A ritroso nel bicchiere con una verticale di Caluso Passito
di Riccardo Milan
Su invito di Umberto Gily, della Vignaioli Piemontesi, abbiamo partecipato ad una verticale di Caluso Passito davvero unica. Si sono infatti degustati undici passiti: dallAlladium 96 di Cieck al Passito Boratto del 27, passando per anni più o meno lontani, o addirittura sconosciuti alla nostra memoria (che estate fu? piovve? usavo ancora il motorino?): il Sulé 95 di Orsolani, il 90 di Vittorio Boratto, l87 di Marco Picco, l84 sempre di Picco, l80 e il 79 di Boratto, il 78 sempre di Boratto, il 70 e il 65 di Picco. La degustazione, guidata dallo stesso Gily, ha visto la partecipazione di giornalisti e produttori ed era inserita in una tre giorni, "Caluso Passito Days": degustazioni guidate, visite a cantine, mostre, abbinamenti cibo vino. Di più di questo, però, non sappiamo. Il Caluso Passito, frutto dellappassimento dei migliori grappoli di Erbaluce, ha una storia molto lunga. Se ci fossero, dunque, si potrebbero aprire bottiglie ancora più dantan. Due tracce storiche per tutte: il cantiniere di Papa Terzo Farnese, il pontefice del famoso Concilio di Trento, riferisce che sua Santità amava molto il vino liquoroso prodotto dalle parti di Ivrea; nel 1885 il Passito ottenne la medaglia doro allEsposizione Generale di Parigi.
È ancora oggi prodotto nel Canavese, un'area a nord di Torino, da grappoli di Erbaluce, "unuva citiamo testualmente - soda, ricca di acidità, capace di passare i mesi dellinverno sulle stuoie ad appassire naturalmente" ("Piccole doc: i vini preziosi del Piemonte", ed. Vignaioli Piemontesi). Le zone di appassimento delle aziende vinicole sono di per sé uno spettacolo.
Della degustazione ricordiamo tutte le fasi - nonostante lalta concentrazione di profumi, sapori ed alcool - e si sono fissati nella nostra memoria alcuni passiti assaggiati: in assoluto il migliore ci è apparso il Caluso Passito 79 di Vittorio Boratto. Un vino dai profumi ordinati ed integri in cui spiccava la frutta candita, dallottima consistenza e dallequilibrio appena venato damaro sul fondo; sicuramente validi i due passiti giovani assaggiati, lAlladium di Cieck e il Sulé di Orsolani: il primo dai profumi freschi, floreali, con note mielose. Buona consistenza. Armonico al palato; il secondo dai profumi più caramellati e più dolce in bocca. Il primo più da meditazione, il secondo decisamente da dolci.
E i passiti più antichi? Il Caluso Passito 65 di Marco Picco era velato e lossidazione, nel colore e nelle note del gusto, si faceva sentire. Comunque più che discreto ed armonico al palato. Buono! Altrettanto sorprendente, e forse di più, il Caluso Passito del 1927. Lossidazione era evidente e leggera nei profumi (note di mallo di noce, acetoni) ma nascosta nel gusto. Il corpo, discreto, e in bocca larmonia dellinsieme si tradiva sul fondo con note amarognole, comunque gradevoli.
Gli ultimi momenti della degustazione li abbiamo passati osservando questanziana bottiglia: una bordolese trasparente, più tozza e bassa del normale, etichettata ancora, carta elegante, atmosfera gotica: un rudere di una chiesa diroccata saffiancava infatti alla scritta obliqua, in corsivo inglese, "Vino Passito", sovrastando due belle medaglie vinte dal produttore allEsposizione Canavesana del 1901. Neppure un numero romano a portarci nella realtà di quei giorni.