Il buonismo impossibile

Non un lamento, caro dottore, niente polemiche di alcun genere in questo numero - mi ammonisce il direttore con la faccia di quando vuole esser serio a tutti i costi. - Con questo numero chiudiamo il nostro terzo anno di vita, è Natale, vediamo di essere improntati ad un velato ottimismo. Vorrei poter pensare che anche lei si identifichi con questa atmosfera di pace interiore. Ma, dico io, come faccio a essere coerente con la mia rubrica; devo fare un "calice piangente allegro?"
Dice bene lui (il direttore) che si prepara a trasferire tutta la redazione all’Elba con la scusa dell’ultimo dell’anno; che dice che lavora come un matto, ma quando gli telefono si sentono in sottofondo musica, risate e gridolini; che si lamenta perchè gli vengono i brufoli a causa delle continue cene di "lavoro". Ma, dico, i problemi reali dove li mettiamo mentre ci sentiamo più buoni e felici?
Non mi è consentita neanche una piccola rivisitazione critica degli ultimi avvenimenti. Argomenti al bando: politica interna e non, affari e finanza, economia, filosofia materialista, cronaca (di qualsiasi genere, tanto per non correre rischi). Sono da considerarsi a rischio l’andamento del mercato in generale e quello di settore in particolare.
Sono ritenute inopportune le citazioni di atomisti, illuministi, enciclopedisti, naturalisti, scapigliati, futuristi, dadaisti e contemporanei. Massima attenzione coi platonici (consentiti), gli stilnovisti e i romantici (attenzione ai tedeschi che qualche volta possono riservare sgradite sorprese e di cui, a volte, bisognerebbe misurare lo slancio).
Mi rimangono solamente la Leggenda di Natale e Bambi. Escludendo, per motivi di decenza, la prima, non restano che le avventure dell’animaletto Disneyano, che non so se sia un cucciolo di cervo, di daino, di gazzella, di antilope o altro. Però, leggendo il giornale di questa mattina piovosa come al solito, l’occhio mi cade su un titoletto a due colonne che, non solo mi accende di un’indignazione violenta, ma manda anche a carte quarantotto tutto il buonismo redazionale.
Cito testualmente: - Purtroppo negli ultimi tempi si stanno esasperando le problematiche fiscali e ciò rende difficili i rapporti tra cittadini ed istituzioni - Questa frase, esaustiva nella dialettica, ma che sembra tratta da un congresso sulle politiche dell’amministrazione, l’ha pronunciata il comandante della Guardia di Finanza di Rovigo Quirino Nicoletta a Giuliano Ramazzina, giornalista del Resto del Carlino, che lo stava invece intervistando a seguito di un drammatico tentativo di suicidio.
Cos’è successo?
Durante un’accertamento da parte della Guardia di Finanza nel suo negozio, a Rovigo, un commerciante di 68 anni si è messo, in disparte, a trangugiare acido solforico. Trasportato d’urgenza all’ospedale è stato - dice l’articolo - piantonato da cinque agenti. "Come se fosse un criminale" ha dichiarato il maggiore dei suoi figli.
Non voglio sapere se il commerciante fosse in torto nei confronti dello Stato, e quindi verso noi tutti, o se fosse un’altra vittima delle circostanze. Voglio soltanto affermare con forza che non è più accettabile vivere in uno stato di depressione, di paura e di soggezione come quello che viviamo in questi anni. Non è più possibile essere imprenditori e pensare all’acido solforico, come non è più possibile vestire una divisa e doversi necessariamente sentire carnefici.
Vorrei che questo 1997 portasse un nuovo corso di tolleranza e di riconciliazione. Vorrei che ci avviassimo tutti insieme verso quel mondo dove è scappato Toto il Buono di "Miracolo a Milano". Vi ricordate?
Un mondo diverso dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno !

S. Giovese – dicembre 1996