15
novembre 2000 Siamo
al chilometro 5 + 107 metri dalla stazione di Bologna, a pochi metri dalla
sponda sud del Savena, sul tracciato di quella che ogni giorno di più sta
diventando la nuova corsia preferenziale del trasporto su rotaia in Italia. Proprio
qui, allo sbocco della prima galleria dell’Appennino, inizia l’area di
competenza del nodo ferroviario della nostra città; e qui, dopo
l’attraversamento su viadotto del fiume, i treni della nuova linea veloce
scompariranno nel sottosuolo bolognese per tornare in superficie soltanto
all’altezza dei Prati di Caprara dopo aver percorso in galleria l’intera
distanza. Ci siamo arrivati dal CBE (campo base Emilia) Zero, appena fuori dell’abitato di Rastignano, in compagnia del responsabile dell’osservatorio di Pianoro e tecnico di tratta Patrizio Di Gasbarro e del dirigente dell’ufficio tecnico di cantiere Matteo Rubino. L’enorme buco nella montagna in cui entriamo è il nuovo passaporto per Firenze, Roma e Napoli. Percorriamo
sui mezzi del CAVET (il consorzio cui è affidata la realizzazione della tratta
Bologna Firenze) quasi trecento metri prima di arrivare al fronte di scavo. La
media di avanzamento è di sei metri al giorno; il consolidamento della galleria
è costante: ogni metro e mezzo viene posizionata una centina in ferro; ad
intervalli regolari di tempo e di spazio la struttura viene armata e messa in
sicurezza. Dal
punto in cui ci troviamo adesso ci sono circa 80 chilometri per Firenze, più
del 90% dei quali in galleria. Sul percorso sono situati nove campi base simili
a quello da cui siamo partiti noi, tre in Emilia e sei in Toscana: circa duemila
persone al lavoro per alimentare e sostenere i fronti di scavo che ogni giorno
avanzano in direzioni opposte nella realizzazione del nuovo percorso. “La
roccia è tenera in questa prima porzione di Appennino, si scava con facilità
ma si deve armare molto” mi dice uno dei tecnici. I
camions vanno e vengono in una teoria senza fine: entrano vuoti e ripartono
carichi. La
galleria è talmente larga che fare manovra per invertire la direzione per loro
non è un problema. Se ne vanno con quel “materiale di risulta” di cui tanto
si è parlato in città negli ultimi mesi. Interi quartieri sono stati coinvolti
dal percorso di questi mezzi e molte coperture stradali sono state rifatte
proprio per sopportare il peso del loro passaggio. Sono
comunque solo 28 i viaggi giornalieri autorizzati dalle nostre autorità locali:
il resto del materiale viene stoccato all’esterno del cantiere nell’attesa
di essere smaltito nei tempi concordati. La visita al CBE Zero ci ha reso evidente l’avanzamento dei lavori del progetto Alta Velocità; abbiamo messo il naso in questo cantiere proprio per constatare quanto di questo lavoro, di cui si parla sempre in chiave teorica, sia ormai una pratica quotidiana che ha cominciato a scavare sotto la nostra periferia sud. Se
i lavori in direzione di Firenze li abbiamo visti di persona, quello che sta per
succedere partendo da questo campo base in direzione nord, dopo
l’attraversamento del Savena, siamo andati a chiederlo a Manuele Bacchi, della
direzione attività sul territorio e tecnico di nodo della stazione di Bologna. La
sede di TAV è ovviamente e discretamente affacciata sulla stazione, se non ti
invitano loro non la trovi. La
volontà di comunicare chiarezza alla città sia sul progetto che
sull’avanzamento dei lavori è evidente. Vediamola
quindi nei dettagli questa nuova linea che ci passerà sotto ai piedi ripartendo
da dove l’avevamo lasciata. Il
tracciato urbano inizia in corrispondenza dell’attraversamento del Savena, si
era detto, e dopo 80 metri allo scoperto scende progressivamente fino a 23 metri
di profondità. Nel
primo chilometro si sviluppa in una galleria artificiale per proseguire poi in
due gallerie a binario semplice al di sotto del percorso della linea
“direttissima” già esistente. I
più moderni criteri di sicurezza hanno suggerito la realizzazione di due
gallerie separate: il progetto prevede vie di fuga ogni 250 metri tramite
comunicazioni trasversali a tenuta di fumo tra le due gallerie ognuna delle
quali diventa zona di salvataggio in caso di incidente nell’altra. Per
scavarle, da San Ruffillo alla stazione centrale, verranno utilizzate due talpe
meccaniche di grandi dimensioni che, montate sul posto e smontate alla fine dei
lavori, avranno un avanzamento di circa 15 metri al giorno. Il
materiale di risulta verrà trasportato all’esterno su binari e poi, sempre
per ferrovia, arriverà fino alla zona prescelta per il suo smaltimento: le
vecchie cave a nord di Bologna. In
corrispondenza dello scalo Salesiani le due gallerie confluiscono in un unico
camerone. Il tracciato prosegue con una breve galleria a doppio binario per giungere alla nuova stazione sotterranea di Bologna dopo aver sottopassato il ponte di via Matteotti. La
nuova stazione sarà costituita da un grande vano sotterraneo multipiano lungo
640 metri, largo 40 e profondo 23 oltrechè da una parte sopraelevata lunga
450 metri e alta 16 con fronte su via Carracci. Dalla
stazione sotterranea in direzione Milano, la linea continua in galleria a doppio
binario questa volta, passando sotto il torrente Navile e via Zanardi. Risale
in superficie vicino all’attuale deposito locomotive scavalcando la galleria
stradale attualmente in costruzione del futuro prolungamento dell’Asse
Attrezzato Sud - Ovest. Ai
Prati di Caprara la linea, arrivata al fiume Reno, si dirama: un binario passa
sull’attuale ponte ferroviario mentre l’altro percorre il nuove ponte che
sarà nel frattempo realizzato. Già
prevista la costruzione di un secondo ponte per consentire il collegamento a
doppio binario delle linee per Pistoia e Vignola alla stazione centrale. In
corrispondenza dei nuovi viadotti sarà realizzata anche l’interconnessione
con la linea per Verona. Superato
il Reno il nuovo tracciato ferroviario si affianca a quello esistente e prosegue
nella zona dell’aeroporto dove passa sotto alla tangenziale, alla statale per
Crevalcore e all’autostrada, fino all’altezza della stazione di Lavino. Dopo
il passaggio dell’omonimo torrente la linea veloce si collega alla nuova
tratta Bologna- Milano nel comune di Anzola Emilia. In
breve, la lunghezza complessiva del tratto urbano bolognese della linea ad alta
velocità è di 17,8 chilometri di cui 6,9 allo scoperto, 9,3 in galleria e 1,6
in viadotto. Impatto
ambientale ridotto, protocolli d’intesa con amministrazioni locali e
associazioni di categoria rispettati, espropri indolori con valutazione a prezzo
di mercato e liquidati in tre mesi, tecnologie per la gestione degli impianti
che prevedono la massima sicurezza per il territorio: tutto già in fase di
realizzazione (fine dei lavori stimata entro il 2007) e quasi troppo bello per
essere vero.
Da
Bologna a Napoli in
meno di tre ore |