Ottima annata per la Piana Rotaliana
di Andrea Dal Cero

 

La realtà del settore vitivinicolo nel nostro paese è caratterizzata da tipologie di impresa talmente diverse l’una dall’altra che è veramente difficile, per chi non è addentro alle “segrete cose” del comparto, comprendere le varie anime che la caratterizzano. Ci sono aziende enormi per proporzioni di impianto e per fatturato, ma ce ne sono anche di medie e di molto piccole. Sono spesso queste ultime, situate in territori di grande vocazione vinicola ma costrette dimensionalmente da invalicabili barriere naturali, a riservare al curioso amante del vino le sorprese migliori.
Non so come vi immaginiate un’azienda vitivinicola e non so neanche se abbiate mai provato a telefonare ad uno dei 150.000 produttori italiani che vinificano ed imbottigliano il vino che coltivano sulla loro terra. Ma se vi pungesse la voglia di telefonare ad una cantina trentina molto probabilmente a rispondervi non sarebbe una segretaria o un addetto alle pubbliche relazioni, ma un componente della famiglia che è anche un addetto dell’azienda stessa e che vive direttamente in mezzo ai vigneti che coltiva.
E’ di una piccola zona a nord di Trento che vi voglio parlare; una zona conosciuta per i suoi vitigni autoctoni Teroldego, Nosiola e Marzemino. La Piana Rotaliana che i trentini, a ragione delle sue ridotte dimensioni chiamano Campo Rotaliano, è la piccola pianura di origine fluviale e morenica compresa tra i paesi di San Michele, Mezzocorona e Mezzolombardo. La geologia di questo terreno è caratterizzata dai sassi di origine granitica rotolati a valle negli anni seguendo le bizzarrie ed i diversi umori del torrente Noce e dall’humus fertile e ricco di limo trasportato qui dall’Adige. Un terroir particolarmente vario nelle sue componenti, che si può dimostrare contemporaneamente ciottoloso e fertile, a volte addirittura roccioso, circondato dalle montagne che durante il giorno incamerano il calore dell’irraggiamento solare per renderglielo di notte.
Tra queste montagne impreziosite dai caratteristici campanili a cipolla dei suoi paesini, sono molte le cantine che lavorano in grande qualità. Pochi ettari ognuna, il maso al centro del vigneto, tutta la famiglia impegnata a fare grandi vini. Ci sono nomi famosi come i Lunelli o i conti Bossi Fedrigotti, ci sono realtà più recenti ma già consolidate come Foradori, Pojer e Sandri, Vallarom, Donati e Zeni, ma c’è anche la signora Emma Krauser che si coccola una ad una le 5.000 bottiglie che produce in maniera biologica.
Di San Michele all’Adige, uno dei paesi di cui si diceva prima, è Roberto Zeni: enologo, affermato produttore di vino e presidente dei Vignaioli del Trentino, l’associazione che riunisce queste realtà produttive di grande qualità. A lui ho chiesto notizie sull’ultima vendemmia che in tante altre parti d’Italia ha avuto esiti anche disastrosi. “L’annata 2002 è stata caratterizzata da un inverno molto freddo e siccitoso - mi risponde tranquillo - che ha ridotto naturalmente la produzione di almeno un 20% sotto il profilo quantitativo consentendo però una qualità davvero ottima. Avremo un Teroldego di grande intensità di colore, pieno, ricco di profumi e di concentrazione di sapori: un vino molto interessante, insomma”.
Anche per il resto della produzione Zeni ha buone notizie: “Buono il risultato vendemmiale per i vini aromatici che, forse meno ricchi rispetto all’annata precedente di sentori di frutta, avranno comunque profumi complessi ed eleganti - continua soddisfatto - e bene anche i grandi rossi autoctoni”.
Una buona annata per il Trentino che purtroppo quest’anno non si presenterà a Bologna. I palati più curiosi della città dovranno farsi una gita a Ferrara dove, il 28 aprile nelle sale dell’Hotel Duchessa Isabella, i Vignaioli del Trentino li invitano a degustare il meglio della loro produzione.

Per saperne di più potete telefonare direttamente alla loro sede di Trento al numero 0461 911957.