il vino, come gli amici, ti accompagna nel tempo e ti porta
questa volta sullappennino modenese per una nuova esperienza
degustativa
Castelvetro lo conosco già. Certamente sono curioso di giramelo
con calma. Cè ununica cosa che mi lascia perplesso..
Cioè?
Lorario della cerimonia. Nellinvito cè scritto
che comincia alle dieci.
Sì, ma prima cè il convegno. Tu puoi alzarti
con comodo: ti aspettiamo verso mezzogiorno.