La
logica della proibizione
I
sette italiani su dieci che non fumano non si sono precipitati a godersi
l’aria pura al ristorante: questa è la notizia. Bambini ed
anziani, che rappresentano la quota maggiore della categoria, continuano
gli uni ad andare a letto presto la sera e gli altri a risparmiare sulla
pensione sempre più preoccupati per quanto sta accadendo alle finanze
del nostro Paese e soprattutto alle loro proprie tasche. Il ministro Sirchia,
di cui si leggono avventure inquietanti sui giornali di questi giorni,
annuncia soddisfatto l’avvento della legge sul fumo e si prepara
ad alzare il tiro del salutismo obbligatorio puntando l’indice accusatore
sul consumo di sostanze alcoliche. “Sistemate le sigarette è
il momento di pensare all’alcol” ha infatti ripetuto con enfasi
al microfono di numerosi colleghi. Con questi chiari di luna non ci sono
le premesse né per un mercato tonico né per un mondo divertente:
potremmo ritrovarci a sperimentare la noia di un corpo troppo sano in
un mondo troppo grigio. Io che ho un’età difficile, troppo
giovane per essere anziano e troppo vecchio per rimanere ad oltranza semplicemente
adulto, comincio a fare i conti col mio carattere che ogni giorno di più
si rifiuta di confrontarsi con la realtà e che tende a considerare
aliene le convenzioni che non comprende. E non comprendo quanto e come
la logica della proibizione possa aiutare noi tutti a vivere meglio guidati,
invece che da una tonica educazione soggettiva, da severe norme comportamentali
sancite per legge e comprese nel codice penale. Educati a norma di legge,
viene da pensare, e divisi in categorie a seconda del nostro modo di essere:
venti milioni di fumatori, cinque milioni di obesi, sei milioni di consumatori
di marijuana e dei suoi derivati, più di un milione di omosessuali
dichiarati e soddisfatti, un milione e mezzo di alcolisti, ventitrè
milioni di giocatori di cui una buona percentuale addirittura dipendente
e rovinata, un milione di immigrati legali e due milioni di illegali,
un milione di esagitati del pallone, due milioni e mezzo di poveri in
continuo aumento. Tutti razzisti gli uni contro gli altri, sciovinisti
nell’interpretare un unico modello di convivenza accettabile, assicurati
contro ogni rischio ipotizzabile: imprigionati dal pensiero della sicurezza
individuale e vittime del sogno di una possibile immortalità del
proprio corpo. Tutti a girare in tondo come tanti topolini ciechi privati
della capacità di decidere per sé stessi e di progettare
una qualità accettabile della propria vita. Il sogno delirante
di una legge per ogni evenienza tende a sostituire ogni progetto educativo.
I provvedimenti della politica sociale non fanno che aumentare le differenze
tra le persone e portano a discriminare le minoranze che, di volta in
volta, si presentano davanti al mirino. |