Tortelli
di zucca in un gioco di specchi
di Andrea Dal Cero
Qualcuno lha definito un cuoco di impianto fusionista
ma Romano sa bene, e lo dimostra nei fatti, che sono le singole parti
a dare senso al tutto. Cinquantanni di esperienze e di incontri,
di maestri ripudiati e di filosofie condivise, si intuiscono nei piatti
sovranamente estetici che arrivano sui tavoli seguendo una coreografia
perfetta.
Suo fratello Francesco, che ti risponde solo se lo chiami Carlo, ha
un carattere meno irruente: mi fa visitare la cantina che amministra
come un visir e di cui conosce davvero tutto, requisiti dellimpianto
di condizionamento compresi.
Romano parla in dialetto mantovano stretto e ha il piglio dellimmediatezza
che gli conferisce la divisa da chef che indossa come una seconda
pelle. Ha cominciato spingendo il carrello dei bolliti da Fini a Modena,
poi è finito a Londra (abitava a Soho nella casa dove visse
anche Carlo Marx) ed è passato dal Quo Vadis al Café
Royal, fino allHotel Savoy. Sbucciava patate, sorvegliava i
fuochi, e intanto osservava tutto con attenzione ed imparava i ritmi
delle grandi brigate di cucina.
Francesco (Carlo) ha un eloquio più composto, veste in sala
come un uomo daffari e si muove con elegante competenza. Viaggiare
non gli è mai piaciuto molto. E, o almeno sembra, la
componente razionale della famiglia.
Assieme, i fratelli Tamani, hanno creato una delle realtà più
importanti e conosciute della ristorazione italiana: lAmbasciata
di Quistello. Per farlo si sono comperati la casa dove abitavano da
bambini, a pochi metri dallo scomparso porto sulla Secchia, proprio
sotto largine del fiume. La sala da pranzo, al centro di un
gioco di specchiere liberty e rococò da cui si possono anche
osservare i cuochi che operano nelle cucine come se si muovessero
in un acquario, era in origine il giardino dove giocavano da piccoli.
Un invito a cena allAmbasciata di Quistello non si rifiuta mai.
Ci sono andato martedì scorso per la presentazione della settima
edizione della Mangialonga: un itinerario enogastronomico dei prodotti
tipici mantovani che la Provincia di Mantova promuove con determinazione
appoggiata dalle associazioni di categoria. Questanno sono diciannove
i ristoranti che aderiscono alliniziativa proponendo menu tradizionali
in abbinamento a vini del territorio. I prezzi sono più che
abbordabili: dai 25 euro del ristorante Cucina e Vino di Casaloldo
si può salire ai 35 del Leoncino Rosso di Mantova, ma ci si
ferma comunque ai 42 del Tartufo di Revere. In ogni ristorante una
portata comune: il Tortello di Zucca Mantovano (quasi ovunque proposto
con burro fuso, salvia e Parmigiano Reggiano) per cui è già
stata richiesta la denominazione dorigine protetta.
AllAmbasciata il tortello è stato proposto in due versioni:
la prima canonica, la seconda iconoclasta. Il primo piatto, monocromatico
e convenzionale seppur rivisitato da Romano con mandorle di pesca
del Garda, rammentava infatti esperienze già fatte e ben metabolizzate;
il tortello verde ripieno di melanzane, acciughe, mozzarella e salsa
di pomodoro della seconda portata ha invece stupito per i suoi colori
e per loriginale freschezza e saporosità. Già
che ci sono dirò anche del maialino da latte al forno che è
stato servito con patate trifolate allaglio e al prezzemolo,
della zuppa inglese e dei dolci secchi (tra i quali non poteva certo
mancare la Sbrisolona) che hanno completato la cena.
Un discorso a parte per il vino. Franciacortino dichiarato come sono,
mi capita spesso di affermare che le bollicine di quelle parti possono
essere impiegate come vino da tutto pasto. AllAmbasciata di
Quistello sono del mio stesso parere. Francesco, che dora in
poi chiamerò sempre e solo Carlo perché ho deciso di
diventare suo amico, ha proposto per lintera serata il Satin
di Franciacorta 1999 Ante Omnia di Majolini. Unemozione di perlage
e di lieviti fragranti di crosta di pane che ho rinnovato più
e più volte grazie allevidente fenomeno di simbiosi mutualistica
instaurato con il bravissimo sommelier: io sorridevo grato per la
sua professionalità e lui versava soddisfatto del mio apprezzamento.
Informazioni utili sulla Mangialonga potete averle dallUfficio
per le Relazioni con il Pubblico della provincia di Mantova telefonando
allo 0376 204741, oppure tramite e-mail
urp@provincia.mantova.it
Se decidete di cenare allAmbasciata di Quistello, invece, tenete
conto che il ristorante ha poco più di 40 posti a seconda dellapparecchiatura
della serata e che, mediamente, lesperienza vi costerà
attorno ai 150 euro a persona per non parlar del vino. Meglio prenotare
allo 0376 619169. La domenica sera e tutto il lunedì i fratelli
Tamani si riposano.