Dal pasto frattale alla desacralizzazione
di Andrea Dal Cero
A dar retta alle ultime ricerche in
tema di pasti fuori casa sembra che dovremo dimenticarci in fretta,
anche se a malavoglia, di tutte le abitudini che abbiamo più
care: dal ristorante affidabile della tradizione più collaudata,
alle esperienze di viaggio alla scoperta delle piccole grandi felicità
della tavola.
Dalla sub-cultura new age (ben rappresentata dalla proposta di piatti
a base di edible flowers), al pasto frattale (tanti piccoli
contributi caoticamente assemblati con regole piuttosto oscure), alla
ricerca delle origini (intese come bisogno di purezza sia degli ingredienti,
che dei metodi per trattarli), allenfasi sulla funzionalità
del cibo (non solo fonte di nutrimento, ma anche rimedio a insufficienze
sul piano salutistico), ci si avvia ormai alla desacralizzazione dei
pasti intesa come opera di sovversione dei parametri su cui si fonda
il classico pasto allitaliana. Siamo in sostanza sul terreno
della regressione rispetto alla civiltà delle buone maniere.
La desacralizzazione dei pasti è la premessa per lesplosione
della libertà di alimentarsi in ogni luogo e in ogni momento
e apre la strada a un concetto di cucina che assorbe sempre più
i canoni che guidano il fenomeno della moda, con tutte le sue provocazioni.
La cucina molecolare per esempio: la scomposizione analitica dei processi
della cucina permette una conoscenza dei loro principi di base, consentendo
di rendere espliciti nuovi metodi di cottura e di preparazione dei
cibi per via chimica. Secondo queste nuove filosofie la cottura avviene
spesso senza fiamma: decade con ciò il valore simbolico del
fuoco, inteso come elemento che trasforma la materia prima in ciò
che definiamo cotto. Si prospettano, in via teorica, uova
cotte a freddo o gelati istantanei in azoto liquido che possono poi
aprire la strada a sapori inediti e nuovi abbinamenti. Lapproccio
scientifico della cucina molecolare apre ovviamente un eccitante panorama
creativo a tutto il mondo della ristorazione, delle bevande e del
fuori casa in genere. Un provocatore è Heston Blumenthal che
a Londra serve un piatto, il Green tea and lime Sour, che
contiene sostanze simili a quelle di un dentifricio per lasciare la
bocca pulita dopo la consumazione! Provocatoria è lentomofagia:
il limite estremo a cui si è spinta la provocazione in campo
alimentare. Una sfida, sulla scia di mode di origine statunitense,
alle convenzioni e ai tabù della cucina occidentale. Al Nottingham
Forest di Milano vengono serviti feng shui drink, specialità
etniche con insetti commestibili (grilli, cavallette, bruchi!), cocktails
afrodisiaci con alcolato di serpente, bruchi imperatori al rhum e
tartine con uova di formica rossa.
Anche la poetica del cibo va annoverata tra i fattori sotterranei
di cambiamento. Numerosi gli esempi, ma tra tutti è significativo
il ritorno ad un modernismo futurista che sfida con cenefuturistepassatiste
la retorica dello slow food e del fast food allo stesso tempo. In
pratica questa cucina venata di intellettualismo abolisce i volumi
e i pesi, sperimenta miscele assurde, bandisce la pastasciutta e invita
allapplicazione della chimica e della fisica, in atmosfere che
esaltano una sinestesia esasperata di piatti, ambienti e atmosfere.
Un nuovo tipo di piacere complesso e totale che il consumatore ricerca
nel momento di una particolare consumazione. Ci troviamo ad esempio
di fronte a bevande che trattengono le caratteristiche aromatiche
e i profumi di vari tipi di sigari pregiati utilizzati per linfusione.
Altri cocktails utilizzano una speciale polvere doro alimentare
atomizzata, che permette di placcare la superficie del bicchiere senza
sporcare e senza precipitare sul fondo creando una stupefacente sensazione
di bevanda magica e sollecitando lacuirsi della sensualità.
Voluttà sinestesica significa soprattutto declinare il concetto
di fusion tra sapori, colori e ingredienti: una diversa predisposizione
e interpretazione del cibo crudo e etno chic (raw food),
attraverso il quale si esplicita in tutto il suo potenziale il connubio
cibo e design. Ristorante o pub come teatro, dunque, senza limiti
alla fantasia o al tema narrativo.
Aumenta infatti anche il numero di locali (sempre estremamente targettizzati)
che hanno sposato lidea del cibo funzionale o del nutraceutical
che esce dal ghetto dellerboristeria o del canale specializzato
per diventare alimento potenziato e mirato per un pubblico che ha
totale coerenza del proprio stile di vita e di consumo. Si passa dai
primi negozi specializzati in additivi, integratori, iperboli, prodotti
funzionali, ai juice bar che portano in Italia dallAmerica
il concetto di brain booster, bevande-alimento predisposte
per specifici momenti dellesistenza (sport, concentrazione mentale,
relax, ecc.) unendo i benefici del prodotto naturale (e anche biologico)
al potenziamento di specifiche sostanze anchesse naturali, ma
in certi casi anche di origine chimica.
I consumatori del prossimo futuro vorranno gestire limpossibile
equilibrio tra il controllo razionale e labbandono edonistico.
Attorno ad un concetto di nutrizione ridefinito in continuazione si
svilupperanno delle occasioni, delle opportunità, dei momenti
di consumo che il medesimo individuo farà convivere allinterno
di un calcolo utilitaristico che comprende certamente la propria salute,
(apporti integrativi e correttivi), ma anche il piacere sensuale della
scoperta e del godimento del cibo in quanto tale ed in quanto segno
e simbolo.
Tutto questo, ovviamente, per chi è convinto di dover cambiare
le sue abitudini. Per tutti gli altri ritengo sia più indicato
giocare in difesa e prenotare al solito ristorante.