Lussuosamente
in crisi
di Andrea Dal Cero
Natale
si avvicina e dovremmo, anche nella parola scritta, essere improntati
al velato ottimismo che la mistica atmosfera festaiola ci trasmette.
A chi tratta del vino e della tavola non è in genere consentita
per loccasione neanche una piccola rivisitazione critica degli
ultimi avvenimenti. Un codice orale definisce argomenti al bando:
politica interna e non, affari e finanza, economia, filosofia materialista
e cronaca (di qualsiasi genere, tanto per non correre rischi). Considerati
a rischio cattivo gusto landamento del mercato in generale e
quello di settore in particolare. Sono ritenute inopportune le citazioni
di atomisti, illuministi, enciclopedisti, naturalisti, scapigliati,
futuristi, dadaisti e contemporanei. Massima attenzione anche coi
platonici (consentiti), gli stilnovisti e i romantici (attenzione
ai tedeschi che qualche volta possono riservare sgradite sorprese
e di cui, a volte, bisognerebbe misurare lo slancio).
Questanno però, a fronte della depressione del mercato,
è proprio il comparto vino a rompere la tradizione dellottimismo
natalizio con un forum dedicato a vino e lusso, interrogandosi
se sia ancora un binomio attuale e possibile. Ad organizzarlo è
stata lAgivi (associazione giovani imprenditori vinicoli italiani)
il cui presidente Alessandro Fabiano, nellinvitarmi, si chiedeva:
Se il consumatore di oggi, più critico ed esperto del
passato, è sempre meno disposto ad acquistare bottiglie troppo
costose, o ancora peggio non se le può più permettere,
cosa può fare il vino italiano per continuare ad essere un
prodotto di moda competitivo sul mercato?
Il forum sono andati a farlo sabato scorso a Cortina dAmpezzo
(tanto per non perdere limmagine) e io non ci sono andato perché
la notte di Santa Lucia preferisco rimanere in casa con mia moglie
a fare lalbero di Natale. Però sono convinto che il bravo
Fabiano abbia per il momento individuato soltanto una, anche se la
più commercialmente evidente, delle componenti della crisi
del consumo del vino di qualità. Non è soltanto una
questione di prezzo: è anche un fatto di sensibilità
ritrovata in un momento di emotività collettiva.
Lusso: parola desueta per la comunicazione del prodotto e blasfema
per i nostri buonismi individuali! Nei giorni dellincertezza
globale e del Natale bombarolo non penso sia congeniale al mercato
usare una parola di questo genere. Il lusso ha in sé la bellezza
e lo stimolo sensuale della calza autoreggente, che dopo avere svolto
egregiamente la sua funzione estetica lascia però a volte,
sulla pelle, quella cicatrice passeggera che dura giusto il tempo
necessario a disperare il fanciullino che è nelluomo.
Il consumatore di vino ha tre requisiti fondamentali e di eguale importanza:
la buona salute per poterlo bere, la conoscenza per poterlo desiderare
e qualche soldo in tasca da cui può separarsi per poterlo acquistare.
La crisi che stiamo attraversando non è soltanto economica:
ci fa vivere peggio la nostra giornata e deprime i nostri desideri
materiali nella ricerca di unetica vivibile e condivisibile.
La contrazione dei consumi va interpretata nella pienezza dei suoi
motivi e dei suoi significati: abbiamo bisogno di essere più
felici, meno impauriti e meno insicuri. Rivendichiamo il diritto di
sorridere brindando anche a noi stessi.