Eolie: una miniera perduta?
di Carlo Ravanello
E di circa mille ettolitri il totale della produzione di Malvasia delle Lipari DOC denunciato nel 1999 dai quattro o cinque coraggiosi produttori che hanno voluto affrontare le farraginose disposizioni contenute nella legge n° 164/92 (già 930/63). Diciamo voluto perché con un prezzo delle uve che va ben oltre le 5.000 lire al chilo e con un ricavo di vendita del prodotto finito nellordine delle 20/25.000 lire al litro, il tutto su un facilissimo "mercato parallelo" nato in conseguenza della prestigiosa DOC, la maggior parte dei microproduttori isolani (con produzioni stimate fra i dieci e i quindici quintali ciascuno) si guarda bene dallentrare nel periglioso mare del disciplinare e di tutto ciò che comporta la rivendicazione della DOC. Si può stimare che il totale delle uve di Malvasia delle Eolie sia oltre i 6.000 quintali con una produzione teorica di vino nellordine dei 2.500 ettolitri (la resa viene valutata intorno al 40%) da attribuirsi prevalentemente alle isole di Lipari e Salina, mentre si hanno notizie di piccole produzioni anche ad Alicudi e Stromboli.
La scomparsa di 1.500 ettolitri di "oro liquido" che, a parte il limitato autoconsumo, lasciano in maniera del tutto anonima le Isole, dovrebbe far riflettere le amministrazioni comunali delle Eolie, ma ancora di più la Provincia di Messina e la Regione Sicilia, ora più che mai sensibili alla rivalutazione dei prodotti tipici territoriali.
Una semplificazione delle lentissime e complicate procedure legate allimpianto di nuovi vigneti e allottenimento della relativa DOC potrebbe incentivare il passaggio alla veste ufficiale dei molti produttori che, specialmente se di giovane età, non hanno avuto almeno fin qui nessuna intenzione di confrontarsi con tempi e modi di chiara marca borbonica.