| Vizi e
virtu di Bologna 2000 di Gioia
Gardo
Ma chi lo comprerà
il cappellino con visiera di Bologna 2000? Chi celebrerà
i fasti culinari della nostra capitale culturale
cucinando con il bel grembiulino sponsorizzato? Al piano
terra di una splendida Sala Borse in fase di fine
restauro, fiore giustamente allocchiello del nostro
Comune, fa brutta mostra di sé il bookshop (cosiddetto
anche se di libri non ce nè manco lombra)
con il superpubblicizzato merchandising di Bologna 2000.
Con sei mesi di ritardo sono comparsi dunque gli "oggetti
moda" culturali che pare tirino parecchio di questi
tempi.
Sarà, ma una bella borsa di Harrods di quel bel
verdone sobrio e vittoriano o il sacco di tela grezza di
Barnes & Noble con la stampa del bel volto di
Virginia Woolf fa proprio tutto un altro effetto rispetto
al riccetto capriccioso del logo bolognese
Si fa
tutto un gran parlare di questo nuovo business museale ma
sono ben pochi i banchi vendita che invogliano un turismo
veramente culturale. Continuo a domandarmi il perché
della pelletteria varia offerta dal museo Morandi o delle
sciarpe di seta cruda offerte a cifre decuplicate in
occasione di mostre temporanee. Almeno i gioielli in
stile egizio del museo archeologico, tutti in oro
zecchino e adeguatamente prezzati, hanno dalla loro unattinenza
con le opere esposte...
Bando alle polemiche e vediamo di fare il consueto punto
della situazione sulle mostre cittadine. Questanno,
come ovvio, il programma è affollato di manifestazioni
di ogni genere e non è detto che le migliori siano le più
visibili. A fondo pagina dunque qualche notizia in breve
scegliendo tra pubblico e privato di questo doumélla
bolognese. Tra le tante proposte spuntano dalliniziativa
poco istituzionale di qualche promotore in proprio
proposte pensate e non consuete. E il caso della
mostra fotografica di Mohamed Zineddaine organizzata di
recente al circolo-pub Muteneye in via del Pratello 44/a.
Un luogo di incontro di ogni sera, in una di quelle
strade che fanno riassaporare le atmosfere di certa
Spagna primaverile tra i tavolini timidamente allaperto
e i proprietari ad annusare laria. Un curriculum di
tutto rispetto quello di questartista nato a Oued-Zem
in Marocco ma che vive ormai da quindici anni nella
nostra città. I suoi interessi sono puntati sul cinema,
sul teatro e sulla fotografia. Come regista ha realizzato
un mediometraggio tratto da "Teoria della radio"
di Bertolt Brecht e, in collaborazione col Centro
Nazionale di Cinematografia del Marocco, ha scritto,
diretto e prodotto un lungometraggio basato su un proprio
soggetto drammatico. Una manciata di oro negli
occhi (è il titolo della mostra) come la sabbia di
un deserto familiare appanna e rivela la vicenda
interiore dellartista in un viaggio, reale e ideale,
dal Marocco alla Germania, allItalia. Mohamed cerca
negli sguardi segreti di muri e di persone la visione dinsieme
della società europea. Alle immagini esposte sintrecciavano,
in pannelli affiancati alle fotografie, citazioni di
Pavese e Giacometti, giusto corredo di certi accenti
svergognatamente crudi delle sue immagini.
Solitudini connaturate ma trasfigurate dalla fiduciosa
convinzione che un atto creativo può essere lultima
grande risorsa umana in grado di trasformare il male di
vivere nelloro del pensiero e dellopera darte.
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