Per
il rilancio del vino
non basta più il nome
di Andrea Dal Cero
Quelli
che durante lultimo Vinitaly avevamo interpretato come sintomi
si stanno ora dimostrando effetti. La qualità di un vino non
si misura più dalla capacità evocativa del suo nome
ma con il metro della corrispondenza che esiste tra le aspettative
del consumatore, la qualità del prodotto e la sua possibilità
di acquisto. In parole povere lenoappassionato italiano ha deciso
di dare lassalto al cielo e pretende oggi di poter godere di
un vino buono e gradevole ad un prezzo adeguato alle sue tasche. Per
avere unidea più precisa sulle tendenze del consumo del
vino di qualità, ho ascoltato il parere di alcuni enotecari,
a mio avviso ben rappresentativi della loro categoria.
Luigi Cotti, titolare da più di cinquantanni dellomonima
enoteca di Milano, ha sintetizzato perfettamente il momento attuale:
Le vendite sono molto in ribasso. La clientela sta sempre più
ricercando un giusto rapporto qualità/prezzo. Ormai, il prezzo
che i miei clienti sono disposti a spendere si situa in un range che
va dai 4 ai 10 euro per i vini quotidiani, mentre per quelli speciali
non supera i 15 euro. Per questo le vendite dei Supertuscans, dei
Brunelli, dei Baroli e dei Barbareschi sono praticamente ferme ad
eccezione dei rari casi in cui i prezzi sono equilibrati. Le denominazioni
piemontesi e toscane sono ancora quelle più richieste, a patto
però che il loro prezzo non sia particolarmente esoso: un toscano
che se la passando bene in questi momenti è il Morellino. E
aumentata moltissimo la richiesta dei vini dellAlto Adige che
rispetto ai friulani spuntano sempre un rapporto qualità/prezzo
migliore. Bene i vini siciliani. Pungente il parere di Stefano
Del Fiore, comproprietario dellEnoteca Calzolari di Bologna:
Le vendite dei grandi vini sono a zero. Si riescono a vendere
soltanto i vini fra i 4 e i 6 euro. Al disotto dei 15 euro si può
bere benissimo: al di sopra si beve altrettanto bene, naturalmente,
ma il rapporto qualità/prezzo diventa improponibile. Per questo
i Supertuscans, i Brunelli e i Baroli non si vendono più. E
la prima volta che mi capita di avere tre annate di Sassicaia in enoteca!
Il Chianti Classico, poi, è morto e sepolto! Fra i toscani
il Morellino si vende ancora bene perché può contare
su un buon prezzo. Ma il vino che tira da matti, di questi tempi,
è il Nero dAvola, insieme ai vini del Sud Italia che
hanno generalmente una collocazione di prezzo adeguata . Anche
nella capitale laria che tira è la stessa. Gianfranco
Achilli titolare dellEnoteca Al Parlamento, specializzata in
vecchie annate, esordisce ringraziando il cielo per il mantenimento
costante del suo volume daffari. Riesco ancora a vendere
bottiglie di grande pregio abbastanza bene e con opportune offerte
di vini di buon livello sui 5 euro a bottiglia - afferma - riesco
a gestire agevolmente anche la vendita dei vini da tutti i giorni.
Certo, i miei clienti dimostrano di gradire moltissimo i vini da Napoli
in giù, siciliani in testa, anche perché hanno costi
decisamente più abbordabili. A Firenze Luca Tarchi, socio
dellEnoteca Bonatti, dichiara che le vendite sono abbastanza
costanti anche se una flessione, se pure lieve, si sta facendo notare,
soprattutto per Brunello, Barolo e Chianti Classico. La nostra clientela
- continua Tarchi - sta rivolgendo il proprio interesse verso le novità
e le aziende meno note. Spuntano un alto gradimento i vini di Marche,
Umbria, Campania, Puglia e Sicilia. Mentre il Morellino difende i
colori della Toscana e il Dolcetto e la Barbera quelli del Piemonte.
Fino a qualche tempo fa la soglia che consideravo riservata alle vendite
particolari era di 30 euro, adesso è scesa a 20. Predominante
lacquisto dei vini con un prezzo fra i 5 e i 10 euro.
Gli enotecari cantano in coro, i consumatori anche: la musica è
la stessa. Forse è tempo di adoperare il buon senso che qualcuno
sembra avere smarrito. Non è passato poi molto tempo da quando
si parlava del prezzo limite di diecimila lire per una bottiglia di
vino di qualità e non è certo colpa delleuro se
le più osannate griffes del vino italiano hanno raggiunto prezzi
astronomici. Non resta che aspettare che la lezione, come sta già
accadendo, la dia il mercato. Augurandoci che non si dimostri troppo
severa con tutto il comparto vino.