Sono reduce da una mattinata atipica! Se qualcuno chiedesse a voi, come se
fosse la cosa più naturale del mondo:“Andiamo a prenderci una decina
di cocktails in centro?” non so come la prendereste. Io sono ormai avvezzo
ad esperienze di questo genere e non mi stupisco più di tanto: l’importante
non è bere ma assaggiare; il segreto è tutto lì. Capita
di venire al mondo in maniera quasi casuale e poi di crescere nell’irresponsabilità
più indecorosa. Poi, non si capisce bene quale sia il momento, ci si
ritrova al punto in cui quando si parla gli altri cominciano ad ascoltare. E’
un passaggio involontario, del tutto inatteso e addirittura difficile da digerire.
All’inizio ci si sente inadeguati, in seguito arriva il periodo della
gratificazione. Infine si scivola con gli anni nell’abitudine della professionalità.
Non mi è mai piaciuto giudicare il lavoro degli altri (me la cavo male
anche con me stesso) ma, tanto per rubacchiare una bella frase al volo: “E’
un dannato lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!” In quest’inizio
d’anno più che il giornalista sto facendo il giurato. Da solo,
in compagnia di amici o di eruditi specialisti, sotto i nostri portici e in
saloni d’albergo di città diverse, la questione non cambia: da
una parte l’impegno e dall’altra il giudizio.
Che differenza passa tra un’autorevole opinione ed il giudizio di una
giuria? Un’opinione può essere confutata ed il verdetto di una
giuria no. Un’opinione personale, anche se profondamente motivata, si
può modificare; il verdetto di una giuria no: è come una fotografia
che rimane a raccontare con dovizia di particolari come stessero le cose in
quel luogo e in quel giorno.
Ma torniamo all’altra mattina. In occasione della terza edizione di “Gran
Ballo in Maschera”, manifestazione ideata da Golden Lion con il patrocinio
del Comune di Bologna e del Quartiere Santo Stefano, una decina di locali del
quartiere si sono sfidati tra loro nella realizzazione di quello che per l’occasione
è stato definito il “Cocktail di Carnevale”. La giuria di
cui sono portavoce, composta dai fidi Umberto Faedi e Lucio Mazzi oltre che
da me, ha visitato gli esercizi pubblici indicati dagli organizzatori della
manifestazione. E’ importante evidenziare le diversità tra un locale
e l’altro e le loro diverse tipologie di clientela: alcuni chiaramente
rivolti ad un pubblico più giovane in orario serale, altri ad un’utenza
più matura e stanziale nelle ore centrali della giornata.
Al di là di queste pur importanti differenze, i locali che hanno aderito
al concorso hanno bene interpretato lo spirito della manifestazione, proponendo
cocktails attuali e di buon livello professionale. E’ anche apparsa evidente
la generale tendenza alla bassa gradazione alcolica e all’uso di ingredienti
freschi e naturali quali la frutta e i suoi derivati. Molto impiegati i vini
spumanti (con netta prevalenza dei brut), lo storico Campari ed i componenti
per eccellenza di questa tipologia di bevanda quali il Gin e la Vodka. Soltanto
due dei cocktails proporti non erano a base di frutta: una rivisitazione dell’Alexander
piuttosto “alleggerita” ma estremamente gradevole ed un aperitivo
quasi classico molto secco e nello stesso tempo felicemente aromatico. Poiché
un vincitore doveva necessariamente esserci, abbiamo ritenuto di premiare il
Caffè dei Portici di Via Santo Stefano 92 per il suo cocktail “Madame
Janine” con la seguente motivazione: “Cocktail moderno
ed originale, ben equilibrato nelle sue componenti tra le quali si ravvisano
note aromatiche e saporose che dimostrano un’operazione di ricerca estremamente
valida. Di grande bevibilità e caratterizzato da una nota amarognola
conferitagli da un ingrediente inaspettato, “Madame Janine” è
decorato con cura e servito con estrema professionalità”.