Vino bianco e salute: buone nuove dall’Emilia
di Umberto Faedi


Il 3 giugno nelle sale di Villa Sorra a Castelfranco Emilia sono stati presentati in anteprima i dati emersi nel corso delle sperimentazioni.


Uno studio approfondito sviluppato dal professor Alberto Bertelli, presidente della commissione dell’Office Internationale du Vins “Vino, nutrizione e salute” ha evidenziato la funzione positiva di alcune tipologie di vino bianco individuate in Emilia.
La ricerca si è focalizzata sul territorio ubicato tra le province di Bologna e Modena che comprende i comuni di Bologna, appunto, San Giovanni in Persiceto, Crevalcore, Sant’Agata Bolognese, Trebbo di Reno e Calderara; mentre per l’altra provincia: Modena, Castelfranco Emilia (che fino al 1929 faceva parte della provincia di Bologna), Nonantola e San Cesario sul Panaro. Queste zone sono sempre state terre di confine sin dal periodo del Regno Longobardo che toccava l’Impero Bizantino per arrivare nell’Ottocento a diventare il confine tra il Ducato Estense e lo Stato Pontificio.
In particolare vitigni storici ed autoctoni quali il Pignoletto (originario pare di Bentivoglio), il Montuni ed il Bianco di Castelfranco hanno evidenziato all’analisi caratteristiche positive per l’organismo umano paragonabili a quelle finora evidenziate e pubblicizzate per vitigni a bacca rossa, in particolare nei vini riconosciuti ed autorizzati dalla Doc Reno, e cioè Pignoletto, Montuni e Bianco.
La ricerca, presentata in marzo a Bruxelles in un convegno scientifico a porte chiuse davanti ai rappresentanti di 45 nazioni, ha evidenziato che i vitigni bianchi della Doc Reno sono presenti da centinaia di anni in quella zona che confina con vaste aree coltivate con vitigni a bacca rossa.
Le popolazioni della pianura Padana e dell’Emilia sono note per non aver certamente seguito nel corso dei secoli la dieta mediterranea, bensì per il tipo di alimentazione basato sul consumo di carni suine, insaccati, burro ed altri prodotti lattiero caseari. Una attitudine che dovrebbe portare in teoria ad abbinare questi alimenti con vini rossi e tipologie sicuramente molto presenti anche in zona come i Lambruschi, che hanno effetti positivi nella prevenzione delle malattie cardiovascolari evidenziati negli ultimi anni da vari gruppi di scienziati. Questi effetti sono oggi riconosciuti anche ai vini bianchi come è stato dimostrato dalle analisi condotte su Pignoletto, Montuni e Bianco. Attualmente all’Istituto di San Michele all’Adige stanno analizzando 30 vitigni autoctoni italiani a bacca bianca. Dalle prime ricerche è emerso che in alcuni campioni di vitigni friulani sono state rintracciate buone presenze di acido caffeico.
Nel corso di un simposio organizzato il 3 giugno dal Consorzio Vini Doc del Reno nelle sale di Villa Sorra a Castelfranco Emilia sono stati presentati in anteprima nazionale i dati emersi nel corso delle sperimentazioni.
Il Consorzio di Tutela Vini del Reno è costituito da 1100 produttori che coltivano un area complessiva di circa
ottocento ettari di vigneto.
La vendemmia del 2003 ha determinato una produzione complessiva di 62.660 quintali di uve con un aumento pari al 22,65 % rispetto all’annata precedente.
La commissione tecnica ha provveduto a esaminare 42 partite di vini che sono risultate tutte idonee e dalle quali sono stati prelevati i campioni per lo studio. Nel corso della sperimentazione i campioni hanno dato prova di poter diminuire significativamente la presenza di alcune molecole proinfiammatorie e proaterogeniche. Particolare importanza riveste l’individuazione nei vini di questo territorio dell’acido scichemico che abbassa la concentrazione del processo ateriosclerotico. Sono stati individuati vari antiossidanti utili nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Questi fattori sono stati rintracciati in studi compiuti da scienziati cinesi che hanno riscontrato nell’acido scichemico lo stesso potere benefico dell’anice stellato paragonabile a quello di alcune piante medicinali coltivate in Ecuador.
Buono l’effetto come anticoagulante piastrinico e ipochemico ed anche l’azione antinfiammatoria vascolare.
L’azione si estende ad una funzione di abbassamento delle citochine pericolose e sulla loro secrezione.
L’acido scichemico inibisce inoltre l’espressione della citochina responsabile della progressione della placca aterogena e non altera la funzionalità delle cellule evitando di modificarne le attività fisiologiche.
I risultati sono stati ottenuti con percentuali di dosaggio molto inferiori rispetto a quelle individuate nei vini bianchi della Doc Reno.
Gli studi epidemiologici confermano che l’assunzione giornaliera di alcuni bicchieri di vino bianco fa bene alla salute e può aiutare a mantenere in forma il fisico.
E’ cominciata la fase di declino per i rossi nelle preferenze dei consumatori attenti alla salute? Sarà il mercato a rispondere a questo quesito.


Gino Veronelli nel suo studio fotografato da Beppe Lo Russo