Nell’acquario MiWine e Wine Top 2004 a Verona
di Andrea Dal Cero


Dopo l’accelerazione dovuta alla prima edizione di MiWine che ha sconvolto i primi giorni della settimana, un week-end completamente scaligero, quello appena trascorso, vissuto con la fretta degli appuntamenti da non perdere.
Prima due parole sulla manifestazione milanese. Atteso con grande curiosità sia da quelli che ritengono che ci sia ancora spazio per nuovi appuntamenti con il vino di qualità sia da coloro che invece sono del parere che nuove fiere specializzate nel settore comportino soltanto confusione sia per i produttori che per il grande pubblico di appassionati, il nuovo salone di Milano ha chiuso i battenti senza rivelare la sua definitiva personalità. Si parla molto di chi c’era e soprattutto di chi non c’era, ma le considerazioni davvero importanti le faremo con un po’ più di calma nei prossimi giorni. Per il momento voglio riportare l’opinione dell’arguto e puntuale Piero Valdiserra che ha definito MiWine “un acquario” tra i cui cristalli gli uni guardavano gli altri e tutti quanti erano osservati con grande curiosità dall’esterno.
A Verona invece, tra venerdì e sabato, è stato il momento di Wine Top 2004 che, secondo le intenzioni di Federico Cavallari Guarienti (presidente dell’Associazione Vini Veronesi Doc) “Intende essere un primo momento fondamentale per unire tutto il sistema vitivinicolo veronese”. Per chi non è del mestiere è meglio ricordare che la provincia veronese, da sola, rappresenta il 13% delle denominazioni d’origine nazionali e conta più di 550 aziende che non solo producono vino, ma lo imbottigliano anche. Un vero concorso enologico, quindi, per stabilire le eccellenze del territorio e per premiare i cento vini più meritevoli dell’intera provincia. Ve lo racconto nei dettagli così potete capire meglio come funziona un concorso di questo genere specificando che in questo caso, per regolamento, tutti i vini sottoposti a giudizio erano stati precedentemente valutati idonei dalla locale Camera di Commercio e già imbottigliati dalle singole aziende per la distribuzione e la vendita. La platea dei degustatori è stata divisa in commissioni che, per regolamento, sono composte in maggioranza da enologi e da una quota variabile di giornalisti del settore. Nel caso di Wine Top 2004 il rapporto tra enologi e giornalisti era di tre a uno: 75 loro, 25 noi. Le commissioni erano dieci e ad ognuna sono capitati più di trenta vini da valutare. Il punteggio fissato per la “promozione” era di 83 su 100.
Ma come si fa, qualcuno si domanderà, per attribuire il giudizio? Si usa una scheda messa a punto dall’unione internazionale degli enologi che suddivide la degustazione di un singolo vino nelle tre tappe fondamentali che la compongono: la vista, l’olfatto e il gusto. Si giudica quindi un vino prima da come appare nel bicchiere e ne si valuta la limpidezza, la tonalità di colore e l’intensità; poi si passa ad annusarlo per capire quanto il suo profumo sia franco, intenso, fine ed armonico; infine lo si assaggia per comprenderne la franchezza, l’intensità, il corpo, l’armonia, la persistenza ed il retrogusto. Per ognuna delle voci che ho elencate si attribuisce un punteggio (comunque positivo se superiore a tre) a cui si somma alla fine il voto che viene attribuito al giudizio complessivo del vino appena degustato.
Quattordici voci di valutazione che sommate possono arrivare a 100 centesimi per il massimo dell’eccellenza, ma che più spesso stemperano la loro valenza in giudizi come ottimo, buono e sufficiente, tenendo conto del fatto che un vino mal riuscito non viene presentato dal produttore.
A Verona la media dei vini premiati (eravamo lì per premiarne cento) è stata più o meno di uno su tre: davvero molto alta per un concorso enologico. Tenendo conto che io ho attribuito più di 82 centesimi soltanto a cinque vini e che i miei colleghi si sono comportati più o meno come me, si desume che gli enologi, molti dei quali espressione del territorio, siano stati davvero di manica larga. Voglio comunque ricordare un Amarone Valpolicella Classico annata 2000 ha cui non ho potuto resistere e che ho premiato con un bel 94: era indicato con la sigla 440 e rinuncio a descriverlo perché dovrei usare termini troppo romantici e toni di rara enfasi.
Enfasi che abbiamo trovato in dosi massive sabato sera all’Arena, in occasione dell’apertura della stagione lirica, nella Madame Butterfly messa in scena da Franco Zeffirelli . Il luogotente F.B. Pinkerton, ufficiale sulla cannoniera Lincoln della marina degli Stati Uniti, è apparso più che mai superficiale e confuso nei confronti della povera ragazzetta di Nagasaki che, considerando la sua infelice condizione sociale gli dice: “Non lo nascondo, né mi adonto” quando lui se la compra per cento jen. Torna alla mente la musica degli Stormy Six: “Arrivano gli Americani, garibaldini marziani…”