Il villeggiante in Appennino
Ricerche, statistiche inaffidabili, usi e costumi di costui
di Riccardo Lolli
Pare che le
origini del villeggiante, vero e tangibile fenomeno sociologico
dellarea appenninica, risalgano allo scorso secolo, quando
i cittadini benestanti facevano caricare mogli, figli e bagagli
su carrozze di dimensioni variabili e, ad uneventuale
domanda "Dove vai?", rispondevano con supponenza "Vado
nella mia villa a villeggiare"
Il senso del termine "villeggiare", ben diverso da
"fare una vacanza", è in effetti rimasto lo stesso
anche nella nostra era globale, in cui le Land Rover a tiratura
speciale "No Limits" hanno preso il posto delle
carrozze, e calpestano potenti sia i miseri asfalti dei paesini
appenninici che i vialetti sterrati delle proprietà private. Ma
un gruppo di ricercatori sostiene che alcune centurie di
Nostradamus, ritrovate in una cantina in località Cà di Giorgio,
comune di Monghidoro, descrivano accuratamente il villeggiante a
molti secoli di distanza: "Già giunti prima dellultima
ombra del grande Elios / Fuggiti dalla peste del trentasettesimo
grado / Essi rombano con fumi di piombo / Comunicando tramite
pietre magnetiche". Sono chiari i riferimenti alla
benzina verde ed al telefono portatile, che tuttavia non ha
ancora detronizzato il vecchio telefono grigio presente nella
quasi totalità delle seconde case. Cosaltro cè
nelle ville dei villeggianti? Molto frequente il calendario di
Frate Indovino dellanno precedente, insieme alla stampa 70
x 100 dei Funghi d'Italia e alla minigondola veneziana. Nei
piccoli appartamenti in affitto non manca mai il sottotovaglia in
plastica a quadroni rossi e bianchi, perennemente posato sul
piccolo tavolo in legno e perciò alquanto appiccicoso. Al
contrario, nelle ville di proprietà, si sprecano arditi pendants
fra tavoli in vetro con mattonelle colorate, poltrone Luigi XVI e
gioghi per bestie da soma appesi alla parete in pietra a vista.
Il poderoso bagaglio del villeggiante in arrivo contiene in realtà
molto poco: vestiario di stile pressochè balneare, utile per
congelarsi nei frequenti pomeriggi temporaleschi, qualche
articolo commestibile a lunga conservazione acquistato in città
dove costa meno e roba generica che non si sa più dove mettere
ma non si vuole gettare. Appena giunto nellamena località
e data aria alle stanze, il villeggiante recupera il peculiare
rapporto con lautoctono , (che per comodità, e non solo,
chiamerò sin dora "commerciante") e gode nel
raccontarsi uomo di enorme valore intellettuale, che riconosce
quella marca di sottaceti perché sponsorizzava lultima
stagione del Duse. Descrive poi le dolci rinunce della
villeggiatura, come ad esempio "Canale 5 si vede male, ma
vuoi mettere con gli scoiattoli che vengono a mangiare sul
terrazzo", oppure "Sì, la mozzarella light è più
cara che in città, però parcheggio davanti a casa", oppure
ancora "Il cucinotto non è molto ergonomico, però dalla
finestra della camera vedo un tramonto incredibile". Il
suddetto commerciante riesce a vendergli poche cose, non prima di
essersi sentito dire per l'ennesima volta che in città ci sono
almeno dieci gradi in più, e riesce incredibilmente convincente
nel rispondere con espressioni di sincero interesse e stupore.
E altresì noto che il villeggiante esegue
difficoltosissime manovre, sempre passibili di pesanti sanzioni,
per parcheggiare lingombrante automezzo di fronte ad ogni
negozio che intende visitare: ledicola, la tabaccheria, il
fruttivendolo, la ferramenta (per la corda della falciatrice che
si è rotta lanno scorso, e ormai prendo anche i numeri in
metallo perché mi hanno cambiato il civico) e finalmente il
supermarket, dove viene effettuata "la spesa grossa".
La giornata del villeggiante trascorre lenta fra passeggiate nel
primo mattino, lavoretti casalinghi detti anche "ciappini",
acquisto e lettura del quotidiano preferito, chiacchiere con
qualsivoglia conoscente nel centro del paese, pranzo, siesta,
ancora ciappini, ripetute visite dal geometra perché finalmente
vuole costruire quel muretto sul confine con recinzione blu in
ferro, spesa, cena, passeggiata digestiva, breve sosta
contemplativa dinanzi alla Serata Del Villeggiante con Maurizia e
gli Accademia Del Folk, gelato, nanna. Occasionalmente, come
svago inatteso, viene effettuata qualche telefonata all'Arma
nelle ore notturne per lamentarsi di gruppi rock, biliardini,
cani latranti e schiamazzi vari che solamente il villeggiante può
udire. Esiste inoltre una tipologia di villeggiante, in
percentuale infinitesima, che rifugge da qualsiasi sondaggio e/o
logica di schematismo: è il venticinquenne/trentenne che
utilizza la seconda casa per festini perniciosi con amici a base
di Pignoletto e droghe più o meno leggere, si alza alle tredici
e possiede persino un impianto Hi-fi, ma senza il cd del Concerto
di Capodanno in omaggio con il quotidiano. I commercianti lo
squadrano sospettosi.
Ma torniamo al villeggiante tipo: egli non ha mai avuto loccasione
di conoscere il paese in cui si reca nel suo aspetto più genuino,
e cioè senza di lui, da settembre a giugno feste escluse: chissà
se a volte si sofferma su questo malinconico pensiero.
Il commerciante, al contrario, pensa spesso al villeggiante,
soprattutto durante la contabilità. Inoltre, ora che le distanze
non sono più un problema, capita sovente che il commerciante in
giro per la città si imbatta in un villeggiante che, con lultimo
best-seller della Lambertucci in mano, racconta agli amici le
ardite escursioni sulle pendici del Monte Rocca e lincendio
boschivo da lui domato, nonché la gara di parapendio persa per
una sciocchezza ed il vis-à-vis con un cinghiale sul sentiero di
casa, allalba; mi sento quindi in dovere, alle soglie del
nuovo millennio, di consigliare al villeggiante una maggiore
attenzione alle contraddizioni fra le proprie due realtà, che
non solo potrebbero renderlo schizofrenico ma anche sputtanarlo
miseramente.
Tutto ciò a prescindere dalletà media del villeggiante,
che ipoteticamente è di 63 anni al 60 % e 37 al 30 %. Il
restante 10 % è costituito da bambini, che sembrano avere come
unico scopo il desiderare gadgets di vario tipo disperandosi in
modo straziante, oltre che ballare scoordinati con un palloncino
legato al polso di fronte a qualsiasi orchestra (liscio, hard-rock,
etnica) che suoni nella piazza del paese. Linevitabile
ritorno in città è sempre velato di malinconia, ma non troppo (vedi
le dolci rinunce alla rovescia); si chiude lacqua, si
spengono gli interruttori generali, i borsoni vengono riempiti
con alcuni vestiti e soprammobili acquistati al mercato
settimanale, che lanno seguente diverranno roba generica
che non si sa più dove mettere ma non si vuole gettare. I più
sentimentali compiono un ultimo giro in macchina per i vari
negozi, salutando tutti con rassegnazione e snocciolando alcuni
buoni propositi per il futuro (se piove ancora così questaltranno
lo compro poi quellimpermeabile), ma i più partono
silenziosamente senza lasciare altra traccia che non sia, come già
fu detto, la recinzione blu.
Esempio kitsch di turismo religioso