Se
anche Silicon Valley
lancia il suo Brunello
di Andrea Dal Cero
La
cattiva abitudine di urlare molto ed ascoltare poco la sta facendo
da padrona in questa vicenda che vede contrapposte le decisioni della
Comunità Europea agli interessi dei nostri produttori di vino
di qualità. Abituati a trattare con troppa disinvoltura termini
come globalizzazione, tutela, mercato globale e clonazione, molti
tra coloro che dovrebbero informare compiutamente chi legge stanno
invece contribuendo ad alimentare la polemica del vino clonato
scatenando una ridda di congetture che hanno ben poco senso. Vediamo
di fare un minimo di chiarezza su quanto è successo a Bruxelles
e cerchiamo di capire qual è loggetto del contendere,
quali sono i vini interessati dalla decisione comunitaria e quali
i marchi. Soprattutto come sarà il futuro della produzione
nei cosiddetti Paesi Terzi.
La decisione della Commissione europea di approvare la proposta di
modifica al regolamento n. 753/02 consente la possibilità a
Paesi terzi di utilizzare liberamente ben 17 menzioni tradizionali
di vino italiano in etichetta. La decisione ha scatenato la reazione
violenta dei vitivinicoltori italiani ed ha messo ancora di più
in allarme altri settori della nostra agricoltura. A questo proposito
verrebbe da considerare come ormai la Comunità sia guidata
sempre più da Francia, Germania e Gran Bretagna ed il nostro
peso politico sia ormai ridotto al lumicino sia a livello strategico
che su singole questioni come la qualità e la tipicità
dei nostri prodotti: caratteristiche sulle quali in Italia puntiamo
praticamente tutto.
Il nuovo regolamento sulle etichettature dei vini è stato approvato
alla fine di febbraio dallUnione Europea ed è già
stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento, notificato
allOrganizzazione per il Commercio Mondiale (Wto), liberalizza,
a determinate condizioni, luso internazionale delle seguenti
menzioni tradizionali italiane: Amarone, Cannellino, Brunello, Est!Est!Est!,
Falerno, Governo all'uso Toscano, Gutturnio, Lacryma Cristi, Lambiccato,
Morellino, Recioto, Sciacchetra' Sforzato, Torcolato, Vergine, Vino
Nobile, Vin Santo o Vino Santo. Mi sembra opportuno spiegare che la
menzione tradizionale è un termine che viene utilizzato per
designare un vino di qualità che deve rispettare metodi di
produzione e caratteristiche molto precise e devo confessare che,
malgrado la mia grande frequentazione con il genere, del Lambiccato
non mi viene in mente niente. Ai Paesi extracomunitari che volessero
porre sulletichetta dei propri vini una menzione tradizionale
italiana (tipo Brunello) basterà quindi rispettare adesso solo
alcuni vincoli per poterselo fare in casa. Ma quali sono questi vincoli?
Chi vorrà porre in etichetta una delle 17 menzioni che ho ricordato
sopra dovrà prima dimostrare che quella menzione è utilizzata
nel suo Paese da almeno 10 anni e che vi gode di una solida fama.
Inoltre potrà farlo unicamente traducendo le menzioni tradizionali
italiane nella lingua ufficiale del suo Paese a meno che la lingua
italiana non vi sia utilizzata abitualmente ed ininterrottamente da
almeno venticinque anni. In pratica queste limitazioni significano
che in Cile possono avere un Brunello ma non un Brunello di Montalcino,
che se negli Usa hanno un Noble Wine questo non potrà mai essere
tradotto in Vino Nobile e tantomeno di Montepulciano, che in Cina
poi dovranno usare i propri caratteri.
Non un vino clonato quindi. Parliamo di etichette copiate, ma in lingue
diverse.
Per evitare cloni a buon mercato delle nostre denominazioni
lunica soluzione è registrarle come marchi dimpresa
seguendo lesempio del Brunello, registrato da alcuni anni come
marchio in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Giappone.
commenta Ezio Rivella, presidente dellUnione Italiana Vini.
I consorzi di tutta Italia si devono attivare per registrare
al più presto le proprie menzioni nei principali Paesi, altrimenti
il rischio è che in Australia, Nuova Zelanda o Stati Uniti
vengano prodotti cloni a buon mercato delle nostre migliori denominazioni.
La Coldiretti parla di scippo internazionale: Il nuovo via libera
condizionato del comitato di gestione europeo è un regalo alla
vinopirateria internazionale - fa sapere nei suoi comunicati stampa
- nonostante il monito del presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi contro la pirateria e a difesa della proprietà intellettuale.
Per Confagricoltura, che ha invitato il presidente della Commissione
Prodi e il Commissario Monti a prendere atto delle gravissime conseguenze
che tale decisione avrebbe per il nostro patrimonio vitivinicolo,
la proposta della Commissione Europea sulle etichette dei vini è
un pericoloso precedente per la tutela di tutte le produzioni tipiche
di qualità di cui il nostro Paese è leader indiscusso.
Di enopirateria parla la Confederazione Italiana Agricoltori definendo
la decisione del Comitato di gestione europeo, che modifica il regolamento
Ue un vero e proprio assist che consentirà di fare altri
goal alla produzione vinicola italiana.
Il ministro Alemanno, per parte sua, definisce comprensibile e giustificato
il montare delle polemiche italiane sulla vinopirateria. La
commissione europea poteva senzaltro risparmiarsi la modifica
di questo regolamento relativo alle etichette - dice risentito - anche
perché nel Comitato di Gestione Vino i no erano
stati ben 40 ed i sì solo 47. Una spaccatura che avrebbe dovuto
consigliare una maggiore prudenza.
In unintervista di mercoledì 3 marzo Franz Fischler,
commissario europeo per lagricoltura, respinge con forza le
critiche di chi lo accusa di aver svenduto le menzioni tradizionali
poste sulle etichette dei grandi vini italiani. Laccusa
- ha spiegato Fischler - è del tutto infondata. Non si svende
nulla, anzi stiamo proteggendo le menzioni tradizionali. Lo facciamo
soprattutto per non bloccare le significative esportazioni di vino
italiano .
Insomma, come al solito, siamo sulle barricate della qualità
del prodotto italiano. Se i paletti garantiti dalla modifica al regolamento
europeo funzioneranno davvero come deterrente alle fantasie creative
e commerciali di mezzo mondo lo sapremo nei prossimi anni. Molto prima
ci capiterà invece di trovare in etichetta, sulle bottiglie
di molti vini di qualità, quella piccola erre che
siamo abituati ad incontrare in oggetti del tutto diversi. Il mondo
cambia nella globalizzazione del mercato e a queste stranezze faremo
bene ad abituarci in fretta.
E i produttori dei Colli Bolognesi cosa dicono in proposito? In linea
teorica sono daccordo con chi, giustamente, difende il prodotto
e le denominazioni nazionali. Si infervorano poco invece se il discorso
entra nel caso particolare dei loro vini: come se la cosa quasi non
li riguardasse. In effetti sarà difficile che salti fuori in
un futuro prossimo il Pedantic di Chattanooga. Sarebbe forse
troppo per il nostro amato Pignoletto.