Sulla
tavola cè gran confusione
Cultura
della tavola: istruzioni per luso
di Andrea
Dal Cero
Quando
nel paese di Macondo, a seguito di una strana invasione di farfalle
dai colori sgargianti e di unincontrollata vendita di animalucci
di caramello si diffuse la malattia dellinsonnia, gli abitanti
cominciarono a perdere la memoria. Per poter tirare avanti anche nelle
cose più semplici della vita quotidiana pensarono bene di segnare
con uno stecco inchiostrato ogni cosa con il suo nome: tavolo, sedia,
orologio, porta, letto. Anche nei cortili furono segnati gli animali
e le piante: vacca, porco, gallina, manioca. Ma studiando le infinite
possibilità del dimenticare si accorsero che sarebbe arrivato
il giorno in cui avrebbero individuato le cose dalle loro iscrizioni,
ma non se ne sarebbero più rammentata lutilità.
Il cartello che Arcadio appese alla mucca era un modello esemplare di
come i paesani erano disposti a lottare contro la perdita della memoria:
"Questa è la vacca, bisogna mungerla tutte le mattine
in modo che produca latte e il latte bisogna farlo bollire per aggiungerlo
al caffè e fare il caffelatte.
Questo brano di Garcia Marquez tratto da Centanni di solitudine
mi è tornato alla mente vedendo in uno spot televisivo un gruppetto
di bambini festanti saltellare attorno allenorme disegno di una
mucca che invece del latte produce direttamente una merendina che è
mezzo formaggio e mezzo yogurt.
Di qui la domande: di chi è la colpa se un bambino di oggi ha
le idee talmente confuse in fatto di conoscenze alimentari da non sapere
più con certezza da dove viene il latte? E che cosa si può
fare adesso per riportare le cose in un ambito vivibile di coscienza
di noi stessi e del mondo in cui viviamo?
Generalmente tutte le colpe le scarichiamo sui modelli ed i ritmi del
nostro modo di vivere e le soluzioni le ricerchiamo in una cultura specifica
che non possediamo. E allora, facendo del nostro meglio, ci troviamo
a sostenere progetti quali le Fattorie Didattiche e ultimamente addirittura
di vere e proprie Scuole e Ristoranti Didattici.
Mentre plaudo senzaltro queste iniziative di grande merito non
posso però esimermi dal considerare gli effetti secondari ed
imprevedibili che questa voglia di apprendere si porta appresso. Perchè
se lattuale entusiasmo per lenogastronomia è nel
nostro Paese una vera e propria esplosione, ora ci troviamo già
alle prese con linevitabile fallout e la ricaduta culturale è
a volte deludente, con qualche punta di paradossale comicità.
Il signore che mi raccontava di avere assaggiato a Lazise la trota in
carpione accompagnata da un ottimo Chiaretto di Bardonecchia non si
rendeva conto di avere, nella migliore delle ipotesi, sbagliato tutto
nella vita. E la conoscente che aveva mangiato in provincia di Siena
squisiti fegatelli conditi con unerbetta particolare
è rimasta delusa quando le ho detto che nel suo giardino ha addirittura
un albero di alloro e poi particolarmente disgustata allorché,
alla sua successiva domanda, ho risposto che la rete in cui si avvolgono
non è altro che lomento che protegge il peritoneo del maiale:
non ci ha visto nulla di esotico.
La cultura della tavola è certamente un ottimo mezzo per migliorare,
attraverso un consumo consapevole, la qualità della vita. Ma
cerchiamo di aiutarli, questi novelli Indiana Jones della cucina italiana,
senza gravarli di programmi didattici troppo pesanti.
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