Avrebbe
dovuto essere semplicemente un appuntamento per gli
amanti della buona tavola e di quelle che alcuni
definiscono provocazioni gastronomiche. E stata
invece la scintilla che ha scatenato una vera contesa in
città e che, incredibile ma vero, é giunta persino ad
animare la cronaca politica dellintero Paese.
Artefice, colpevole, protagonista e animatrice di tutta
la faccenda è stata Elisabetta Martelli contitolare,
assieme a Paolo Crudeli, del Dolce & Salato di San
Pietro in Casale. Lidea di far venire a Bologna
Gianfranco Vissani è stata sua, come sua è stata la
perseveranza dellobiettivo di portare ai nostri
palati bolognesi un menù per certi versi trasgressivo;
sicuramente diverso da quanto la nostra tradizione
gastronomica ci ha sempre proposto.
La querelle ha avuto inizio il 2 febbraio a seguito dellannuncio
della cena del 18. La coppia Martelli-Vissani ha
annunciato levento culinario usando parole che a
posteriori si sono rivelate esplosive. Soprattutto quel Vissani
"bacchetta" la cucina bolognese ha
scatenato la fantasia ed il risentimento dello zoccolo
duro della tradizione petroniana.
"Lo chef di DAlema: Bologna sei scotta"
titolava il Resto del Carlino il 6 febbraio. Nel pezzo,
firmato da Paola Bergonzoni, si affermava che il cuoco
umbro, lo chef di Massimo DAlema, considerato dalle
guide gastronomiche uno dei simboli più rappresentativi
dellItalia in cucina arrivava a bacchettarci, noi e
i nostri tortellini, tagliatelle, lasagne, ragù cotti e
stracotti, straripanti di burro e besciamelle, laddove la
strigliata aveva un profumo leggerissimo di pubblicità
per uno che pure non ne ha bisogno. Larticolista
riportava anche una frase (forse ironica) che Vissani
avrebbe detto a proposito della cucina bolognese: - Qui
è come lINPS: se continuiamo così, finirà che
non ci potremo più muovere - Vissani comincia leggero
come un soufflé, ma continua pesante come un panone di
Natale: - Siamo alle soglie del terzo millennio, ci vuole
creatività - afferma - ma lo sa che per digerire una
vostra lasagna bisogna stare tre giorni pancia allaria?".
Vissani risponde prontamente con un comunicato stampa
affermando: - La giornalista ha totalmente travisato il
mio pensiero espresso nellintervista concessa il 5
febbraio scorso, estrapolando alcune mie frasi e
ponendole in un contesto tale da fare assumere loro un
significato contrario a ciò che intendevo dire. Premesso
che non sono affatto "lo chef di DAlema",
non ho mai detto che per digerire una lasagna bisogna
stare per tre giorni pancia allaria; confermo
invece che occorre guardare la nostra tradizione ( quindi
anche quella della cucina bolognese) con un pizzico di
creatività altrimenti, col passare del tempo, si diventa
statici e pesanti come lINPS -. Lo chef si sofferma
sulla qualità e levoluzione degli alimenti e
continua: - Non ho mai contestato e mai lo farò, visto
che si tratta di una tradizione risalente al Medioevo, il
ripieno del tortellino bolognese, codificato addirittura
in una ricetta depositata alla Camera di Commercio. Ho
solo rilevato che, probabilmente, una volta il ripieno
veniva cotto per consentire una maggiore conservabilità
(visto che non esistevano frigoriferi e congelatori): a
mio parere, oggi, è meglio il ripieno "crudo"
(cioè con il lombo di maiale non cotto, visto che gli
altri componenti mortadella, parmigiano, prosciutto, non
si devono cuocere) che esalta la freschezza. Da ultimo, larticolista
ha scritto riguardo alla sfoglia esattamente il contrario
di ciò che io ho affermato: secondo me la sfoglia deve
essere sottile, non grossa, per non appesantire un piatto.
Lungi da me disprezzare i grandissimi valori storici,
culturali ...e di gusto che sono patrimonio della cucina
di Bologna -.
Il duo Martelli-Vissani invia anche un comunicato stampa
a firme congiunte che non viene preso in considerazione
che riportiamo integralmente qui.

Elisabetta
Martelli nel suo locale |
Il fronte si allarga
Martedì 10 febbraio,
prima pagina del Carlino Bologna: Fiamme in cucina,
Vissani "giù le mani dal ragù". Allinterno
sei colonne in cui i ristoratori bolognesi replicano per
le rime. Chi afferma di "fare i tortellini come il
nonno", chi dice invece, più pacatamente come
Franco Rossi - Parliamone in un convegno -. Antonio
Miccoli, alla guida della Torre de Galluzzi e
seguace della cucina creativa avverte: - Non permettiamo
nemmeno a Vissani di toccare le ricette tradizionali -.
Sbotta anche Anna Boselli, vice sindaco di San Lazzaro di
Savena, bolognese buongustaia, figlia di fornai e nipote
di ristoratori, impegnata politicamente nel PPI: - Sono
una casalinga e difendo il ragù fatto bene -.
La situazione sembra sfuggire di mano anche ai
protagonisti. Nellaria cè odore di battaglia
e, come si usa fare di solito, si cerca di risolvere la
questione con la diplomazia. La corrente del dibattito ha
il sopravvento ed il Carlino organizza per giovedì 12
febbraio un forum in cui i contendenti avranno modo di
confrontarsi in maniera, si spera, incruenta.
Partecipano Giorgio Guazzaloca, presidente dellAscom;
Giovanni Vicentini, delegato dellAccademia Italiana
della Cucina; Graziano Pozzetto, giornalista
enogastronomo; Eros Palmirani, direttore del Diana; Anna
Gennari, insegnante di cucina; Mauro Fabbri, chef del
Diana; Lino Rossi, chef del ristorante Franco Rossi,
Sandro Montanari, proprietario di Sandro al Navile; Ivano
Biagi, proprietario dellomonimo ristorante;
Alessandro Rizzi, chef di Sandro al Navile; Ezio Salsini,
proprietario del Pappagallo; oltre, ovviamente a Martelli
e Vissani. Per due ore discutono e si confrontano su
qualità della ristorazione e cucina tradizionale. Un
possibile accordo sembra essere raggiunto, ma il Carlino
esce il giorno seguente con "Lo chef Vissani è
finito in graticola" a otto colonne. Lui
risponde "Io vi sfido a singolar cenone" e la
guerra continua. Nessuno sembra soffermarsi un attimo a
considerare che, oltreché originata da unintervista
piuttosto mal riuscita, tutta la storia si sta svolgendo
in pieno carnevale. Giovanni Tamburini, Mario Gombi ed
Elio Canè, insomma il vertice dellassociazione
Salsamentari, affermano che è meglio una lasagna con tre
giorni di tempo per digerirla di qualcosa di nuovo
secondo i tempi. Ma una quinta colonna si annida in
Appennino: Massimo Ratti, chef e proprietario assieme ai
genitori del ristorante Ponte Rosso di Monteveglio, esce
dal coro. "Sono daccordo con Vissani - dice -
quando invita a proporre piatti nuovi innestati sulle
tradizioni in nome dellalleggerimento e del
rinnovamento".

Festa dellUnità
del Settembre 1949. Tortellini e Togliatti: le
due T del Partito Comunista |
La
questione è politica?!
Chiudendo i tre giorni
degli stati generali della Cosa 2, Massimo DAlema
afferma che "sono finiti i tempi di una sinistra
confusionaria, che si emozionava, distribuiva manifesti,
cucinava tortellini, ma perdeva". Sembra
sottintendere che adesso ci sarà una sinistra senzanima,
vincente, da fast-food. - Tutti gli anni passati a tirar
la sfoglia a Parco Nord - dice Andrea Fontana che firma larticolo
in cui si riportano le parole del leader - gli assessori
travestiti da camerieri, Vitali che brandiva con
coraggiosa imperizia il manico di un padellone, Imbeni
vestito da falegname, rimangono soltanto nella memoria e
nei lucciconi degli occhi di Occhetto -.
- DAlema mi ha assicurato che il suo non è un
attacco alla cucina bolognese - afferma il sindaco di
Bologna, quasi scusandosi - anchio preferisco
questa sinistra che vince, ma vorrei che continuasse a
fare feste dellUnità e tortellini -.
Il giorno seguente, come da copione, i ristoratori
bolognesi replicano alle critiche di DAlema. Carlo
Olivieri e Katia Fanciullacci, presidente e
vicepresidente del Sindacato ristoratori dellAscom
invitano il segretario del PDS a venire nella nostra città
per constatare di persona come questa gastronomia non
tema né confronti né verifiche. Gli danno anche un
consiglio: insieme alla falce e al martello non getti via
anche quelle migliaia di militanti che "per decine
di anni hanno, tra laltro, lavorato gratuitamente
nelle cucine delle feste dellUnità, perché
qualsiasi piatto abbiano cucinato, lhanno fatto col
cuore, come tanti ristoratori sotto le Due Torri".
Il presidente della Corte dei Sapori Ennio Pasquini
afferma: - Solo chi possiede forti tradizioni ha il
privilegio di vederle mettere in discussione e può
discuterne in prima persona senza timore di vedersi
depredato della propria identità -. Dante Casali dai
fornelli del Papa Re, considerato uno depositari del
segreto della tagliatella alla bolognese, ammette che la
ristorazione in città è un po ferma sulle gambe e
rammenta di quando Gualtiero Marchesi ci sbacchettò
duramente anni or sono.
La questione si fa mitica e scendono in campo le sfogline
dellallora PCI. Maria Passuti, decana delle
leggendarie massaie che tiravano la sfoglia alle feste
del partito, risponde aspramente al segretario della
Quercia ed il Carlino titola: "Il mattarello si
abbatte su DAlema". La brava signora, che
da qualche decennio coordina a Zola Predosa il lavoro di
ben 25 massaie che nella Casa del Popolo tutti gli anni
rompono migliaia di uova per preparare limpasto e
la sfoglia dei tortellini alle feste del partito, invita
il segretario a casa sua per assaggiare questo piatto che
ha fatto la fortuna dei ristoranti degli stands.
Come in ogni trama di grande spessore la storia ci guida
verso il vero colpo di teatro. Improvviso, repentino, il
vero "carico da undici" entra in scena dalle
colonne del Corrierone. Lui, proprio lui, il babbo di
tutte le macchine da scrivere Indro Montanelli si schiera
di punto in bianco a fianco delle sfogline e considera
che nelle parole del leader del PDS possa essere insito
un monito a Prodi, il quale "non soltanto è, da
buon emiliano, un consumatore di tortellini; ne è anche
un intenditore e, a modo suo, un poeta". A buon
intenditor....
Raggiunti i vertici della politica e della logica, ci si
domandava quanto laffair cucina bolognese
potesse influire nella missione diplomatica che il
segretario delONU stava effettuando a Baghdad
proprio in quei giorni.
E la cena?
E la cena al Dolce &
Salato con Vissani? Qualcuno si ricorda che eravamo
partiti da lì?
La cena cè stata, anticipata dalle parole dellassessore
alla cultura che ha tirato in ballo Pellegrino Artusi e
Lorenzo Stecchetti (che poi come tutti sanno era Olindo
Guerrini) e da quelle di Marco Minella, segretario
generale della Camst, che ha rassicurato tutti affermando
una volta di più che la cucina bolognese è
richiestissima in tutto il mondo. Mercoledì 18 febbraio
tutto è andato come doveva. Il menù della serata lavete
letto prima. Chi cera, più che discutere, ha
assaggiato e più che litigare, ha trovato una degna
compagnia. Quasi una passerella per lo chef ed i suoi
aiutanti; un successo dimmagine per Elisabetta
Martelli.
Epilogo
Gianfranco Vissani è
tornato in Umbria non senza aver promesso che tornerà
dalle nostre parti per approfondire il dialogo, i
ristoratori bolognesi smobilitano le batterie (di cucina)
e tornano dietro i fornelli forti delle loro tradizioni,
i politici si soffermano alla bouvette di Montecitorio,
le sfogline rinfoderano i mattarelli, lIndro
Nazionale pensa ad altro, Artusi e Stecchetti tornano
sugli scaffali, la guerra con lIraq non si è fatta.
E lINPS? Alberto Savorini, direttore provinciale
per Bologna, si lamenta a più non posso per il paragone
che allinizio di tutta la storia era stato fatto
con il suo Ente (che, peraltro, nessuno allinfuori
di lui si era preoccupato di difendere). "Parliamo
pure di lasagne - afferma dispiaciuto - ma lasciamo stare
lINPS. Sbattuto come un uovo, rivoltato nella
padella delle sentenze degli esperti di arte culinaria, lEnte
si trova un po a disagio, si sente fuori posto e
corre addirittura il rischio di vedersi immortalato, per
colpa di qualche ristoratore, magari sul menù".

Il comunicato stampa a firme
congiunte del 6 febbraio. Non ha avuto risposta
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