Bologna Città del Cibo: work in progress
di Athos Barigazzi


Bologna Città del Cibo ha cambiato, per la sua seconda edizione, alcuni aspetti della sua essenza.
Meno petroniocentrica e più diffusa sul territorio, la manifestazione che ha animato la città da giovedì 20 a sabato 23 maggio, si è rifatta anche il nome e con un’abile mossa di restyling è diventata Bologna e le Città del Cibo dichiarando così apertamente la sua maggiore apertura alle tradizioni dell’intera regione e rivendicando unicamente il suo ruolo di crocevia delle culture gastronomiche che le stanno attorno.
Nonostante le marginali polemiche che animarono la kermesse dello scorso anno e le inevitabili pecche dimostrate dall’organizzazione nel mettere in piedi una vetrina così complessa, la squadra degli organizzatori, dei promotori e dei sostenitori non è cambiata.
Ancora la Salsamentari al timone coadiuvata da Gema e Imago Eventi, con tutti i livelli istituzionali (Regione, Provincia e Comune) in cattedra, con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole e delle Attività Produttive, della Fondazione del Monte e della Camera di Commercio di Bologna.
Non è mancato nessuno.
Se è importante la diversa filosofia che ha animato quest’anno la manifestazione, determinante per la sua buona riuscita si è dimostrata la scelta dei luoghi che sono stati individuati per il suo svolgimento. Anche se il quartier generale di Bologna e le Città del Cibo è rimasto tutto attorno a Piazza Maggiore e in special modo nelle sale e nei cortili di Palazzo Re Enzo, la vera arena degli spettacoli, degli incontri e degli eventi migliori è stata la Montagnola.
Chi non è più giovane ed abita in città da molti anni ricorda in questo parco tra i meno considerati di Bologna il luna park, il circo, la festa dell’Unità e addirittura la Fiera Campionaria che vi si è acquartierata fino a che non le hanno dato una sede stabile.
Dal 20 al 23 maggio, attorno alla fontana delle tartarughe, sono stati allestiti un teatro ed i padiglioni per tutti i più accattivanti appuntamenti serali: una scommessa coraggiosa per rivalutare un giardino sempre dimenticato che ha comportato anche il rischio di danneggiare quanto è stato fatto per la sua riqualificazione.
Tra gli appuntamenti più prestigiosi e senz’altro più annunciati della manifestazione “il Processo alla Tagliatella”: una cena intervallata da dotte disquisizioni sul tema con tanto di pubblico ministero, avvocato difensore e giuria a cura degli Apostoli della Tagliatella.
La serata, condotta come lo scorso anno da Giorgio Comaschi, è risultata tutt’altro che noiosa e la povera tagliatella ha avuto davvero bisogno di avvocati difensori a causa dell’irruzione nel cortile di Palazzo Re Enzo di un gruppo di attiviste vegetariane che già la mattina precedente avevano interrotto il “rito del condimento” nella Sala Anziani di Palazzo D’Accursio. Il bravo Comaschi, uomo di mondo e navigato quanto basta, ha preferito concedere il microfono per qualche minuto alla portavoce degli agitatissimi vegetariani piuttosto che subirli per tutta la serata che, nel suo prosieguo, non ha registrato altri incidenti.
A consuntivo della manifestazione va detto che questa kermesse primaverile bolognese è ancora alla ricerca di una sua precisa identità e dimostra tutti i sintomi di un appuntamento che cresce e si “aggiusta” sugli obiettivi anno dopo anno senza avere ancora chiaramente dichiarato dove vuole andare a parare.
Sicuramente va dato atto agli organizzatori di essere riusciti ad unire realtà molto diverse tra loro su argomenti strategicamente validi per il nostro territorio, ma siamo convinti che soltanto nelle prossime edizioni “Bologna e le Città del Cibo” sarà in grado di presentarsi con una personalità ben definita e con la chiarezza di intenti che per ora le manca.