Il
disagio di vivere nel bicchiere
di Francesco Bianchi
Questa volta ci occupiamo anche di chi esagera: cronici o consumatori
del fine settimana, integrati o emarginati. In questa ricerca, a cura
delle AUSL di Bologna e di Imola, profili, costumi e tendenze dell’eccesso
alcolico.
Assume sempre più contorni sfumati il fenomeno dell’alcolismo
a Bologna e provincia. Se è vero che gli alcolisti seguiti dal
servizio sanitario pubblico sono in aumento, è difficile parlare
di numeri assoluti.
“I nostri dati - dice Michelina Ruo, sociologa presso l’osservatorio
epidemiologico metropolitano dipendenze patologiche – che riguardano
solo i servizi sanitari pubblici, non ci danno la dimensione reale del
fenomeno.
E’ possibile individuare quattro tipologie di consumatori d’alcol:
quelli cosiddetti cronici, prevalentemente seguiti dal SerT; quelli che
all’alcol accompagnano l’assunzione di droghe pesanti; i consumatori
che vivono situazioni di grave disagio sociale ed abitativo; i giovani
che abusano di alcol in modo occasionale e in circostanze particolari,
testimoni di un nuovo tipo di cultura legata all’alcol.”
Quale? Secondo Raimondo Maria Pavarin, sociologo sanitario responsabile
dell’osservatorio epidemiologico: “Tra i giovani si nota un
uso eccessivo dell’alcol nei fine settimana. L’alcol non viene
più vissuto come momento di socializzazione o come integrazione
alimentare (tipico delle culture mediterranee) ma viene utilizzato come
ricerca dello sballo, per l’uso inebriante, e porta all’abuso
non regolato come avviane da anni nei paesi del Nord Europa.”
Dalla ricerca “Il Mondo della Notte” realizzata nel 2003 intervistando
i gestori dei locali pubblici ad alta frequentazione giovanile di Bologna
e provincia, emerge che l’alcol è la sostanza più
usata per sballare ed il suo uso è concentrato principalmente nel
fine settimana e nei luoghi dove si balla. Osservando i tipi di bevanda,
quella di cui si nota un maggiore abuso è la birra (44%), i cocktails
(34%) e i superalcolici (31,6%).
Il vino, invece, è la sostanza di cui si osserva il minore abuso
(13,2%).
Inoltre la probabilità di riscontrare episodi di alterazione diviene
più alta man mano che ci sposta dai locali della città a
quelli della montagna.
Per quanto riguarda le persone seguite dai servizi di alcologia, rispetto
alla residenza, si osserva che i residenti fuori provincia (che in città
hanno un’età media meno elevata) appartengono a fasce sociali
più svantaggiate e vivono in condizioni di maggiore emarginazione.
Tra i residenti a Bologna si registra una più alta percentuale
di donne e di stranieri (8%), una scolarità mediamente più
elevata, una più alta percentuale di disoccupati e lavoratori precari,
pochi soggetti sposati.
In fine per quello che riguarda i residenti nei comuni e nei paesi della
provincia di Bologna, sono mediamente più anziani, hanno un basso
tasso di scolarità, sono sposati e hanno un’occupazione.
E’ da rilevare che nel corso del 2003 gli alcolisti seguiti dai
SerT sono stati più di 800, di cui purtroppo uno su cinque era
un nuovo utente.
L’esperienza dei
club alcolisti in trattamento
I Servizi per le
Dipendenze Patologiche affrontano l’alcolismo sia dal punto
di vista sanitario che sociale in collaborazione con altre associazioni
quali gli Alcolisti Anonimi. “L’alcolismo - afferma
Simonetta Cioni, medico tossicologo responsabile del SerT di Vergato
- viene spesso vissuto in modo sbagliato sia da chi ne è
affetto che da chi lo circonda. E’ visto come un vizio o come
un problema che va taciuto e tenuto nascosto. Dalla dipendenza da
alcol, però, si può guarire. A fianco della terapia
farmacologica i SerT propongono a chi decide di intraprendere un
percorso di cura di entrare a far parte di un CAT (club alcolisti
in trattamento). L’attività dei CAT è ispirata
alle teorie dello psichiatra croato Vladimir Hudolin. Si tratta
di un approccio che sottolinea l’importanza della rete di
relazioni interpersonali che esiste intorno al paziente, in primis
quelle familiari ma anche le amicizie e quelle nel mondo del lavoro,
quando possibile, così da potenziare le motivazioni alla
sobrietà.” Le riunioni dei CAT hanno cadenza settimanale
e sono condotte da un operatore sanitario o da un ex alcolista che
ha già qualche anno di esperienza nei CAT e che ha seguito
un corso di preparazione. All’interno dei club ci si dedica
anche alla prevenzione della ricaduta. Il gruppo diventa una rete
di solidarietà: il paziente e le famiglie non sono più
soli. A Bologna e provincia sono attivi 27 club. L’accesso
è libero e avviene tramite segnalazione del medico di base,
di un servizio di assistenza, di un componente dei club, del SerT
a cui chiunque può rivolgersi liberamente e gratuitamente. |
|