| Asino chi....Legge Intorno alla metà di maggio locchio
mi cade su un articolo in cronaca. Il fatto in sè è
triste: un giovane si toglie la vita precipitandosi dalla
finestra dellappartamento dove viveva con i
genitori.
Il particolare curioso della faccenda è che non cè
scritto da nessuna parte che il ragazzo si sia suicidato;
sono stato io, come chiunque abbia letto quellarticolo,
ad arrivare a questa conclusione seguendo ragionamenti
logici a cui larticolista mi ha invitato.
Arrivato in fondo alla lettura continuo a non sapere
assolutamente niente del fatto. Ricomincio da capo,
facendo attenzione al titolo: "Muore sotto gli occhi
del padre". Svolgimento degli eventi. Un signore di
cui non si sa nulla, neanche letà, esce di casa ed
agisce genericamente interagendo con lambiente
circostante.Al momento di rientrare in casa, fumosamente
ubicata in un paese dellAppennino emiliano
romagnolo, si vede schiantare sul selciato il corpo del
figlio appena caduto dalla finestra.
Comprensibile orrore, smarrimento, opportuno sentimento
di pietà per il poveretto. La gente del paese reagisce
con autentico sentimento di cordoglio e si stringe
attorno alla famiglia del ragazzo; ma non si sa nulla né
della gente medesima, né della famiglia, né dello
scomparso. A fendere la nebbia, ecco un personaggio: Don
Alfonso. Non sappiamo se parroco del villaggio,
viaggiatore capitato lì per caso o amico di famiglia, ma
sicuramente almeno prete, che si lancia nel pistolotto a
proposito della sacralità della vita e del pericolo dellassenza
di valori e riferimenti validi. Fine.Tre mezze colonne in
cronaca sono riuscite a non dire nulla.
Ma allora, il lettore si chiede, perchè farlo, quel
pezzo? Una notizia triste in meno non avrebbe certo
rovinato la giornata.
La nuova legge che tutela la privacy delle persone sta
avendo grandi effetti, quasi incredibili, nel suo primo
periodo di applicazione. Questa legge non la conosco a
fondo. Ne ho richiesta una copia allavvocato
Nascetti che ha promesso di procurarmela: per ora si
naviga a vista, usando il buon senso di sempre e sperando
di evitare le secche.
Altro grande buco nero, in proposito di leggi, è
costituito dallobbligo di denunciare il possesso
dei cosiddetti "archivi telematici".
Sembra che chiunque sia in possesso di unindirizzario
appena più complesso di quello usato dalle mamme con i
numeri delle zie, della sarta e del lattaio, debba farne
denuncia ad un apposito ufficio che non ho ancora capito
bene quale sia.
Si deve inoltre indicare il numero degli indirizzi di cui
si è in possesso alla data della denuncia con la
maggiore precisione possibile. Cosa succede se un ente (una
fiera per esempio) mi invia un floppy con gli indirizzi
degli espositori? Deve dichiararlo lui o io?
Quanti degli indirizzi forniti da questo ente erano già
presenti nellindirizzario della rivista? Chi deve
fare i conti? E come la mettiamo con gli elenchi
telefonici, gli annuari per il commercio estero, le guide
dei ristoranti e delle aziende vitivinicole?
Cè poco da ridere. Anche se la cosa riguarda
soprattutto chi ha a che fare con la comunicazione, non
crediate di esserne fuori: scommetto che avete in azienda
o in ufficio liste di clienti, di agenti, di fornitori,
di amici e parenti.
S.
Giovese giugno 1997
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