| Istruzioni per luso Quando nel paese di Macondo, a seguito di una strana invasione di farfalle dai colori sgargianti e di unincontrollata vendita di animalucci di caramello si diffuse la malattia dellinsonnia, gli abitanti cominciarono a perdere la memoria. Per poter tirare avanti anche nelle cose più semplici della vita quotidiana pensarono bene di segnare con uno stecco inchiostrato ogni cosa con il suo nome: tavolo, sedia, orologio, porta, letto. Anche nei cortili furono segnati gli animali e le piante: vacca, porco, gallina, manioca. Ma studiando le infinite possibilità del dimenticare si accorsero che sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbero individuato le cose dalle loro iscrizioni, ma non se ne sarebbero più rammentata lutilità. Il cartello che Arcadio appese alla mucca era un modello esemplare di come i paesani erano disposti a lottare contro la perdita della memoria: Questa è la vacca, bisogna mungerla tutte le mattine in modo che produca lattee il latte bisogna farlo bollire per aggiungerlo al caffè e fareil caffelatte. Un paio di secoli più tardi nel paese dei consumatori sprovveduti, che si trova dallaltra parte del mondo e della semplicità, gli abitanti furono assaliti da una strana paura per tutto quello che serviva loro da cibo e da bevanda. Quasi tutti avevano ormai perso da un paio di generazioni il ricordo di come le piante e gli animali si trasformano in generi alimentari. Seguivano a questo proposito molti documentari che la tivvù trasmetteva ripetutamente e trasmissioni in cui potevano vedere, come se davvero fossero lì anche loro, campi coltivati a mais e vecchine che facevano i tortelloni. Lepidemia di paura alimentare venne al principio controllata e combattuta grazie alla "prova del verde": quando un pezzo di formaggio o una bistecca diventavano verdi venivano considerati non più commestibili e gettati via perchè dannosi alla salute. Poi si passò a quella che rimane tuttora la formula più astuta che riuscirono a escogitare: la data di scadenza. Furono anche aggiunte sui vari prodotti le diciture "questo ti fa bene" o "questo ti fa male" per la gioia e la tranquillità delle mamme e dei bambini. Ma una nuova filosofia, detta del male progressivo, stava prendendo piede. Questa corrente di pensiero, invero assai pessimistica, recitava più o meno: Se mi faccio uno spinello al liceo sicuramente morirò tossicodipendente alluniversità; nel caso cada nel tunnel dei bucatini allamatriciana sarò disposto a derubare i miei genitori pur di averne ancora, e via di questo passo. Si arrivò perfino a scrivere sulletichetta delle bottiglie di vino: questo è vino buono e di qualità che però può nuocere gravemente alla tua salute: non cascarci, non bertela tutta, lasciane un po anche agli altri. Commentando il
provvedimento al 53° congresso degli enotecnici, il
Ministro per le Politiche Agricole di quel Paese si
espresse più o meno così: S. Giovese settembre 1998 |