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Enoteche
Pubbliche ai ferri corti: ma è stata vera guerra? di Andrea Dal Cero Forse l’arrivo di Alfredo Cazzola con un fronte nuovo come quello del Salone del Vino di Torino ha alterato un equilibrio stabilizzato nel tempo o forse i nuovi esponenti di governo hanno male interpretato l’inossidabile gioco delle parti. Sicuramente la polemica che a metà novembre ha vivacemente animato il settore e che è cresciuta d’intensità fino a prima delle vacanze di Natale sembra sia rientrata ormai del tutto. Annunciata come vera guerra, si sta risolvendo in un balletto di frasi malintese la cui responsabilità dovrebbe, a desiderio di molti, essere attribuita maggiormente a chi le notizie le riporta che a chi quelle notizie le ha fornite: “Di che cosa non sarebbero capaci i giornalisti!” mi sento dire spesso. Sta di fatto che lo scontro tra i due enti c’è stato veramente e ha avuto toni molto duri. Sarebbe troppo facile archiviare tutta la questione considerandola come una semplice rivalità di campanile. E’ meglio raccontarla dall’inizio. L’Ente Nazionale Vini Enoteca Italiana di Siena rappresenta da una settantina d’anni, con pregi e difetti, l’immagine del vino italiano e il suo attuale presidente è Flavio Tattarini. L’Enoteca del Piemonte nasce nell’ottobre del Duemila consorziando le dieci enoteche regionali piemontesi e a presiederla è chiamato Pier Domenico Garrone, già presidente dell’Enoteca di Acqui Terme ed esperto di comunicazione istituzionale. E’ un momento quasi magico per il Piemonte: l’immagine del prodotto vino è alle stelle, i benefici salutari del vino rosso sono riconosciuti dalla scienza ufficiale, il Salone del Vino è all’orizzonte, grossi cambiamenti sono nell’aria della politica italiana. All’inizio dell’anno scorso diventa operativa la sinergia tra l’Enoteca del Piemonte e Lingotto Fiere. Dopo le elezioni politiche il nuovo Sottosegretario di Stato Teresio Delfino riceve Garrone a Roma nella sede del Mipaf. “E’ stato un incontro istituzionale che pone l’Enoteca del Piemonte nella condizione di essere valutata anche dal governo come riferimento per le attività di promozione che riguardano l’immagine dell’Italia nel settore vitivinicolo” commenterà Garrone. Nel mese di luglio, in occasione di un incontro tra il comitato direttivo dell’Enoteca del Piemonte ed il neo assessore all’agricoltura della Regione Piemonte Ugo Cavallera, viene proposta la rifondazione dell’Enoteca Italiana come primo passo verso l’ambizioso progetto di “Enoteca dell’Europa”. A Roma e a Siena tutto tace: se qualcuno ha sentito preferisce non rispondere. All’inizio di novembre il ministro delle politiche agricole Giovanni Alemanno conferisce al sottosegretario Delfino la delega per il settore vitivinicolo. Il salone di Torino è alle porte, l’argomento tiene banco sui giornali. Il settimanale Famiglia Cristiana, trattando appunto di vino, in un articolo di Alberto Chiara titola “Fatta l’Italia facciamo l’enoteca.” Nell’articolo Garrone, intervistato, afferma: “Per natura e finalità l’Enoteca del Piemonte è un’autority del vino. Chiederemo ufficialmente la nascita di una nuova Enoteca d’Italia (quella che esiste dagli anni Trenta va ripensata) e chiederemo al governo di candidare l’Italia quale sede dell’Enoteca d’Europa.” Poche righe più giù Delfino aggiunge: “Sediamoci tutti intorno a un tavolo per creare quanto prima una nuova Enoteca d’Italia. Quando l’avremo fatta potremo suggerire a Bruxelles di costituire l’Enoteca d’Europa e candidarci ad ospitarne la sede.” Mentre il presidente del consiglio Berlusconi si congratula per la dinamicità dell’enoteca piemontese e il Giornale del Piemonte titola “Salone del Vino: Il Piemonte diventa l’enoteca d’Italia”, la polemica sbotta proprio al Lingotto. “Scoppia la guerra tra le capitali del vino” scrive Lorenzo Frassoldati sulle colonne de Il Resto del Carlino. E non è l’unico ad accorgersi che la geopolitica sia finita anche nel bicchiere. I siti internet dedicano forum all’argomento, i produttori più attenti si dimostrano disorientati. Arriva la risposta di Flavio Tattarini. “L’Enoteca Italiana esiste già e non c’è da sostituirla - afferma - mi colpisce in particolare il modo arrogante con cui si giudicano la nostra esperienza e i nostri rapporti istituzionali pur non avendo mai avuto o sollecitato con noi alcun rapporto.” E’ il momento più alto dello scontro. Chiuso il salone di Torino ognuno torna a casa sua animato da propositi bellicosi e deciso a fare valere le sue ragioni. Chi di queste cose ne ha già viste si aspetta un intervento del ministero che però, in quei giorni e almeno ufficialmente, non arriva. Probabilmente il primo messaggio del ministro Alemanno arriva alla fine del mese da Milano in occasione del Simei. “Dal mondo del vino vengono messaggi e segnali che devono far comprendere le sue enormi potenzialità e oggi occorre che il governo recuperi distrazioni e ritardi accumulati negli ultimi anni. Per questo sarà istituito entro l’anno a Roma un tavolo sul vino per mettere a punto strategie e obiettivi economici.” Se è un segnale è comunque ancora troppo debole per essere ricevuto con chiarezza, al punto che anche Le città del Vino prendono nettamente posizione. Paolo Saturnini, sindaco di Greve in Chianti appena eletto alla presidenza dell’associazione, è lapidario nella sua dichiarazione: “L’ipotesi di creare una nuova Enoteca d’Italia annunciata dal presidente dell’Enoteca Regionale del Piemonte Garrone e fatta propria dal sottosegretario Delfino desta stupore per il metodo e perplessità per il merito.” Saturnini si schiera apertamente a difesa dell’Enoteca di Siena e auspica una riflessione rapida che affronti i temi della promozione e della commercializzazione: una sorta di Stati Generali del Vino in cui potersi confrontare per definire gli indirizzi futuri. Siamo agli Stati Generali, dunque. Non sappiamo chi si sia riunito nella palestra della pallacorda o chi si sia dato appuntamento nel convento di San Giacomo. Non sappiamo nemmeno se i Montagnardi hanno in quei giorni incontrato i loro Termidoriani. Sicuramente noi che siamo del terzo stato (mentale) abbiamo dovuto aspettare che la cosa, come di solito accade quando il gioco si fa duro, si risolvesse da sola. “L’enoteca del Piemonte non ha mai affermato di volersi contrapporre ad alcun soggetto della promozione; vuole semplicemente proporre di costruire una realtà che oggi non c’è: l’Enoteca d’Italia” spiega il dieci di dicembre Garrone a WineNews in una dichiarazione che “vuol riportare la discussione su un piano corretto, non polemico, non parziale, non travisato.” La parola fine, almeno così sembra per il momento, la manda il ministro Alemanno da “Culturalia” più o meno negli stessi giorni. Dopo avere giudicato l’Enoteca Italiana di Siena una istituzione imprescindibile a difesa della qualità e del prestigio del vino italiano afferma che “c’è spazio per affiancarle una struttura di promozione per la nostra produzione d’eccellenza diffusa sul territorio.” Il presidente Flavio Tattarini, a conclusione dell’incontro ha ribadito “la centralità dell’Ente Vini che vuole sempre più connotarsi come strumento di rappresentanza, di tutela della qualità e di diffusione della cultura del vino italiano.” Poi è arrivato Natale, e dopo abbiamo sparato i botti di San Silvestro. Ho dovuto chiudere così questa storia perchè si doveva andare in stampa, proprio mentre aspettavo la Befana. |