Andrea
Sussi è arrivato al Bologna il campionato scorso. Mazzone lo accolse
così: “Non era la nostra prima scelta e neanche la seconda... Abbiamo
preso il meno peggio”. Lui non si è scomposto: era fuori rosa nell’Ancona,
squadra tristissima e già retrocessa quattro mesi prima della fine del
campionato, e ritrovarsi nuovamente in A (e non fuori rosa) per lui doveva già
essere un gran risultato.
La prima volta che venne intervistato dichiarò molto timidamente di sentirsi
una sorta di miracolato per ritrovarsi a giocare ad alto livello pur non essendo
un fine dicitore della pedata. Quando, qualche settimana fa, ha vinto il premio
Sky come migliore in campo, ha chiesto con sincera incredulità se non
lo avessero scambiato per un altro: lui era solo Andrea Sussi... In realtà,
questo calcio di fighetti abbronzati che scoppiano dopo un tempo, di stars che
si comportano da teppisti (tipo il Totti che calpestò bellamente Loviso
in Bologna-Roma o che insulta pesantemente gli avversari e che, eventualmente,
prende a sputi in faccia qualche avversario in mondovisione), di fenomeni che
mandano impunemente affanculo arbitri e allenatori, ecc. Ecco, un calcio così
di personaggi come Andrea Sussi ha un maledetto bisogno.
Durante Bologna - Parma, il 3 febbraio scorso, Sussi ha fatto un gol da favola.
Se le televisioni e i giornalisti sportivi servi di MilanInterJuve avessero
ancora un barlume di lucidità e di orgoglio professionale, quel gol dovrebbero
adottarlo come sigla dei loro programmi. Quel gol andrebbe fatto vedere ai cinni
a scuola. Quel gol andrebbe messo su una videocassetta e allegato a TUTTI i
giornali (altro che le Rimonte dell’Inter, mio dio!) E non perché
è stato un gol incredibile per realizzare il quale un giocatore (non
Del Piero, non Vieri, non Totti: Andrea Sussi) ha messo a sedere con due finte
mezza difesa avversaria e ha sparato nell’angolino, ma perché quel
gol l’ha fatto Andrea Sussi (Non era la nostra prima scelta e neanche
la seconda... Abbiamo preso il meno peggio). Uno che in serie A aveva segnato
solo una volta, anni fa. Uno, soprattutto, che da quando è arrivato a
Bologna non ha fatto altro che sgobbare, guadagnando giorno per giorno la fiducia
dell’allenatore, quella dei compagni e quella della gente che paga il
biglietto. Uno che, a differenza di tanti pallonari miliardari, neppure per
un momento ha smesso di pensare di essere una sorta di miracolato (lo si vede
per quello che fa e che dà sul campo), che neppure per un momento ha
smesso di rendersi conto di aver avuto (come tutti i calciatori professionisti
che invece spesso e volentieri lo dimenticano) moltissimo dalla vita: forse
molto di più di quanto si possa sperare. Uno cui quel gol resterà
per sempre negli occhi e nel cuore. Dopo il gol è impazzito di felicità:
non si è tolto la maglia per far pubblicità a qualche sponsor,
non si è messo ad inscenare qualche pantomima idiota come tanti colleghi.
Non ha fatto gesti irriverenti verso avversari o pubblico: è semplicemente
impazzito di gioia, e i compagni con lui. Lo hanno sommerso e festeggiato come
non ricordo di aver mai visto festeggiare qualcuno dopo un gol. Neanche quello
di Tardelli ai mondiali. E non perché quel gol spianava la strada alla
vittoria: perché quel gol l’aveva segnato lui: Andrea Sussi. Su
questo nessuna discussione. Per anni a Bologna abbiamo parlato di Mitico Villa;
sarebbe ora di iniziare a parlare di Mitico Sussi.