Il Primitivo e la Vandissima
di Andrea Dal Cero

 

L’invito è strano ma accattivante. Non so cosa stia per capitarmi, ma marcio ugualmente deciso verso il binario sei della stazione tirandomi dietro soddisfatto la valigia nuova (quella vecchia cigolava da straziare l’anima) alle tre del pomeriggio di sabato. L’Etr 500 Trenitalia, il gioiello delle nostre ferrovie, arriva ronzando da Milano. L’appuntamento è allo sportello del vagone ristorante. Il treno non fa in tempo a fermarsi completamente che La Vandissima è già scesa sul marciapiede e mi abbraccia calorosamente. I passeggeri “normali” ci guardano perplessi mentre ci scambiamo bacioni sonori e potenti. Forse il loro stupore è in parte motivato dal fatto che La Vandissima altri non sia che Attilio Scotti, “enogastronomade dal 1965” come ama definirsi, giornalista di confine con la Svizzera di tanti pregi ed altrettanti difetti che, unico della stampa agroalimentare, riesce a vestirsi completamente di bianco (cappello compreso) sfoggiando fazzoletti da tasca in tinta pastello e a scendere le scale come solo l’indimenticata soubrette sapeva fare. All’interno della carrozza ristorante, mentre il treno riparte, amici e colleghi sono scatenati. Giuseppe “Bepi” Casagrande de l’Adige di Trento ascolta le poesie che l’anziano assessore di un paesino abruzzese gli recita con enfasi, Roberto Vitali di Lombardia a Tavola sta torchiando il capotreno per sapere cosa succede quando si tira l’allarme, il conte Stefano di Cerne di Infoline Notizie sta regalando la sua cravatta ad una signora, due tavoli più avanti un giovane collega novarese munito di eterna fidanzata con gigantesca telecamera sempre accesa intervista un signore che cercherebbe di mangiare, se solo lui glielo consentisse. Altri amici agiscono genericamente in maniera inconsulta. L’invito era strano, l’avevo premesso; ma anche i contenuti di questo viaggio non scherzano. Con la scusa di portarmi a Taranto per assaggiare un imperdibile Primitivo di Manduria mi hanno imbarcato in quest’avventura che prevede nell’ordine: fichi d’India in sinergia con l’Elisir San Marzano Borsci (in treno) a cura della Chef Express del Gruppo Cremonini, conferenza stampa sul “nuovo rinascimento enogastronomico di Puglia” che comincia da Taranto, partecipazione alla cerimonia in occasione del ritorno dell’incrociatore Vittorio Veneto con relativa apertura del ponte girevole, cena di gala al “Nuovo Faro” e crociera notturna sul Mar Piccolo. Un po’ tanto in un giorno e mezzo!
L’Adriatico ci passa di fianco per tutto il pomeriggio. A Bari, è ormai buio pesto, ci viene l’idea di intervistare il nostro pilota per sapere cosa ne pensa dell’inchiesta che è andata in onda a Report qualche giorno prima, ma lui ci sbatte fuori tutti con la scusa che Vitali non sa trattenersi dal giocare con i comandi. Arriviamo quasi a mezzanotte e filiamo in albergo.
Alle nove di mattina tutti in piedi. E’ una domenica di sole e faccio fughino dalla conferenza stampa. Girello per il centro di Taranto aspettando l’ora di pranzo e del Primitivo. Ci servono solo vini bianchi e ci portano il caffè in fretta perché alle 15 dobbiamo essere sul bastione del Castello Aragonese. L’incrociatore arriva, i marinai salutano alla voce dalla nave che ammaina la sua bandiera alla fine dell’ultima missione: ci passa così vicina che potremmo toccarla allungando un braccio mentre le vibrazioni dei potenti diesel di bordo ci aiutano nella digestione. Dopo esserci riposati e cambiati d’abito siamo pronti per la cena: cozze tarantine, burratine delle Murge, tonno pescato all’amo con olio d’oliva dell’oliandolo Epifanio Nastasìa, tutto accompagnato dal Dolcimelo (un bianco delicato che richiama la pesca gialla e il miele) di Carlo Miali. Dopo il caffè la praline Bon Borsci e, ovviamente, l’Elisir San Marzano che l’ottima Giuseppina Borsci ci serve di persona. E il Primitivo per cui sono venuto fin qui? Inseguo minaccioso per ore La Vandissima su e giù dai ponti della nave che ci culla, nella notte, dentro e fuori dal Mar Piccolo senza riuscire ad acchiapparla.
Alle quattro di mattina di lunedì si riparte. L’Etr 500 risale la costa mentre Attilio fa l’offeso e aspetta da me una parola di pace. Sono a Bologna alla stessa ora in cui sono partito quarantott’ore prima. Ti perdono da queste colonne Attilio, nonostante tutto ti voglio anche più bene di prima. Però aspetto una bottiglia di Primitivo a stretto giro di posta.