Una storia (e una
salsiccia) del medioevo per la tavola
di Lucio Mazzi
Dovete sapere che il monacolongobardo Anselmo (che sarebbe stato l’unico
santo longobardo
e che aveva fondato nel 749 il monastero di Fanano), ricevette nel 752
dal cognato Astolfo re dei Longobardi una cospicua donazione di terre
a Nonantola. Sembra che nel viaggio da Fanano a Nonantola, Sant’Anselmo
abbia fatto tappa a Roffeno e che nelle vicinanze, sulla strada che oggi
conduce a Tolè ai piedi del monte Pigna, abbia fondato un piccolo
monastero con una chiesa dedicata a Santa Lucia i cui primi documenti
risalgono al 948, quando Papa Agapico la fece restaurare. Il Borgo di
Santa Lucia rimase come tale, nel suo isolamento montanaro, fino al 1967,
quando un piccolo gruppo di allevatori della zona fondò la Cooperativa
di Santa Lucia e costruì l’attuale caseificio di fronte alla
chiesa, per la trasformazione del latte in parmigiano secondo una tecnica
di conservazione appresa dai monaci benedettini che oggi si rinnova con
la produzione di Sua Maestà il Nero, il famoso formaggio di montagna
“cappato” come vuole la tradizione millenaria. Dalla lavorazione
di Sua Maestà il Nero deriva il siero di latte, utilizzato per
un piccolo allevamento di circa 650 maiali che permette di ottenere carni
di assoluta qualità.
Ed è proprio per far conoscere questa qualità che la cooperativa
ha ora investito ingenti risorse per la produzione di tutti i prodotti
di derivazione suinicola della tradizione emiliana che ora portano il
marchio Salumificio di Santa Lucia.
Oltre all’allevamento dedicato a questa produzione di nicchia, la
Cooperativa ha da due anni in essere un tentativo di allevamento di Mora
di Romagna, un pregiatissimo suino in via di estinzione dalle cui carni
squisite si ottengono salumi di particolare pregio.
Proprio nella ricerca degli antichi sapori il Salumificio di Santa Lucia
propone, in quantità limitata, un’assoluta novità:
la Salsiccia Gialla (una salsiccia arricchita da formaggio
pecorino e zafferano) la cui ricetta risale al 1547, ma che era già
consumata da tempi immemorabili all’ombra della Ghirlandina. Volete
assaggiarla?
La trovate a “La Vecchia Malga”, in Via Roma 55, a Zola Predosa.
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