Occasioni visive, teatrali e musicali
Sono fuori dal tunnel… della Galleria D’Accursio
di Gioia Gardo

 

“…C’è un’altra operazione che dovrebbe essere veramente portata avanti e pubblicizzata, che è quella dei designer anonimi. Noi non ci rendiamo mai conto, guardando tanti oggetti, di quante cose importanti sono state fatte dagli uomini e non sono firmate. Prendete l’ombrello, per esempio; oppure il tappo a corona delle bottiglie, per esempio. Pensate che cos’è! Fra l’altro, immaginate questo tappo a corona, pensate a questo piccolo oggetto fotografato, ingrandito. Diventa un quadro meraviglioso. Perché sempre, quando c’è un qualcosa di valido, è valido fino in fondo: è valido il disegno; è valido non solamente fotografato; è valido sempre”.
E’ Dino Gavina che sta parlando durante un’intervista rilasciata a Rai Educational. Sono le parole di un entusiasta, di chi sa ancora vedere con sguardo autonomo quello che gli sta intorno, di uno dei padri del design italiano. Quando faccio il caffè con la Caffettiera Bialetti, penso la stessa cosa che dice lui. Eppure è vero che, persa tra lo scatolame, scema un po’ la sua aura.
Al grande pubblico, cui è indirizzata la mostra Moderni e contemporanei: 100 opere nel sottopassaggio Accursio, andrebbe offerta l’occasione di valutare le opere in un contesto quantomeno accettabile. Questo forse Gavina l’ha dimenticato. E anche un po’ di savoir faire ha dimenticato questo coraggioso curatore che naviga tra le tormentose acque pre-elettorali. Sparare a zero, e a tutto tondo, su un mondo dell’arte così diramato e differenziato come è quello d’oggi non è delicato né, forse, del tutto giusto. Nel catalogo ufficiale della mostra afferma infatti che “Da Bologna parte l’idea di reagire a tutto quello che da troppo tempo ci viene presentato inopinatamente come arte: quasi sempre uomini e lavori assurdi contrabbandati come grandi opere contemporanee. Ogni giorno, in ogni luogo, pubblico e privato, ci opprimono con i “soliti noti”. Un’organizzazione commerciale internazionale, dalla capacità di comunicazione diabolica". Cento opere accozzate in uno spazio che somiglia più ad una sala d’aspetto ospedaliera che all’ennesimo prestigioso luogo “restituito ai bolognesi” non sono un buon modo per rendere merito agli artisti che ha selezionato. Non ha rischiato del suo questa volta Gavina, come fanno tanti galleristi, e sembra aver colto l’occasione per sciacquarsi sgarbianamente la bocca più per vanto personale che per reali motivi di acredine nei confronti di un sistema che, almeno in certa parte, condivide. E allora perché non proporre davvero una bella mostra dedicata ai designer anonimi? Per giudicare però bisogna conoscere e Dino Gavina è una di quelle persone che si sarebbe detto potesse parlare a ragion veduta. E’ un designer d’avanguardia, che ha saputo far convivere cultura (anche se la parola non gli piace - dice - perché troppo abusata) e produzione con una misura non consueta.

Moderni e contemporanei: 100 opere
Galleria d’Accursio, fino all’11 luglio.

Quando nasce una nuova galleria…
Quando nasce una nuova galleria, parlo naturalmente di una galleria che parte con un progetto, mi sento ripagata dello stress che mi causa la continua chiusura di cinema che avviene nella nostra città. Agenzia04 ha aperto il 3 giugno con la prima mostra, “Freeze”, in un ex magazzino ristrutturato ad hoc in via Brugnoli 19/c. Lo spazio si propone di presentare progetti dedicati alle ultime novità del panorama artistico contemporaneo, soprattutto a giovani talenti in crescita nel mercato internazionale ma ancora quasi sconosciuti in Italia. Il primo progetto è dedicato ai paesi nordici ma sono in programma altre proposte che interesseranno la Francia, l’Asia, gli Stati Uniti, senza dimenticare artisti italiani emergenti. Vale la pena di dare un’occhiata a un quartiere, quello che viene già chiamato “Manifattura delle Arti”, che sta rinascendo con grandi speranze.

“Freeze”: Lise Blomberg Andersen + Trine Boesen + Tiina Ketara + Julie Nord. Agenzia04, fino al 31 luglio

Una bella scoperta
Si chiama Ivo Gensini, è uno scultore ed espone nella ex chiesa di San Mattia in via Sant’Isaia le sue opere. Bellissime: magmatiche e razionali, “forti e fragili”, come dice Massimo Isola nel testo critico sul catalogo. L’artista sta al banco collocato a fianco dell’ingresso, timido e inconsapevole del suo valore; se vede interesse si fa coraggio e parla un po’. Sembra frastornato lui stesso da quel luogo bellissimo in cui vede le sue sculture. Fino a poche settimane fa erano accatastate tutte insieme nella stessa stanza a casa sua. Poi un grande successo e tanta gente “che conta” che dà per scontato che faccia parte del mondo dell’arte. L’ha chiamato ad esporre anche Gavina, ma lui non si sente del giro. E non sa nemmeno se gli converrà. Gli chiedono di produrre in serie, è una legge del mercato, e lì a San Mattia lui espone quasi tutto quello che ha. Ci vogliono settimane a fondere ferro, acciaio, bronzo, zinco, rame e a comporli come vuole lui. E poi ci vuole ispirazione. Quella viene quando vuole lei. Andate a vedere la sua mostra (per tutto giugno): c’è una bella scoperta da fare.

Ivo Gensini, studio: Via Miller, 222 Forlì.
Tel. 0543.33553