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Parliamo
di Maria
di Andrea Dal Cero
Bologna
Città del Cibo numero zero va in archivio accompagnata
dagli inevitabili screzi tra i suoi troppi padri, madri e matrigne.
Comune, Provincia e Regione (per non parlare dei Salsamentari) si scambiano
critiche e si scaricano a vicenda la responsabilità di aver trasformato
il centro storico in una Sagra della Porchetta. Nonostante tutto soddisfatti
Giovanni Tamburini ed Enzo Raisi, dubitativo Marco Macciantelli, migliorista
Guido Tampieri. Differenti anche le valutazioni dei ristoratori bolognesi.
Cantano in coro Franco Rossi, Eros Palmirani e Guido Paulato: Una
manifestazione decorosa in cui forse abbiamo pagato la nostra inesperienza,
ma che sicuramente avrà una seconda edizione. Differente
la valutazione di Marco Fadiga che si dice triste alla vista della
gente seduta per terra in Via DAzeglio a mangiar panini.
Se le strade del centro erano affollate, altrettanto non si può
comunque dire dei convegni che hanno fatto da corollario alla manifestazione.
Troppo tecnici? Troppo dotti? Troppo astratti? Giudicate voi.
Colgo loccasione per suggerire un argomento futuro di approfondimento
che in tema di bolognesità, tradizione della tavola e romanticismo
mi sembra non avere eguali: la storia di una signorina daltri
tempi da molti completamente ignorata e dai pochi addetti ai lavori
assolutamente dimenticata. Per ascoltarla ho dovuto salire prima una
teoria infinita di gradini in Via del Cestello per arrivare al campanello
di Maria Paola Moroni Salvadori e poi il Poggio alla Scaglia, sulle
colline meridionali di Firenze, per essere stordito dalla prosa al solito
suadente ma inarrestabile dellamico Beppe Lo Russo (quello dellAntigastronomo,
per intenderci). Ed ecco, nelle poche battute che mi rimangono a disposizione,
tutto quello che sono riuscito a scoprire di Maria DallOlio.
Maria nasce a Bologna nel 1862 in casa di Giuseppe DallOlio e
Cesira Galvagni. Fin da giovanissima si trasferisce a Anzola Emilia
dove trascorrerà tutta la sua vita. Alletà di 17
anni, ottenuta a pieni voti la patente magistrale superiore,
si dedica agli studi di economia domestica, cucina e igiene alimentare;
materie di cui diventerà una valente ed apprezzata pubblicista.
Occupandosi di culinaria, e soprattutto di pratica cucinaria,
concorre in maniera determinante alla formazione di quella cucina domestica
semplice, sana ed economica che, per esser chiari, diventerà
in seguito la cucina delle nostre nonne petroniane. La sue ricette appaiono
nellAlmanacco Italiano di Bemporad del 1900, ma il suo
impegno nella stampa periodica è già iniziato nel 1898.
Collabora a La Scena illustrata, Cordelia, Il
Messaggero della Cucina di Roma, la Rivista Italiana dArte
Culinaria di Milano, LAlimentazione Moderna di Genova.
Mi piace ricordare, fra i suoi tanti successi, il premio conseguito
nel concorso promosso nel 1905 da Il Messaggero della Cucina
e che aveva come giudice il celebre Auguste Escoffier.
Da Londra, il maestro francese si premura di inviarle una copia con
dedica della sua Guide culinaire, ed anche un altro famoso chef, Prosper
Montagné, le indirizza una lettera piena di complimenti
e di stima. Per la sua riconosciuta competenza, la DallOlio entra
nel numero dei soci onorari e benemeriti delle più importanti
Società di Mutuo Soccorso fra Cucinieri, tra cui quella fiorentina
(nel 1909), quella fra cuochi e camerieri di Catania (presieduta dallo
chef fiorentino Giovanni Frosini) e la Fratellanza dei lavoratori
della mensa di Brescia (1908). Muore, a soli 51 anni, a Porretta
Terme nel 1913. Mi sono affezionato a Maria e della sua vita vorrei
saperne di più. Cosa ci faceva lì in Appennino dopo una
vita di pianura? Cosa lha uccisa? Se avrò spazio ve lo
racconterò unaltra volta.
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