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Problemi
di identità per il Signor Vino
di Andrea Dal Cero
Caro
amico - aveva detto lanalista al Signor Vino nel loro ultimo incontro
- la esorto a mettere una maggiore voglia di vivere nel suo quotidiano
e, soprattutto, a fare un minimo di chiarezza per i suoi progetti riguardo
il futuro suo e di tutta la sua famiglia.
Dice bene lui - rimuginava tra sé il Signor Vino il giorno
seguente passeggiando per un viale alberato - lui che passa la sua giornata
ad ascoltare le chiacchiere di quelli che, come me, sanno di avere un
problema. Mai che si dimostri coinvolto o comprensivo. Si occupa di
me solo perchè lo pago, altro che storie!
Mentre camminava così assorto nei suoi pensieri si accorse che
si era perso. Gli capitava sempre più spesso: voleva andare in
un posto e finiva in un altro; anche le strade che intendeva percorrere
gli apparivano, in definitiva, ogni giorno di più tutte uguali.
Doveva reagire e in fretta se non voleva ritrovarsi col cervello fuso
in poco tempo. Forse, pensava, le sue difficoltà originavano
dai rapporti di relazione o, ipotesi ancora più agghiacciante,
erano dovute proprio al suo modo di essere e di convivere con se stesso.
Questa sua mania di piacere a tutti quanti e a tutti i costi mi
sembra a lungo andare un po pericolosetta; potrebbe sfociare in
una schizofrenia che poi sarebbe davvero difficile trattare - gli aveva
fatto notare lanalista in un altro dei loro incontri settimanali
- le questioni di etichetta sono importanti, ma non è mentalmente
sano che lei si adatti così completamente ai vestiti che di volta
in volta indossa: potrebbe perdere la cognizione del suo Io.
Ma io mi sento davvero obbligato a piacere - pensava disperato
il Signor Vino continuando la sua passeggiata - lui non riesce a comprendere
quanto questo mio desiderio sia radicato nella mia personalità.
Il mio desiderio di essere accettato è così forte che
sono disposto a mutare sostanza e temperamento a seconda dei gusti e
delle aspettative della gente.
Le aspettative sono davvero una cosa importante - borbottava rancoroso
passo dopo passo - almeno quanto sapere esattamente dove ci si trova,
e io, al momento, non è che ne sia proprio così sicuro.
Arrivato a un incrocio, mentre cercava goffamente di leggere i nomi
delle strade, scorse una signora ancor giovane ed elegante che veniva
nella sua direzione e fu colto dal panico.
La signora Peruzzi, accidenti è proprio lei parlottava
disperato mentre si rifugiava in un provvidenziale portone. Proprio
la settimana scorsa ero a casa sua per il compleanno della figlia più
grande: una festa di giovani alla quale avevo partecipato con tutte
le mie connotazioni giovaniliste. Se mi vede adesso, così barricato
come sono oggi, va a finire che non mi invita più!
Dopo che fu passata la signora Peruzzi il Signor Vino fece capolino
dal portone nel quale si era nascosto e, dopo aver guardato in su e
in giù timoroso di altre insidie, uscì e prese dimpulso
a destra. Mentre ormai trafelato camminava rasente al muro gli rimbombavano
in testa le parole dellanalista: Come la mettiamo con la
sua affermazione delirante di essere un prodotto riservato alle grandi
occasioni ma anche alla tavola di tutti i giorni? E quelle altre storie
dellautoctono, del tipico, dellespressione del territorio?
E la mania della riconoscibilità e del gusto internazionale?
E il rapporto etico tra la qualità e il prezzo? Per non parlare
poi delle sue famose connotazioni culturali che ogni tanto tira fuori
a vanvera assieme alle solite argomentazioni paradossalmente francesi.
Ma chi mi ha messo in testa tutte queste storie? - si stava chiedendo
il Signor Vino - Anche ammettendo che io non abbia una forte personalità,
chi si occupa della mia immagine dovrebbe avermene studiata una molto
migliore di quella che mi ritrovo adesso e che mi sta facendo diventare
matto.
Si guardò attorno e la strada che stava percorrendo e i palazzi
che aveva intorno gli apparvero familiari. La piacevole sensazione svanì
appena si accorse di essere tornato da dove era venuto. Per stasera
starò in casa si disse risalendo stancamente le scale e
rimuginando desolato sul fatto che i suoi colleghi stranieri lavrebbero
fatta da padroni nei bicchieri, quella sera.
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