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Cosa bolle in pentola?
Gennaio 1999
Tutto inizia con
lui: il grande brodo primordiale da cui si è originata
la vita sulla terra. Antico come la storia della cucina,
il brodo si perde nella notte dei tempi tanto che viene
da domandarsi se sia nato prima lui o la pentola. Si può
mangiare, bere, prendere e sorbire. Raffinato ed
energetico se di cappone, esotico se di tartaruga,
apportatore di felicità se ricavato dallinfusione
delle giuggiole. Può essere grasso, magro, lungo o
ristretto a seconda dei gusti, delle necessità e delle
abitudini. Indicato come panacea per gli stomaci deboli,
i bambini ed i convalescenti è il brodino. Riservata ai
detenuti politici e agli ostaggi è invece la brodaglia.
Per virus e batteri è indicato il brodo di coltura. Per
i giocatori dazzardo è necessario quello di dadi.
Quando nella pentola si mettono ingredienti di scadente
qualità diventa un intruglio; se vi si fa bollire
vischio raccolto con un falcetto doro si ottiene
una pozione magica; se invece si uniscono porcherie come
code di lucertola, tele di ragno e capelli, è
sacrosantamente giusto bruciare in pubblico il cuoco per
stregoneria. Tipico delle nostre coste adriatiche è il
brodetto di pesce; i toscani (che fanno sempre a modo
loro) tolgono languilla, aggiungono il piccante e
lo chiamano cacciucco.
Di etimo germanico il primo che indica per lo più un
cibo non usuale per le mense dei romani, di origine turca
laltro che deriva genericamente dalla parola "minutaglia".
Non lodate mai troppo voi stessi mentre state sorbendo il
brodo: ve lo versereste addosso. Se qualcuno non ha
gradito questa dissertazione, tanto vale che cuocia nel
suo brodo.
S.Giovese
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Sarà vero che tutto fa brodo? Piatto
tradizionale della stagione fredda, uno dei cibi più
antichi e meno considerati dalla letteratura gastronomica
di Andrea Dal Cero
Parlar
del brodo è come mettere limiti allinfinito. Il
brodo è unassioma, una constatazione di fatto, una
costante nella vita di ognuno di noi di cui però non si
tratta mai: lo si sorbisce punto e basta! E
probabilmente uno dei cibi più antichi e rudimentali, ma
non ha mai fatto la storia della cucina o quella delluomo.
Per ogni cosa che ci mettiamo in bocca ci sono tradizioni
e leggende; per il brodo no. Ci si limita a dire che cè
sempre stato e che ci sarà sempre. Se chiedete a un
cuoco o a una massaia la ricetta dei tortellini,
impiegherete una mezza giornata ad ascoltare la risposta
che tratterà inevitabilmente dei componenti dellimpasto
(vecchia polemica su cui ora si sorvola), di come si fà
e si tira la sfoglia, di come si chiudono e di quanto
tempo è necessario per farli lievemente asciugare.
Dopodichè il piatto è praticamente pronto: basta farli
cuocere nel brodo bollente, tutto qui. Ma è possibile
che ci sia da dire così poco sul brodo? Brillat-Savarin,
nato prima della rivoluzione francese, comincia ad
interessarsene nella sua opera "La fisiologia del
gusto" che, essendo del 1825, rispecchia un po
lo spirito della restaurazione.
Di questo autore però non amo parlare perchè Charles
Baudelaire, persona di cui mi fido, diceva fosse "un
uomo molto celebre e un imbecille al tempo stesso" a
motivo della sua completa disinformazione in fatto di
vino. - Non si può pretendere di scrivere un trattato a
proposito delligiene e del piacere della tavola -
sosteneva Baudelaire - affermando che il vino "è un
liquore che si fà con il frutto della vite" e basta
-
Nello stesso periodo nascevano nellItalia scossa da
moti carbonari e progetti di indipendenza Giovanni Nelli
e Pellegrino Artusi: attenti a questi due e soprattutto
al primo, di cui, a torto, poco si parla. Il Nelli,
personaggio di grandi interessi e cultura, pubblica nel
1868 a Milano, 23 anni prima del lavoro dellArtusi,
"Il re dei cuochi" che è tuttora uno dei
testi più completi della cucina italiana. Largomento
del primo capitolo è proprio"dei brodi e sughi".
- Il brodo costituisce uno degli alimenti liquidi delluomo
ed è il principale elemento della buona cucina - afferma
lautore che argomenta del "Gran Brodo"
scrivendolo con due maiuscole, intendendendo quello a cui
noi siamo più abituati: carne di manzo, gallina e
vitello nellacqua fredda; carote, cipolle, sedano,
chiodi di garofano nella reticella. Ma non trascura
quello di vitello, di pollame, di pernice. Tratta anche
del brodo consumato e del modo di realizzare il
concentrato e le tavolette. Si raccomanda inoltre di
mettere la maggiore attenzione nel togliere la schiuma
prima che lebollizione la faccia sciogliere, il che
renderebbe torbido il brodo.
La fine del secolo savvicina e nel 91 esce la
prima edizione de "La scienza in cucina e larte
di mangiar bene" di quel Pellegrino Artusi che, nato
a Forlimpopoli e rifugiatosi a Firenze per lo spavento
che Stefano Pelloni detto il Passatore gli aveva fatto
prendere una sera a teatro, diventerà il vate della
gastronomia moderna.
- Lo sa il popolo e il comune che per ottenere il brodo
buono bisogna mettere la carne ad acqua diaccia e far
bollire la pentola adagino adagino e che non trabocchi
mai - dice lArtusi che, inoltre, si dichiara
perplesso affermando: - Ora i medici spacciano che il
brodo non nutrisce e serve più che ad altro a promuovere
nello stomaco i succhi gastrici. Io, non essendo giudice
competente in tal materia, lascerò ad essi la
responsabilità di questa nuova teoria che ha tutta lapparenza
di ripugnare al buon senso -
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| Fogo multo saltat brodus extra pignattam Teofilo Folengo,
mantovano del Cinquecento, era un frate benedettino dalla
vocazione intermittente. Ci si ricorda di lui perchè,
con il nome darte di Merlin Cocai, fu sicuramente
il maggior rappresentante della poesia maccheronica. Anchegli,
come si evince dal verso qui sopra, si raccomandava di
"far andare la pentola sempre a fuoco lento".
Se ho scomodato il Folengo è stato per dire due parole a
proposito della cucina tradizionale mantovana per cui le
minestre sono sempre state il piatto più importante ed
il brodo, nel quale dovevano essere cotte, era un
elemento fondamentale. Cerano due tipi di brodo:
uno buono, detto anche "tagliato" perchè fatto
con carne di gallina e bovino, ed uno dei poveri (una
specie di surrogato) che si ricavava dalla bollitura del
lardo e della cipolla. Il brodo buono è rimasto; quello
dei poveri, fortunatamente, è andato via via scomparendo
dallinizio del nostro secolo. I tempi della miseria
non erano però certamente finiti. E nel pieno
della prima guerra mondiale che Olindo Guerrini, nel suo
ultimo anno di vita, termina "Larte di
utilizzate gli avanzi della mensa" in cui dedica al
brodo alcune belle pagine ed ai sistemi di "rigenerare"
e riutilizzare le carni lessate addirittura 144 ricette
estremamente appetitose alcune delle quali ho
personalmente, e con grande soddisfazione, sperimentato
in cucina.
Un grande sostenitore del brodo avrebbe potuto essere
Filippo Tommaso Marinetti che nel suo "Manifesto
della cucina futurista" del 1930 invoca labolizione
della pasta asciutta definendola "alimento amidaceo
causa di fiacchezza, pessimismo, inattività, nostalgia e
neutralismo". Uomo dal pensiero trasparente, ma non
per questo dotato di pensieri cristallini, Marinetti
preferiva però al brodo quelli che definiva "complessi
plastici saporiti" come il Carneplastico o altre
boiate.
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| Il brodo in tavola Non resta, nella
Bologna doggi, che rivolgersi agli amici che ne
sanno più di noi per avere la ricetta di un buon brodo.
Gianluca Guizzardi, titolare de "La favola degli
Usberti" consiglia:
- In una capace pentola unire a dieci litri dacqua
due cipolle gialle bruciate alla fiamma, tre coste di
sedano, due carote medie, mezza gallina ruspante, mezzo
chilo di doppione di manzo, due etti di cartella di manzo,
ossa di vitello. Portare lentamente ad ebollizione,
cuocere per tre ore circa schiumando, togliere dal fuoco
e fare raffreddare completamente. Dal vostro macellaio
fatevi macinare finemente tre etti di cartella di manzo
alla quale unirete, tutti pestati, un etto di carote,
mezzetto di sedano ed un piccolo porro. Allimpasto
unite ora lalbume di sei uova e versate tutto nel
tegame del brodo freddo. Ponete sul fuoco rimescolando
per circa dieci minuti; appena inizierà a bollire la
carne salirà in superficie formando il classico cappello
con dei piccoli camini dai quali uscirà il brodo che,
filtrando attraverso la carne, si chiarificherà. Passata
che sia unora circa, aggiungete mezzo bicchiere di
marsala secco, lasciate bollire ancora dieci minuti e
quindi filtrate lentamente attraverso un canovaccio. Il
risultato sarà un brodo di un bellissimo color oro
antico e limpido come lacqua -
Eros Palmirani, direttore del Diana, spiega come
preparare il bollito misto:
- Bucate in più punti con una forchetta uno zampone ed
un cotechino e metteteli a bagno assieme ad uno zampetto
di maiale per circa due ore. Preparate una pentola di
acqua bollente salata e mettetevi sedano, carota, cipolla
e un pomodoro. Alle verdure aggiungete un bel pezzo di
copertina e di doppione di manzo, una lingua di manzo,
una gallina e fate bollire a fuoco lento per tre o
quattro ore. Togliete dallammollo zampetto,
cotechino e zampone, metteteli in una seconda pentola dacqua
già tiepida e fate cuocere per circa tre ore. A cotture
ultimate unite le carni e servite il tutto con salsa
verde, mostarda di Cremona e purè di patate -
I giochi sono fatti, la "pentola" è servita,
il carrello anche. Non rimane che da discutere sul vino.
Non capisco chi abbina vini bianchi al brodo anche se
molti in Emilia indicano come abbinamento il Pignoletto o
la Malvasia Secca frizzanti. Secondo me il brodo pretende
il vino rosso! Un rosso giovane, spumante, di carattere,
granato e simpatico. Barbera vivace di Montebudello o
Lambrusco di Sorbara saranno, in un calice un po
panciuto, il perfetto accostamento.
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