18 milioni di italiani
consumano abitualmente fuori casa: un mercato che vale oltre 56 miliardi di
euro.
Il mercato dei consumi alimentari domestici (113 miliardi di euro nel 2004 con
una proiezione di crescita del 4,1% da qui al 2007) è ormai attestato
sulle soglie tipiche della saturazione. Ma alla progressiva perdita di valore
del prodotto alimentare (a causa delle incessanti promozioni della distribuzione
moderna), risponde il ritmo di crescita del mercato dei consumi extra-domestici
(56 miliardi e 676 milioni di euro nel 2004 con una proiezione di crescita del
15,8% da qui al 2007, quando si prevede salga a 65.660 mld). La crescita del
mercato è confermata anche dal confronto con i dati del 2003: i consumi
alimentari domestici sono cresciuti nel 2004 del 3,1% (da 109.667 a 113.032
mld) mentre quelli extradomestici hanno avuto un incremento del 7,4% (da 52.179
a 56.676 mld). Del resto, il 60% degli italiani dichiara di riscontrare che
i maggiori aumenti sono avvenuti negli alimentari in negozio, contro il 49%
che lo rileva nei ristoranti e il 29% nei bar. Sono 18 milioni gli italiani
che dichiarano di consumare ogni settimana alimenti fuori-casa, pari a oltre
8 miliardi di atti d’acquisto (al bar, stazioni di servizio, ecc.) e a
oltre 3 miliardi di pranzi, cene o equivalenti. Dai circa 56,6 miliardi di giro
d’affari annuo dei servizi di ristorazione (fonte Istat), risulta dunque
una spesa media pro-capite (dei consumatori dichiarati) di 1,73 euro per ogni
colazione/snack e di 13,85 euro per ogni pranzo o cena equivalente. Gli individui
al di sopra dei 14 anni che dichiarano almeno una consumazione settimanale fuori
casa sono 4,2 milioni per le colazioni, 11,4 milioni per il pranzo, 2 milioni
per la cena e 6 milioni per la merenda pomeridiana.
Le
invasioni di campo: il supermercato all’attacco di bar, ristoranti e catering.
I rinfreschi si fanno sui tram. Aumenta l’offerta di ristoro dei ‘non
luoghi’ e le vending machine riscuotono assensi
Il 2005 è l’anno delle reciproche ‘invasioni di campo’:
i settori alimentari (domestico ed extradomestico) competono fra loro per accaparrarsi
il potere di spesa delle famiglie italiane. Al centro il consumatore che vuole
mangiare qualunque preparazione stuzzichi il suo appetito in qualsiasi luogo
e in ogni momento: è il modello newyorchese che si estende all’Italia
di domani. Tutto questo implica un serrato confronto/scontro tra la distribuzione
moderna, la ristorazione, il bar, il catering, il banqueting, tutti alla ricerca
del valore aggiunto carente nei prodotti banalizzati dalla logica del discount
e dalle ininterrotte attività promozionali e di sottocosto.
Esempi di invasioni di campo
I piccoli supermercati centrali si specializzano nel vendere panini e snack
preparati al momento che attaccan’ con i loro prezzi accattivanti i “bar
del centro”. I supermercati vicini a strutture direzionali o in luoghi
storici di grande passaggio organizzano l’offerta di ‘salad bar’
e di banchi gastronomici caldi sullo stile americano e parigino. Invadono cioè
il campo delle tavole calde, ma anche quello del catering.
Le rete di vending machine (distributori automatici) aumenta i suoi punti di
distribuzione e migliora la qualità dell’offerta. Il 29% degli
intervistati acquista regolarmente nei distributori automatici, il 19% in ufficio,
il 15% in ospedale, il 7% nelle stazioni di servizio. Si sperimentano le vendite
di prodotti freschi (snacks, yogurt, frutta…) e anche insalate e macedonie.
Aumentano i luoghi estemporanei in cui organizzare feste private grazie a diversi
apporti (catering+locale+animazione). L’esempio sono le feste e gli anniversari
celebrati sui tram in movimento nel centro di Milano.
Come risposta agli attacchi pulviscolari alla ristorazione classica nascono
viceversa le iniziative dello “chef a domicilio”, ovvero cuochi
professionisti che organizzano imbandigioni casalinghe là dove esistono
le condizioni ma non la competenza. Si qualificano ulteriormente i punti di
ristoro dei “non luoghi” (grandi stazioni, musei, gallerie d’arte,
ecc.).
Si attrezzano ad offrire ristorazione luoghi tradizionalmente deputati ad altro
(librerie, biblioteche, negozi di arredamento, botanica, palestre e centri di
bellezza). La ristorazione delle stazioni di servizio è divenuta anche
laboratorio di sperimentazione del gusto. Funge da flagship store dell’insegna
per favorirne poi la penetrazione anche nei territori urbani.
Si consolidano i primi esperimenti di ristorazione drive-in che danno la possibilità
di mangiare seduti in macchina snack e panini, che evitano la fastidiosa perdita
di tempo del parcheggio, della fila al banco, dell’uscita dal locale.
Si afferma a sorpresa il connubio auto-cibo che in parte si credeva superato.
Oltre
14 milioni gli italiani on the road: le vie ad alto traffico come laboratorio
di meal & snack solution
La ricerca di ACNielsen ha isolato dalla restante popolazione la componente
di coloro che dichiarano di guidare più di un ora al giorno: 14 milioni
e 500 mila individui, equivalenti al 29% dell'intera popolazione italiana. Un
altro 23% guida quotidianamente da mezz’ora a un’ora. Guidare, implica
per quasi un 1/3 del campione maggiore dei 18 anni, un’importante sottrazione
di tempo a tutte le altre attività. I regimi di mobilità incidono
sulle pratiche alimentari più di preoccupazioni d'ordine salutista o
edonistico: il connubio auto-cibo influisce su composizione, forma e modalità
di consumo dei cibi rapidi e semplificati; e i luoghi collocati strategicamente
sulle vie ad alto traffico sono un magnifico e proficuo laboratorio di meal
& snack solution. Importante, per chi guida lungamente, è l’atmosfera
del luogo di ristoro (gestione degli spazi, dei colori, dell’ambiente
sonoro, del simbolismo) che deve associarsi con la psicologia e le tensioni
di chi è immerso in un ritmo di vita sicuramente più frenetico
di altri. Rilevante, per il campione, è ovviamente l’accessibilità
del locale e la disponibilità di parking: in breve ci sarebbe spazio
anche in Italia per formule che riprendano il fascinoso mito americano del diner
inventato appunto per una popolazione costantemente on the road. Tuttavia nel
nostro Paese (eccezion fatta per iniziative come i bikers café e hotel
che hanno individuato un loro core-target molto peculiare) non c’è
ancora una specifica attenzione ai cibi e alle bevande per chi guida, al contrario
degli Stati Uniti (nei quali almeno la metà della popolazione consuma
ogni giorno qualcosa all’interno della propria vettura) dove sono un importante
riferimento per il marketing.
Il popolo che vive in simbiosi con l’auto manifesta una divergenza interessante
in fatto di abitudini ed atteggiamenti alimentari. Più propenso alla
vita notturna per lavorare, divertirsi o studiare (+21% rispetto alla media),
più attivo degli altri (+9%), attento alle novità (+12%), più
fiducioso in sé stesso (+6%) si sente tuttavia provato dal ritmo frenetico
(+20%). Non stupisce allora che il suo pasto principale divenga quello serale
(+26%), mentre nell’arco della giornata l’alimentazione deve rispondere
in primo luogo ad un requisito di efficienza e funzionalità (la metà
di questi assidui guidatori frequenta con assiduità il bar: +38% rispetto
alla media) e in subordine a quello della qualità. Ama stare a tavola
(+9%) ma ha superato i retaggi negativi nei confronti della modernità
alimentare e ritiene che la qualità dei piatti pronti surgelati che ha
consumato nel 21% dei casi equivalga, in buona misura, a quella delle preparazioni
tradizionali. Sospinto dal suo nomadismo, apprezza soprattutto la varietà:
assaggerebbe tutte le birre del mondo (+37); proverebbe tutti i tipi di pizza
(+11%); cambierebbe il gusto degli alimenti con tante salse diverse (+6%); sceglierebbe
quando è possibile ristoranti differenti (+15%). Gran divoratore di snack
(+7%) desidererebbe avere bocconcini di pollo pronti in sacchetto (+6%). Soprattutto
sarebbe disposto ad accompagnare la “rivoluzione del bere” acquistando
bevande che non solo dissetino ma nutrano (+31%), e in virtù del dinamismo
esistenziale in cui è immerso sente anche il bisogno di una integrazione
degli alimenti con maggiori vitamine (+19%): sarebbe dunque anche il potenziale
cliente dei Juice-Bar che preparano sull’esempio dell’americano
Jamba Juice, succhi vegetali freschi a base di frutta e ortaggi (+9%). Questa
componente sociale è senza dubbio quella più aperta alla cucina
etnica che apprezza dal 10 al 40% più della media degli Italiani: cucine
che non a caso possono essere pratiche e veloci e di facile asporto.
La
rilevanza degli stili di vita nell’alimentazione extradomestica: il dinamismo
di taglio modernista fra passione tecnologica e inclinazione edonistica
Esiste un’ovvia, quanto diretta, relazione tra stili di vita e consumi
alimentari extradomestici. I grandi fruitori della alimentazione fuori casa
si dichiarano apprezzabilmente più fiduciosi in sé stessi (+6%
rispetto alla media); capaci di gestire gli aspetti conflittuali della vita
(il 51% si sente in grado di raddrizzare i mali del mondo). Consci di appartenere
al nucleo portante della società italiana impegnato nel lavoro, nella
ricerca e nello studio (+9% sulla media). Un atteggiamento (socio-demograficamente
più correlato alle aree del Nord-Italia e a quelle metropolitane, con
una prevalenza delle classi più giovani, della componente maschile e
dei livelli di istruzione superiore) ispirato al concetto di progresso, un dinamismo
di taglio modernista che va all’insegna di un continuo miglioramento del
proprio livello culturale ed economico; di una predisposizione alle tecnologie
più avanzate (il 73% ha grande fiducia nella tecnologia informatica);
di un’apertura psicologica verso la cultura internazionale o globale (il
42% si sente cittadino del mondo). Sono individui generalmente attenti alle
novità (il 76% se ne dichiara molto attratto) in ogni campo sia musicale
che estetico o tecnologico (+18% rispetto alla media) e decisamente aperti al
cambiamento, non ultimo quello gastronomico. Essendo maggiormente influenzabili
dai canoni estetici riproposti dal sistema dei media, sono più sensibili
agli aspetti edonistici (il 36% pensa che ai belli si perdoni più facilmente);
tendono a vedersi più belli della media (il 64% è soddisfatto
del suo aspetto); sedotti dalla bellezza altrui (il 56% dichiara che chi è
bello ha maggior successo). Per loro mangiare fuori casa significa essere inclini
a conoscere gli altri, ad esibirsi, recitare, assistere alle recite altrui,
adattarsi a convenzioni vecchie e nuove, infrangerne altre: mangiare bene diventa
secondario, importante è allinearsi con i valori più epidermici
ed edonistici della cultura popolare contemporanea.
Quando le invasioni
di campo avvengono anche fra le filosofie gastronomiche
Esistono però altre invasioni di campo, quelle tra filosofie gastronomiche
diverse che inducono progressivi cambiamenti sul piano del gusto. A soddisfare
il palato entrano in gioco anche le atmosfere, le ambientazioni, le luci, i
colori (il 36% del campione ritiene che l’atmosfera qualifichi il punto
di vendita): da qui l’ulteriore successo dei locali tematici che offrono,
oltre a piatti e bevande, anche gadget e oggetti di culto consumistico: come
il maneggio western che adatta la sua cucina al proprio stile; il centro benessere
che applica gastrosofie orientali; l’agriturismo che offre menu in linea
con la storia del luogo.
Le invasioni di campo riguardano anche la sfera dell’immaginario alimentare
e della sensorialità. Ne derivano imbastardimenti che entrano a far parte
di nuove abitudini alimentari: il continuo trasferimento di specialità
tipiche dal contesto originario al consumo di massa; certi prodotti etnici adattati
al gusto nazionale: sushi e tempura all’italiana, kebab con carni alternative
a quelle ovine, cous-cous conditi diversamente e via elencando.
In ascesa il cibo
semplificato. La caprese: piatto unico o panino? E tra i desideri degli italiani
spunta un fast-food a base di pesce.
Un’altra invasione di campo. Quello che potremmo chiamare cibo spezzettato,
a porzioni, ovvero semplificato ruba spazio alle preparazioni classiche del
menù italico. Gli snack e i sandwich sono sempre più facili da
reperire, ma anche più buoni e salutari; diventano parte appetibile e
irrinunciabile dei regimi alimentari (il 29% del campione consuma snack al mattino,
il 32% nel pomeriggio e prima di cena); capaci di offrire suggestioni gustative
tutt’altro che disprezzabili (il 60% ama il brunch). L’arricchimento
degli ingredienti di sandwich, tramezzini, panini, roll e di tutta l’ampia
gamma dei panificati farciti è alla base di una tendenza che non si limita
a nuove invenzioni del gusto, ma offre anche composizioni bilanciate di apporti
nutritivi. Egualmente si diffondono le varianti del panino/sandwich ottenute
con prodotti biologici e/o ricchi di fibre. Ciò consente in prospettiva
di superare i residui preconcetti relativi alla sua potenziale insalubrità.
Il miglioramento oggettivo e percepito degli snack si lega alla scelta accurata
dei suoi ingredienti tale da garantirgli una superiore freschezza rispetto ad
altri alimenti confezionati ed un minor contenuto di agenti conservanti e stabilizzanti.
Una interessante novità riguarda l’adesione del pubblico più
giovane all’idea di arricchire il panino o il sandwich con un cibo salutare
per antonomasia: il pesce, un’idea già sfruttata all’estero,
ma tuttora latente in Italia. E al 40% degli italiani piace l’idea di
un fast-food a base di pesce. Si afferma simultaneamente la preferenza dei primi
piatti veloci in sostituzione degli abituali panini. Siamo di fronte cioè
ad una invasione di campo fondata sulla confusione di posizionamento tra snack
e piatti unici leggeri e veloci. La differenza tra le due formule infatti consiste
soltanto nella disposizione dei medesimi ingredienti. Esempio è la classica
insalata caprese che può essere contenuta all’interno di un panino
morbido o essere disposta separatamente in un piatto da accompagnare con il
pane.
Bar:
l’assortimento è donna
Per gli italiani la cortesia e la simpatia del gestore restano centrali per
un punto di vendita di successo (74%), seguiti dalla varietà, qualità
e della freschezza dei prodotti offerti (42%). Importante anche la strutturazione
del locale in termini di convivialità e di piacevole e comoda permanenza
al suo interno. I bar, i caffè e i ristoranti si stanno peraltro femminilizzando.
Con riferimento ai prodotti offerti, questa invasione di campo femminile implica
quasi un raddoppio dell’assortimento. Infatti le preferenze di uomini
e donne divergono. La componente femminile spinge in direzione della delicatezza,
della profumazione più ricca e sottile e relega i gusti più tradizionali
al segmento maschile. Si spiega così l’apprezzabile successo dei
gusti floreali un tempo al limite degli usi alimentari (violette, rose, mimosa,
ecc.) e quello dei caffè d’origine o aromatizzati, che nel 2004
hanno cominciato ad intaccare il monopolio dell’espresso denso, nero,
molto amaro e molto maschile.
Universo beverage:
salutismo, modularità, funzionalismo, gratificazione. La nuova frontiere
della tisana fredda
Il mondo delle bevande vive l’esplosione della varietà di formule
e gusti che ha letteralmente dilatato in ampiezza e in profondità l’assortimento
del settore. Tra le molteplici direttrici dei nuovi modi di bere: l’arricchimento
delle proprietà nutrizionali delle bevande; la modularità del
tasso di alcoolicità (molto blando in certe birre e nei mixer, più
accentuato in quello degli spiriti) per coprire tutte le preferenze di un pubblico
esteso; la logica del funzionalismo (bevande energetiche e curative); la gratificazione
orale delle nuove formule e dei nuovi mix; la crescente separazione tra preferenze
maschili e femminili. Le nuove invasioni di campo possono essere individuate
in molti contesti. Alcuni esempi: le tisane che da calde e funzionali diventano
fredde e dissetanti; le acque minerali personalizzate (oligoelementi) e aromatizzate;
la tenuta dei mixer a basso tasso di alcolicità che invadono il campo
dei liquori dolci.
L’estetica
della birra: tecno-fantascientifica o neoromantica
Bevanda conviviale (80% di consenso), la birra si consuma in primo luogo con
gli amici e in tutte le occasioni. Mantiene tuttavia la sua primaria collocazione
come bevanda notturna (il 46% la beve in questa occasione), da dopocena, ciò
che spiega il successo del segmento innovativo delle birre speciali (il 32%
ritiene che qualifichino l’offerta di un bar), terreno di esplorazione
incessante per un pubblico giovane che sostiene un silenzioso ma spettacolare
processo di acculturazione, che produrrà mutazioni di rilievo del mercato.
La birra vive anche di una propria estetica: pub/birrerie sempre più
raffinati nella cura dei dettagli garantiscono un’ampia scelta ai potenziali
consumatori; nella media della popolazione resta tuttora al primo posto lo stile
irlandese e al contempo la formula tecno-fantascientifica. Va anche segnalato
il posizionamento dello stile gotico legato ad una diffusa cultura giovanile
incline al neoromanticismo di hits cinematografici come Il signore degli anelli
o Van Helsing. Interessante anche la tendenza Route ‘66 che riporta in
auge il mito dell’America anni ’50-60. In conclusione: in un locale
a tema, assieme ad una birra, oggi si compra anche una piccola emozione.

Le
foto di questo servizio. 1: Trattoria a Firenze, di notte. 2: La carne, in Sicilia
a Milo (la mano è dello scrittore gastronomo Carlo Ravanello); 3: Primo
Piatto in Scatola a Vicenza. 4: Stufatino di capriolo in barattolo con polentina
da passeggio ancora a Vicenza (Barbara Amati e mani di Luigi Russolo, direttore
della rivista Sapori d’Italia). 5: Vetrina di negozio di casalinghi a
Siena, di notte.