Mercoledì, 26 aprile 2000

Dopo il telegiornale di ieri e i giornali di questa mattina è oramai certo che il comparto vino ha perso il suo ministro. Sembra strano e, per certi versi, fuori luogo trovarsi qui a rimpiangere un esponente della classe politica. Ma rimango convinto che Paolo De Castro fosse il nostro uomo: una preparazione da tecnico accompagnata da un buon corredo umanistico. La grinta dimostrata in sede comunitaria a difesa dei diritti dei nostri produttori e della qualità del nostro prodotto gli fa onore e lo distingue dai tanti "intercambiabili" che abbiamo avuto a rappresentarci. L’ultima volta che l’ho visto, a Verona meno di un mese fa, stava ripartendo lancia in resta per nuovi duelli in materia di olio extra vergine di oliva. Non so quanto fosse realmente affezionato a quel posto di ministro, quanto desiderasse invece avere incarichi a Bruxelles o per quanto tempo avesse pensato di rimanere a fare questo lavoro. So soltanto che ho visto stringersi attorno a lui il mondo del vino come non mi era capitato di vedere mai. So che stringergli la mano era piacevole e, a guardarlo dritto negli occhi, ricevevo una sensazione di affidabilità. Mi fa piacere riportare l’intervista che ebbi modo di fargli subito dopo la sua nomina a ministro dell’Agricoltura e che fu pubblicata sul n° 31 di capitaALvino.


Signor ministro, facci sognare!

E’ giovane, competente, figlio di un produttore di vino e sembra determinato. Sulla carta non gli manca nulla

di Andrea Dal Cero

Incontriamo il ministro Paolo De Castro a Bologna che è la sua città d’adozione. E’ a capo di un Ministero difficile, oggetto di un ancora recente referendum. Un Ministero che ha da poco cambiato la sua denominazione e sta per cambiarla ancora, proprio in un momento molto delicato per l’intera agricoltura italiana.

Signor ministro, sappiamo che lei è di casa a Bologna. Forse però non tutti sanno quanto lei sia profondamente legato a questa città.

Mi sono iscritto all’Università di Bologna nel 1976. Prima mi sono laureato in Agraria e poi ho frequentato la facoltà di Economia e Commercio dove attualmente ho la cattedra di economia e politica agraria.

Tutta una vita a Bologna quindi?

Da quando mi iscrissi all’università non ho più lasciato la città. La mia storia è tutta qui.

Nel settore vinicolo girano voci incoraggianti sul suo conto, si ha l’impressione di avere trovato un alleato. qual è, secondo lei, il motivo di tanto ottimismo?

Sono figlio di un produttore di vino e ritengo di avere una preparazione specifica per affrontare i problemi della nostra imprenditoria agricola. Di sicuro mi sento un’enorme responsabilità sulle spalle perché avverto la grande speranza che molti ripongono nel mio operato. Soprattutto dopo il negoziato europeo di Bruxelles, che in un certo senso ci ha visti vincitori perché abbiamo aumentato le risorse per il nostro Paese di 1.800 miliardi, abbiamo creato condizioni più favorevoli per la nostra agricoltura. Adesso viviamo una grande attesa ricca di aspettative. I problemi, comunque, vanno affrontati a Bruxelles come a Roma: i problemi del nostro ministero ci possono indebolire in sede europea e vanno quindi risolti prima possibile.

Le capita di avvertire qualche sensazione di disagio?

Quando in tuo collega francese o tedesco ti chiede: "Allora tu sei l’ultimo ministro dell’Agricoltura?" è inevitabile sentirsi un po’ a disagio. Purtroppo questi sono fattori che in Europa finiscono per penalizzarci.

Come vede la riforma imminente?

La vedo soprattutto strutturale. Vedo la riforma della burocrazia, che è il nostro nemico maggiore. Dobbiamo trasformare il nostro Ministero (e dico anche gli Enti e le Regioni) in una struttura amica delle imprese, qualcosa che serva veramente. "Cosa abbiamo fatto di concreto per gli operatori?" voglio chiedere a tutte le strutture burocratiche. E voglio che mi sappiano rispondere.

Si rende conto che, prima di lei, era dai tempi di Giovanni Marcora che il settore non trovava un interlocutore in cui riporre le proprie speranze?

Il confronto con Marcora mi onora profondamente. Ricordo i suoi famosi "ritorni dalle battaglie di Bruxelles". Spero di essere all’altezza.

Un messaggio agli operatori del vino. Sapremo batterci in Europa?

Ricordiamoci che il settore vino è straordinariamente attivo nel nostro Paese. Ha saputo chiudere una bilancia commerciale con più di 4.000 miliardi di saldo attivo. Abbiamo delle punte di eccellenza che stanno "stracciando" la concorrenza di altri Paesi comunitari. Ci batteremo sicuramente e il livello dello scontro sarà alto.

Grazie signor ministro e tantissimi auguri per lei e per tutti noi.