| Vino senzalcol: siamo già a fase
due La
sperimentazione per la produzione del vino dealcolato è
praticamente conclusa: probabilmente entro lanno il
prodotto
di Andrea dal Cero
Una giornata
senza sole, lalfabeto senza le vocali, il vino
senza lalcol?
Eravamo nel periodo natalizio ma la notizia, anche se
trasmessa in modo affrettato, mi aveva colpito
profondamente: da qualche parte qualcuno stava
progettando di dealcolare il vino e io non ne sapevo
niente: dovevo rimediare!
La ricerca non è stata particolarmente difficile anche
perchè la cosa stava e sta tuttora succedendo
praticamente appena fuori dalle mie finestre. E
bastata qualche telefonata per saperne molto di più.
Innanzitutto chi ha avuto lidea. LHydrocontrol
S.r.l. di Reggio Emilia è unazienda che opera nel
campo delle apparecchiature per il trattamento delle
acque e che realizza impianti di idro-osmosi per la
potabilizzazione. Quando ha avuto lidea di
applicare questo principio e anche quello dellosmosi
inversa ai succhi alimentari si è orientata in un primo
momento soltanto verso i succhi di pomodoro e di fragola.
La concentrazione di un succo per mezzo della temperatura
cambia le caratteristiche organolettiche del prodotto dorigine
e ne diminuisce sensibilmente lapporto vitaminico.
La riduzione per osmosi mantiene invece intatte le
peculiarità delle sostanze dorigine: basta mettere
il succo fresco a contatto di una membrana che ha dallaltra
parte un liquido estrattore con una maggiore
concentrazione salina e per osmosi lacqua contenuta
in un liquido passa nellaltro. In teoria è molto
semplice. Lidea di estrarre con lo stesso principio
lalcol dal vino è venuta a Rossano Caroni, tecnico
della Hydrocontrol, che già stava utilizzando questo
procedimento sui mosti concentrati. Di lì il passo è
stato breve. La Hydrocontrol fa parte di un consorzio che
si chiama Coimex e che si occupa di curare per le aziende
lottimizzazione delle risorse finanziarie e le
richieste per i finanziamenti.
Tutto il progetto dellestrazione per osmosi è
stato finanziato con i fondi regionali della Comunità
Europea e curato dal consorzio che ha poi organizzato il
gruppo di lavoro di cui fanno parte anche il Dipartimento
di Ingegneria Chimica e lIstituto di Industrie
Agrarie dellUniversità di Bologna, lEnea e
il Centro Sperimentale delle Conserve di Parma. Caroni mi
dice che la prima fase di sperimentazione è già
terminata con la realizzazione del prototipo dellestrattore.
La seconda fase consiste nellindividuare lazienda
veramente interessata alla produzione. "Ovviamente
ho già assaggiato il vino dealcolato che abbiamo
ottenuto - mi confida Caroni - e
devo dire che, anche se non sono certamente un esperto in
materia, lo trovo molto diverso da quello normale.
E una bevanda dolciastra e spiccatamente acidula
che può però anche piacere. Comunque a lei non lo farei
proprio assaggiare".

La Donelli Vini
S.r.l. di Gattatico, sempre in provincia di Reggio Emilia,
ha tutti i requisiti di mercato e di commercializzazione
per il prodotto. Dal 1915 produce, imbottiglia e
commercializza vini, mosti, succhi duva e altre
bevande: una produzione di 18 milioni di bottiglie che
generano un fatturato che si aggira attorno ai 35
miliardi di lire, il 50% del quale viene realizzato allestero.
Mauro Donelli è lenologo che, oltre a chiamarsi
come lazienda, mi dice come stanno andando le cose
lì in casa loro. Mi racconta che le prime prove le hanno
fatte in maggio dello scorso anno usando limpianto
della Hydrocontrol. Un bianco di base Trebbiano con un 15%
di Chardonnay barricato ed un rosso di base Sangiovese
con un 15% di Sangiovese barricato che partivano entrambi
da 12,5 gradi di alcol sono stati portati dopo il
trattamento ad un residuo di alcol pari a 0,2 gradi. Il
primo obiettivo era stato raggiunto; il secondo, la
valutazione delle sensazioni organolettiche, si era
dimostrato accettabile.
Per la Donelli i Paesi mussulmani e quelli del Nord
Europa sono molto importanti e ritiene in questo modo di
potere agevolmente rifornire gli uni e gli altri
rispettivamente con vini completamente e soltanto
parzialmente dealcolati. Ci proverà anche sul mercato
italiano fidando sul consumo di chi non può più, per
motivi di salute, assumere alcol in nessuna forma. Una
normativa sul vino dealcolato ancora non esiste nel
nostro Paese. I tempi delloperazione sono legati
allottenimento delle autorizzazioni che lazienda
ha già richiesto ai vari ministeri per passare dal
progetto pilota alla fase industriale. Cè anche da
considerare che sottraendo alcol al vino lazienda
sta diventandone automaticamente produttrice; oltre che
dai ministeri delle Risorse Agricole e della Sanità dovrà
quindi passare anche per quello delle Finanze. La Donelli
conta comunque di poter uscire ufficialmente con il
prodotto entro lanno in corso. Anche se ancora non
cè unidea precisa di quello che sarà il
prezzo di questo vino, certamente costerà al consumo più
di un vino da tavola e comunque sempre di più del vino
base che è allorigine del processo di
dealcolizzazione.
"Come enologo devo ammettere che la morbidezza
finale che siamo riusciti fin qui ad ottenere non è
certo quella che si è abituati a trovare nel vino
normale - ammette Donelli - anche lacidità che si
avverte è davvero predominante. Ecco perchè siamo
orientati verso limpiego di vini aromatici con un
buon residuo zuccherino di partenza. Nel bicchiere, il
vino dealcolato appare di colore praticamente uguale a
qualsiasi altro vino dello stesso vitigno; al profumo
sono identificabili gli aromi primari del prodotto di
partenza, il corpo e la persistenza sono sorretti dalla
componente zuccherina".
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