Ero tornato dopo parecchi mesi.
Francia, prima. Danimarca, poi. Non
male. Il guaio è che dopo si
perdono i contatti. L’ufficio era in ordine: da quello che intravedevo sotto la
polvere gli incartamenti e le pratiche anche. Fuori posto c’era soltanto la linea
delconto che fibrillava verso il rosso.
Sam, il computer in filo diretto
con la banca, consigliava di darsi da fare. Non in modo isterico, come se la
situazione fosse fuori controllo,
ma con ritmi regolari. Una sorta
di allarme razionale e plausibile.
- Non ci posso far niente - gli
dissi con la mia voce più melliflua.
Non è una risposta - mi rispose
con calma olimpica.
Stavo per dare uno spintone a
quel gentile piantagrane quando il portatile cominciò a dar segni di
inquietudine. Da come si muoveva sul
tavolo si capiva che dovevo rispondere.
Ah, ci sei. Ho un lavoro e
qualche lira per te - Era lui, il direttore, e io
stavo per ricascarci. Non per
niente era stata un’estate piena di squali, a sentire i giornali.
E’ incredibile come per certe
persone il tempo non conti nulla. Puoi mettere di mezzo il mare e quattro Stati
dell’Unione, ma loro non spostano le loro prospettive di un millimetro.
Dicono che fossero così i
comunisti francesi degli anni ’50.
- Sei stato via e scommetto che
sei sotto con la banca - sentenziò
non appena mi vide.
- Non capisco cosa tu vada in
giro a fare e non lo voglio neanche sapere - proseguì - però adesso puoi prendere al volo un lavoretto che qualche
problema potrebbe risolvertelo -
Non c’era bisogno che dicesse
altro, si capiva tutto dall’espressione della sua faccia: sembrava addirittura
soddisfatto di avermi nuovamente incastrato.
- Ho due casi, “apparentemente”
scollegati tra loro. Sarebbe carino che tu trovassi qualche indizio in grado di
collegare un tizio che è schiattato per aver bevuto un topicida in un bar al
candidato sindaco di due anni fa. Non mi ricordo neanche come si chiamava; vedi
di trovarmelo. A proposito; mi sembra di ricordare che fosse una donna.
Mi allungò una cartella che conteneva qualche ritaglio di giornale e alcune informazioni superflue.
- Forse non sarà facile, ma
questo è tutto - tagliò corto per troncare
ogni possibile perplessità da
parte mia. I nostri rapporti non miglioravano e i casi che mi affidava neanche:
erano sempre più inutili, cerebrali e un tantino enigmatici.
Faceva ancora molto caldo.
Black Bloc, il mio
motorino estivo, non sembrava arrugginito. Almeno lui. Partì con una impennata.
- Bentornato, capo - sembrava
dire mentre gli tiravo il collo sull’asfalto un po’ liquefatto. Erano ancora
tutti in ferie, non avrei trovato niente e nessuno; malgrado questa certezza
avevo fretta di
arrivare. Ma dove? Era proprio
quello che dovevo appurare. Intanto, come tanti altri punti di riferimento, il
mio ristorante preferito era stato deportato.
Lo si poteva desumere dal fatto
che al suo posto c’era una filiale della mia banca. Mi accontentai di un piatto
di verdura al Self Service Blade Runner. Di fronte a me un nero mangiava
guardando il soffitto.
Molly non va mai in vacanza. La
sua deliziosa villetta per appuntamenti clandestini anima sempre l’inizio della
zona collinare.
- Che ci fai da queste parti? -
mi chiese con uno dei suoi sorrisi più estenuati.
Ero sempre stato convinto che
quello fosse il suo modo irresistibile di
approcciare amici e clienti.
- Cosa mi racconti della
faccenda del topicida al bar? - Le chiesi senza
preamboli mentre le pizzicavo
una natica.
- Quale topicida? Stai
scherzando? - Non aveva il suo solito umore mentre mi tirava la solita sberla.
Mi stavo convincendo che Molly non ne sapesse niente e, se non ne sapeva
niente lei, voleva proprio dire che la faccenda era passata sotto silenzio.
L’entourage della sua villa era più informato di una grande redazione. Lì,
chiacchiere e pettegolezzi approdano con la facilità di un cabinato col mare
piatto.
Girai tutte le infermerie:
nessuno ricordava il caso. Un veterinario mi
spiegò che quel tipo di veleno
non era più in commercio.
Il ritaglio-stampa del direttore
era un foglio sul quale c’era scritto soltanto: “Ho letto qualche giorno fa,
non ricordo dove, di un tale che ha trangugiato un topicida scambiandolo per
una bibita”.
Ero proprio a zero e pensai di
provare con il caso numero due.
Mi appostai nei pressi dell’ufficio dove lavorava
l’ex-candidata. La vidi uscire in compagnia di una collega.
- Salve cara, come va? - cercai
di essereaffabile.
- Ah, bene. Dove ti ho visto? -
Rispose freddina e riservata.
- Vorrei fare due chiacchiere
con te per conto di una rivista - dissi e intanto pensavo alle situazioni
assurde in cui mi facevo infognare dal solito direttore privo di scrupoli.
Liquidò la collega e ci
infilammo in una anonima tavola calda per impiegati.
- Vorrei farti qualche domanda -
le sorrisi come un astuto verme.
- Cosa vuoi chiedermi? Non sarà
ancora per quella faccenda? -
- Oh, no - mentii - tutt’altro.
Adesso, che cosa stai facendo? - La presi larga.
- Ho ripreso il lavoro di sempre
-
- E la politica? -
- Continuo a farla -
- Rientrata la delusione? -
- Tutto rientra -
- E’ naturale - commentai.
Fine del primo round. Non
avevamo ordinato niente e io pensavo vorticosamente a nuovi spiragli di
discorso. Più che altro scartavo inadeguate frasi del tipo: “Si poteva fare di
più?” oppure “Se potessi
ricominciare, cosa faresti?”
- Ho già risposto a tutte le
domande, anche a quelle non fatte - fece lei.
- Candidato e veggente - dissi.
Lei sorrise.
- Ti giuro che non pensavo a
questo -
- E a cosa, allora? -
- Alle cose che pensa un uomo quando è in un bar con una bella donna -
Ero sempre meno astuto e più strisciante.
- Galante - disse - ma non la
bevo -
- Meglio così - dissi - Con
questi topicidi in giro non si sa mai -
Perchè mi era uscita quella
frase? Con le donne non sono mai
completamente padrone di me
stesso.
- E’ successo qualche giorno fa
- incalzai - forse un extracomunitario.
C’è rimasto -
- La sorte non è mai buona - Da
come lo disse capii che, oltre a non saperne mezza di topi e topicidi, la
faccenda non era rientrata per niente.
- Può bastare - dissi - Non ti
porto via altro tempo -
- Ma cosa scriverai? -
- Colore, mestiere. Si risolve
tutto, con quelli - In fin dei conti il mondo è razionale, ma le cose si
inventano.
Nelle ore successive tutto si
accavallò con un ritmo forsennato.
Mentre Black Bloc mi riportava di volata in ufficio i telefoni
nelle mie tasche suonavano tutti con un timbro allarmato.
In ufficio Sam il computer aveva
messo al lavoro la sua segretaria che
stava scrupolosamente prendendo
nota degli appuntamenti delle prossime ore.
Una tale Magda aveva dei
problemi col marito del suo amante: un po’ deludente per un esperto in falsi
ideologici come me. Le altre chiamate non erano un gran ché: del resto non
potevo pretendere di
più dal primo giorno di lavoro.
Nessuno si ricordava più delle elezioni.
Né baristi, né fantini, né
impiegati alle poste, né parassiti, né vigili urbani. Sembrava che il tempo
avesse dato alla città un bel colpo di ramazza. La memoria degli intervistati
assomigliava al piazzale di una
caserma appena spazzato. I
giornali non recavano alcuna notizia
del topicida. Se cliccavo la
parola su Sam, lui rispondeva conto in rosso: si era fissato con la
banca. Un’amica della ragazza (rintracciata con Motorola) mi disse che ormai
lei era tranquilla. Abbordai due donne che secondo i miei calcoli le avevano
votato contro.
- Candidata chi? - chiesero,
stupefatte.
Dovevo concludere che il mondo
vive all’istante, più che al presente: è attento all’attimo prima dell’evento e
a quello che lo segue. Poi, basta.
L’extracomunitario (se poi era
tale la vittima) aveva osato ricordare ed era stato topicidizzato. Immaginavo
la scena. Seduto in un bar di periferia, mormorava davanti a un bicchiere:
“Ah, Silvia, gli occhi tuoi
ridenti e fuggitivi…”
Poesia? Nostalgia? Combinazione?
Qualcuno lo aveva sentito, si era irritato e giù quella pozione infernale.
D’altra parte quel locale era di sicuro pieno di ratti. Una vera “Rathouse”,
tradussi nel mio linguaggio. Lui poteva aver avuto a che fare con lei, forse
solo un saluto quando la incontrava, o forse non la conosceva neanche. Forse
stava solo ripassando per un esame d’italiano. Comunque qualcuno aveva
provveduto alla derattizzazione.
Decisi che non c’era niente da
approfondire. In fondo avevo ricostruito con la fantasia la fenomenologia del
caso, trovato i collegamenti, evidenziato il colore. Cosa mancava? La mia
immaginazione legata
all’inchiesta era già una prova, il capo poteva ritenersi soddisfatto.
- Forza Sam - dissi al computer
-Dammi un bel file.
Cominciai a digitare: “In
relazione al caso topicida- candidato si evidenzia quanto segue…” Scrissi tutto
d’un fiato e non mancai
di metterci del colore.
- Conto spese - fece alla fine
brillare Sam. Pensava davvero a tutto quel ragazzo: soprattutto alla banca.