| La fine
gloriosa e la commemorazione di due bravi artiodattili
che, in momenti distinti e luoghi diversi, mi sono
capitati sotto i denti di Umberto Faedi Non è il titolo di una
sitcom televisiva nè lo sgradito riapparire di un
pedofilo, ma semplicemente la tendenza, spesso
caldeggiata ed incoraggiata da parte di gruppi
enogastronomici, pro loco e amministrazioni, a ricercare
e rinverdire quegli usi e tradizioni che
contraddistinguevano e segnavano il ritmo della vita
nelle nostre campagne. In Emilia Romagna, terra fortunata
e stimata per i suoi numerosissimi "giacimenti
enogastronomici", si svolgono oramai da alcuni anni
rassegne, processi e giornate dedicate a questo nobile
animale. Per il secondo anno consecutivo il comune di
Castel San Pietro Terme, che ha festeggiato gli ottocento
anni di vita, ha organizzato assieme alla sua pro loco il
"Secondo incontro con il signor Maiale". I
prescelti per questo avvenimento si sono ritrovati sabato
4 marzo in località Molino Nuovo, un piccolo borgo
situato sulle suggestive creste dei calanchi della valle
del Sillaro, il fiume che bagna Castello, ed hanno potuto
assistere ad alcune fasi della lavorazione del "signor
Maiale" eseguite da esperti norcini, razza purtroppo
a rischio di estinzione. |
|
|
| Stesso
soggetto, il maiale, e stessa tematica, la
lavorazione ed il miglior utilizzo delle sue parti, il
tema dellincontro molto informale e simpatico, che
si è tenuto alla fine di gennaio, presso lazienda
agricola Tizzano situata sulle colline fra Casalecchio,
Ceretolo e Sasso Marconi. Allarrivo siamo accolti
da Gabriele Forni, responsabile della cantina e un poco
il "deus ex machina" della situazione, dal suo
babbo che ha passato gran parte della vita in azienda e
ne conosce tutti i segreti, dal signor Penzo,
amministratore dellazienda (230 ettari) e dai
norcini che hanno già attivato i fuochi Laria è
tersa e pulita, per terra e lungo la strada la neve la fa
ancora largamente da padrona . Seguiamo le fasi di
lavorazione. Il maiale sacrificato il giorno prima era di
stirpe Mora Romagnola e pesava circa 120 chili, un poco
meno del dovuto. La razza si stava estinguendo, ma grazie
agli investimenti e alla tenacia di imprenditori
lungimiranti ritornerà in un vicino futuro a deliziare
le nostre tavole. Arrivano altri invitati, fra i quali il
direttore dellEnoteca dellEmilia Romagna
Mario Parodi, Giancarlo Roversi, Clara Cremonini,
Giovanni Tamburini, Maria Luisa Bettocchi del TG 3 e la
tavola si imbandisce con una colazione a base di uova
strapazzate con il lardo. Accompagnamo questo ristoro con
un Pignoletto e poi usciamo a fare una passeggiata senza
però tralasciare lassaggio di alcuni nervetti e
cartilagini bolliti in un pentolone. Arriviamo fino a un
campanile che è tutto quello che resta di un antico
convento di monaci. Attualmente è occupato da uno
scultore, che ci accoglie e ci invita a visitarlo.
Saliamo e ci imbattiamo in un orologio ancora funzionante
il cui primo meccanismo risale alla fine del 1700.
Ritorniamo alla casa che ci ospita dove un gruppo di
signore sta preparando il pranzo. Cominciamo con gramigna al ragù di salsiccia, continuiamo con zampetti e codino bolliti accompagnati da salse rosse e verdi, a cui seguono il fegato alla veneziana ed una grigliata di braciole, filetto e costine. Pignoletto frizzante, Cabernet Sauvignon e Barbera in anno, tutti dellazienda, hanno sostenuto le portate. Per cercare di smaltire un poco gli effetti del pranzo più che sostanzioso nel pomeriggio si impone unaltra passeggiata. Guidati dai conti di Modrone, proprietari della tenuta, saliamo sulla collina dove fino alla fine di maggio era in attività una trattoria molto nota negli anni passati. La grande casa col camino ci accoglie di nuovo al ritorno, dove questa volta ci vengono serviti dolci fatti in casa che sgranocchiamo volentieri. Dopo un buon caffè fatto con la moka è la volta di una grappa di Pignoletto e dei saluti. La luce del giorno ci ha abbandonati da un pezzo quando facciamo nuovamente rotta su Bologna. |