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Le indagini di Gregorio
Scalise
File: Il Tredicesimo Uomo
Luglio 2002
“Adesso
basta” urlai.
Lo stava schiaffeggiando, una
sberla dietro l’altra, e quel che è peggio lo
schiaffeggiato restava immobile.
Li separai, feci le mie scuse
all’uomo percosso, e presi sotto braccio l’aggressore.
“Adesso ci beviamo qualcosa e mi racconti tutto, ti va?”
Non si fece pregare; di fronte a una generosa porzione di Mimosa, un
cocktail molto
in voga a
Tel Aviv, la lingua gli si sciolse. Aveva urtato senza volere un tizio
(quello),
gli aveva chiesto scusa e gli
aveva sorriso; l’altro era rimasto rigido e immusonito.
Non ne poteva più di quelle facce europee e italiane cementate
nell’idiozia e
nell’assenza del rapporto con
gli altri.
“E l’hai menato per
questo?” gli chiesi cercando di nascondere la mia sincera
ammirazione.
“Proprio per questo” rispose.
Era nato a Beirut, aveva studiato in Germania (a Berlino) e aveva
vissuto
a New York.
Non aveva mai potuto tollerare l’ineducazione delle grandi
città, sperava che l’Italia
fosse diversa.
“Diversa? - intervenni - non credo. Siamo abbastanza cafoni, qui”
Ci scambiammo i numeri di cellulare, gli diedi quello di una scheda che
in genere
considero un binario morto: perché
avrei dovuto rivederlo?
Tornato a casa e chiesi a Sam, il
mio computer, di relazionarmi sui fatti del giorno:
esteri,
nazionali e personali. Mentre si preparava ne approfittai per leggere
qualche
altra pagina di Saturday Morning
Murder, un giallo avvincente che si svolgeva
nell’ambiente
psicanalitico di Gerusalemme. Scorsi poi le notizie dagli esteri.
Sharon aveva recuperato nei
sondaggi, in generale si pensava di promuovere
Arafat ad
una carica simbolica, la guerra fredda veniva dichiarata partita chiusa
(ma non lo era da un pezzo?) e
l’attore John Malkovich diceva di voler sparare a
Robert
Fisk, un corrispondente dell’Indipendent noto per le sue interviste a
Bin
Laden. Sam mi ricordò
diligentemente che al Cairo, per esempio, all’edicola sulla via
Soliman
Pacha gli instant-books su Bib Laden te li tirano dietro. L’Olanda
andava alle
urne e la Fiat era in nero.
Quanto alle notizie personali, nix, nessuno aveva chiesto di me, né
fatto offerte di
lavoro, se
si prescinde da un tale, Michele De Luca, che aveva i soliti dubbi sulla
sua
amante Claudia. Le cose non
andavano bene: emarginato di lusso, certo, ma si
doveva
anche campare. Dovevo inventarmi qualcosa.
Dissi a Sam di mettersi in
contatto con De Luca e di farsi dare altri particolari: per
esempio,
verso le 18 cosa avrebbe fatto questa Claudia amante? Aprii la casella
vocale di Sam, aprisse bene le
valvole: primo, contatto con Al Jazeera per la
traduzione
dall’arabo delle più importanti notizie; secondo, contatto con
Moody’s per
conoscere le nostre quotazioni;
terzo, in tarda serata, contatto con qualche
pornotelevisione
turca, ad Ankara ce ne sono anche delle buone. Risposta
immediata di Sam: per Al Jazeera
ci vuole tempo perché la parabolica non funziona
sempre; per
i film, preferiva ancora quelli danesi; quanto a Moody’s, cosa me ne
fregava, dal momento che in cassa
avevamo pochi spiccioli? Gli risposi di darmi
notizie di Claudia e di farsi gli
affari suoi.
Scelsi Pet, il mio motorino di mezza stagione, e andai a farmi una porzione
di gamberi
alla Kuta Beach e una mezza bottiglia di Montepulciano all’Abu Dhabi
Center. Alcune libanesi bionde
ossigenate ballavano sul palco in fondo alla sala
cantando
Ana bahibbak (ti amo). Notai la luce dei loro ombelichi scintillanti
(una
pietra preziosa?) quando
incrociavano la luce dei fari. Essendo una persona di
buona cultura pensai al Cantico
dei Cantici, ma chiaramente non era la stessa cosa.
A casa, Sam mi aveva fatto una
breve lista dei movimenti di Claudia, alle 18 sarebbe
andata ad
un vernissage alla Galleria d’Arte Moderna dove un eschimese di
cultura
afro-americana avrebbe esposto
degli igloo e raccolto l’acqua di quando si sarebbero
sciolti per inviarla ad un
quartiere di Palermo temporaneamente in difficoltà idriche.
In un post-scriptum, Sam mi
faceva rilevare che la Fiat stava per superare i suoi
problemi economici, mentre noi
no.
Alla Galleria la notai subito, era proprio del tipo che piace a me:
alta, nude-look,
capelli
neri, forme controllate, gesti morbidi e implosivi. Parlava con un tale
che non
mi persuadeva per niente. Barba
corta e aggiustata da poco, carnagione scura,
corpo
atletico, abiti Versace in cui si trovava come deve trovarsi un fisico
nucleare in
uno spot di Madonna: era un
mediorientale. Si spostavano da un igloo all’altro e
mentre lei
evitava accuratamente le pozze d’acqua, lui ci metteva distrattamente
i
piedi dentro. Cosa avrebbero
bevuto i poveri siciliani? A distanza, due tipi avevano
l’aria di seguirli con
discrezione e quasi distrattamente, ma con visibile puntualità.
Attaccai Motorola ad internet per sapere se avevamo visite di dignitari
mediorientali.
Risposta: no.
Mi attaccai al satellitare per
conoscere le condizioni meteo e la situazione del traffico
fuori dalla
Galleria. Tutto in ordine. Guardai in giro se c’erano cestini, bidoni,
borse,
contenitori vari o, magari, gerle
e sporte stile preistoria. Niente di niente.
Accesi Tim Top Secret per vedere se riusciva a riportarmi qualcosa della
conversazione di Claudia con il
tizio attraverso i microfoni direzionali particular
vox.
Gli igloo ora si stavano
sciogliendo e a ritmo sostenuto, anche perché tutto doveva
essere terminato al massimo per
le 19.10 ora locale (13.10 ora di New York).
Certo che quell’essere sempre
in contatto simultaneo con tutto il mondo cominciava
a darmi fastidio. Sognavo una
bruschetta in una trattoria di Trastevere anni ’50.
Invece, quei due sarebbero andati
soltanto al Diana, ristorante tipico e classico della
nostra città.
Questo, almeno, emergeva dal particular
vox. Misi Motorola in
contatto
con Sam per conoscere la
situazione delle carte di credito: ce n’era solo per un pasto
sobrio,
come a dire senza dolce e antipasto; caraffa di vino del locale, se mai
te la
portavano.
Trascorsi da solo, scrutando quei due, una serata di una noia
inenarrabile.
Loro se la spassavano e io mi trovavo tra i due tizi che li seguivano,
disseminati
in modo
simmetrico quasi per tenermi d’occhio. Pensai che quando avessi preso
il portafoglio per pagare,
infilando per forza la mano nella tasca della giacca,
i due mi
avrebbero fatto secco: sicché aspettavo il momento del conto come un
nobile alla Bastiglia e cercavo
di tenermi su con storielle che non avrebbero fatto
ridere neppure il più ilare dei
nostri leaders politici.
Telefonicamente pregai Sam di
fare tutto lui. Poi uscii nella notte, solo come un topo,
chiedendomi
il senso di quello che stavo facendo. Un’araba (era giornata) stava
guardando uno stupendo negozio di
scarpe e nello stesso istante la squadra di
Claudia stava uscendo dal locale.
Mi avvicinai alla ragazza e le
sussurrai “Ana bahibbak”, lei sorrise e la presi a
braccetto predisponendomi a
seguire il corteo.
“Dove mi porti?” chiese lei
con accento fra l’esotico e il barese.
“Noche de fuego” risposi, chissà perché in spagnolo.
Forse la mia libido non andava oltre la penisola Iberica. Gli altri si
infilarono in un
night del
centro e io di nuovo dovetti supplicare Sam, tramite Motorola,
di sistemare
le cose.
“Stiamo per andare KO capo, spero che sappia quello che fa” mi ammonì.
Certo che lo sapevo, stavo ballando con la libanese e tenevo d’occhio
Claudia
avvinghiata
al mediorientale, con i due tizi che ballavano insieme: cosa c’era che
non
andava? Stavo cercando di
afferrare la mia partner (la cosa stava diventando più che
dispendiosa)
quando l’occhio mi cadde su Davide Timpanaro, vecchia conoscenza
della mobile, passato poi ai
servizi segreti e portavoce del sito “Unknowable day”.
“Te la spassi - gli dissi avvicinandomi - ti presento Jasmine, come
va?”
“Sgomma, vecchio arnese -soffiò lui - non vedi che sto lavorando?”
“Senti, pellicano sbucciato - gli risposi - sai almeno cos’è la
paratassi?”
“Te l’ho detto, chiappe altrove, smamma”
“Le chiappe le porto dove voglio, questa è ancora una nazione libera,
multietnica
e in
collegamento col mondo - gli ringhiai deciso (detesto gli ignoranti che
mi
costringono a parlare come in un
telefilm di quart’ordine) - che cazzo ci fai qui
se non riesci neanche a rimediare
una donna decente?”
“Abbassa la voce - disse in
tono quasi supplichevole - Sto lavorando. Devo
sorvegliare quel pezzo di armadio
che sta inghiottendo la nude-look”.
“E perché mai?”
“Non te lo posso dire”
“Non me lo puoi dire? Neppure se ti passo l’informazione che uno dei
tredici di
Betlemme è in mezzo a noi?”
“Cristo, come fai a saperlo?”
“Sono informazioni che mi passa lo Zio Sam in diretta” risposi
strizzadogli l’occhio.
Non volendo avevo fatto un centro allucinante. Avevo scherzato su quei
palestinesi
,che nessuno
voleva e mai più avrei pensato di averne trovato uno lì nel locale,
nella
notte, a
Bologna.
La
mia battuta si era rivelata una verità.
“Cristo - mugolò Timpanaro
intimorito - Sei in contatto con la Cia?”
“Ma no - gli risposi ipocrita ed evasivo. Vieni, Jasmine - dissi
invitante alla sbarba -
non ci perderemo mica questo
lento?”
Mi trovavo nella sorprendente
condizione di essere eccitato dal corpo della libanese
e di
esserne distratto da quel frescone di Timpanaro, che mi aveva smollato
la notizia
del giorno nel più incredibile
dei modi: una vera coincidenza. Quello stupido aveva
anche
confuso il povero Sam per un agente della Cia. Ballare con Jasmine era
come
sprofondare
in un dolcissimo pozzo dell’emirato del Qatar, purtroppo ero però
occupato a capire cosa ci facesse questa
Claudia con il tredicesimo uomo e che
cosa sarebbe accaduto nelle
prossime ore.
Fui accontentato subito: la
musica cessò, entrarono cinque uomini che parlarono
rapidamente
col palestinese e se lo portarono via. I due scagnozzi restarono in sala
e Claudia si afflosciò contro il
bancone del bar.
Timpanaro era in piedi a sorvegliare il locale, cosa del tutto
superflua.
Decisi che avrei giocato d’azzardo.
Mi avvicinai a Claudia e senza guardarla sibilai:
“E’ un affare più grosso di te, piccola, in tutti i sensi. Se vuoi
che il tuo De Luca
non ne
sappia niente, lascia un assegno comprensivo delle spese della serata,
night più Diana, più una
stupida percentuale per me di mille euro”.
“Quanto fa in tutto?” chiese senza voltarsi.
“Millecinquecento, cifra tonda. Dirò a De Luca che dopo gli igloo sei
andata al
cinema. Quaranta giorni e 40 notti è un titolo giusto, occhei?
Ti invierò la trama per
email”.
La trattativa si svolse rapidamente e tutto andò nel migliore dei modi.
Intascai
l’assegno,
riportai Jasmine al negozio di scarpe promettendogliene un paio e filai
a casa per la serie “tutto è
bene quel che finisce bene”. Sam doveva soffrire di
insonnia da
debiti perché aveva tutte le luci accese ed emetteva il segnale degli
aerei
in difficoltà. Gli sventolai
l’assegno sul video, approfittando per spolverarlo un po’:
“Scannerizza questo, pischello,
il tuo capo è sempre il tuo capo!” |