Il who’s who del vino italiano

Seconda parte

Chi sono, chi erano, dove sono, cosa fanno e quanto fatturano venti produttori di qualità

a cura di Umberto Faedi

Il numero delle aziende vinicole

prestigiose nel nostro Paese è aumentato

considerevolmente nel corso degli

ultimi dieci anni. Molti di questi

produttori si rivolgono a nicchie di

mercato e a segmenti cosiddetti minori

in lenta ma costante crescita: sono

oramai circa un migliaio, prescindendo

dal fatturato e dai risultati finanziari.

Alcuni di questi vignaioli compaiono

nell’elenco delle aziende con un

fatturato superiore ai 15 miliardi riferito

al 2000.

Se è vero che la qualità e

l’immagine pagano, e che coloro che

hanno puntato su questi due fattori sono

stati ampiamente ricompensati dal

mercato, è anche vero che si sono resi

altrettanto necessari investimenti nei

vigneti, nella comunicazione e nelle

risorse umane. Alcune case vinicole

hanno riscontrato un vero e proprio

boom con crescite esponenziali del

fatturato, dal 1998 al 2000.

Per rimanere sulla cresta dell’onda i

produttori non devono però fare solo

qualità. E’ necessario cercare di non

scendere sotto le 200.000 bottiglie e la

struttura non deve essere troppo piccola.

La massa critica prodotta non può

essere ripartita su numerose etichette.

Non devono rincorrere ogni novità, ma

concentrarsi su poche ma ben definite

tipologie di produzione (cercando di

non spingere all’eccesso sui prezzi dei

prodotti di alta gamma che in diversi

casi sono arrivati ai livelli dei grandi

vini francesi) e su quelle referenze che

costituiscono il loro background storico

che è intimamente connesso col

territorio di appartenenza. Negli ultimi

anni molti produttori si sono dedicati

ad un recupero di tutti quei valori

(architettonici, culturali, storici e

tradizionali) che rappresentano un

patrimonio ed un valore aggiunto al

prodotto-vino. La maggior parte di

coloro che si recano a visitare le cantine

non si accontenta più di assaggiare e

comperare, vuole anche visitare il

territorio, gustare le specialità

gastronomiche della zona e rilassarsi

fruendo di tutte quelle particolarità che

può apprezzare e conoscere. Il numero

degli enoturisti è in costante crescita,

grazie anche ad iniziative come Cantine

Aperte. Molte aziende hanno approntato

apposite strutture per ricevere ed

ospitare questa nuova tipologia di clienti

e sono nate iniziative che hanno visto

svilupparsi fondazioni, borse di studio,

premi letterari e giornalistici, musei

del vino e della civiltà contadina

che servono ad integrare l’offerta

complessiva. Le aziende prese in esame

appartengono quasi tutte, tranne una che

ha parte del suo pacchetto azionario

detenuto da un gruppo industriale, alla

stessa famiglia di imprenditori che l’ha

avviata . Grande attenzione è riservata

al ruolo dell’enologo che spesso viene

ricoperto dal titolare o da uno dei

familiari, mentre in alcune realtà è la

stessa persona che mantiene l’incarico

da molti anni, garantendo continuità e

stabilità alla linea produttiva. Alcuni

si affidano anche alla consulenza di

professionisti capaci e molto conosciuti.

Il numero dei dipendenti fissi va da un

minimo di 3 ad un massimo di 80, ed

i canali di vendita privilegiati sono

essenzialmente e per la stragrande

maggioranza il dettaglio specializzato

ed i distributori, soprattutto per il

mercato internazionale; solo pochissimi,

e con percentuali risibili, cedono

bottiglie alla grande distribuzione.

La prima in ordine alfabetico, di questo

gruppo che abbiamo deciso di proporre,

è l’Agricola Allegrini. Fondata nel

1854, è una delle più antiche della

Valpolicella e da sempre produce vini

tipici della zona come l’Amarone, il

Recioto e il Valpolicella DOC. Negli

anni sessanta Giovanni Allegrini

impresse una svolta qualitativa alla

produzione ed i figli hanno continuato

su quella strada conciliando i vitigni

autoctoni con una produzione moderna.

Sono 70 gli ettari di proprietà e 20

quelli in affitto. I dipendenti fissi sono

11 e la capacità produttiva è di 650.000

bottiglie annue. Il mercato estero

assorbe circa la metà della produzione

ed i canali di vendita privilegiati sono

il dettaglio col 70% e i distributori col

30%. Gli ultimi tre anni di attività fanno

riscontrare un ottimo andamento del

fatturato. Alois Lageder è alla guida

di una delle più antiche ed importanti

realtà dell’Alto Adige. Questa azienda

nasce nel 1855 con finalità

eminentemente commerciali e nel corso

degli anni, grazie anche al trasferimento

nella nuova sede di Magrè, ha ridotto

la produzione concentrandola

esclusivamente su vini di qualità

derivati da vigneti selezionati. Gli

ettari di proprietà sono 50 e quelli sotto

contratto 150: danno una produzione

media annuale di 1.2000.000 bottiglie.

I dipendenti fissi sono 25 e concorrono

ad immettere sul mercato le referenze

più importanti: Chardonnay, Cabernet

Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e

Terlano. Cason Hirschprunn è un altro

marchio detenuto dall’azienda. Il 60%

del vino di Lageder finisce all’estero

e il dettaglio, con il 90 %, fa la parte

del leone a livello di canale di vendita.

Lenta ma costante la crescita del

fatturato nell’ultimo triennio.

Il castello di Brolio esiste dal XII°

secolo e la nascita dell’azienda viene

fatta risalire al 1141, ma la notorietà

enologica della Barone Ricasoli è

dovuta a Bettino (esponente degli

ambienti liberali e moderati

dell’ottocento, fautore dell’annessione

del Granducato di Toscana al Regno di

Sardegna dopo la fuga di Leopoldo II°

nel 1859 e destinato a ricoprire due

volte la carica di primo ministro con

Vittorio Emanuele II°) che mise a punto

la formula della composizione del vino

Chianti.

L’azienda, dopo una breve

pausa, è ritornata di proprietà della

famiglia ed è condotta attualmente da

Francesco, trentaduesimo barone di

Brolio. Gli ettari coltivati sono 227 che

determinano una produzione annuale

di 2.500.000 di bottiglie fra le quali

spiccano tre DOCG di Chianti

Il personale fisso è di 70 addetti.

Il fatturato è rimasto stabile negli ultimi

tre anni. Il dettaglio fagocita quasi per

intero (95%) il prodotto che viene

venduto per il 75% all’estero.

Bellavista è stata creata da Vittorio

Moretti nel 1974, ma in questo lasso

di tempo abbastanza breve è diventata

una della aziende leader italiane

specializzata nella produzione di

spumanti DOCG della Franciacorta,

raggiungendo un grado di qualità così

alto da permettergli di competere con

gli champagnes francesi di alta gamma.

Gli ettari vitati sono 75 e quelli affittati

55, con una resa annua stimata intorno

alle 900.00 bottiglie. I dipendenti sono

una cinquantina; non sono detenuti

o posseduti altri marchi o aziende.

Il mercato interno assorbe l’80% della

produzione che viene commercializzata

per intero al dettaglio. I dati economici

degli ultimi tre anni mostrano un lieve

ma costante incremento. La Bertani

vede la luce nel 1857. Riferimento

storico per la provincia di Verona,

è stata una delle prime a produrre

l’Amarone. Questo vino, diventato un

classico di questa zona, viene affinato in

azienda per un periodo di almeno sette

anni prima di essere commercializzato.

L’impronta tradizionale di questa

importante realtà vitivinicola è stata

rinnovata negli ultimi anni con un

cambio di management che ha

determinato una svolta nella produzione

affiancando alle referenze tradizionali

come il Valpolicella, il Soave e il già

citato Amarone, vini più moderni come

il Cabernet Albion. Arvedi d’Emilei e

Belmonte sono altri marchi della

proprietà. Gli ettari posseduti sono

130 e quelli in affitto 50 per una resa

complessiva annua di 1.800.000

bottiglie che vengono consumate

per il 40% dal mercato interno; la

commercializzazione è effettuata da

distributori per il 30% e dal dettaglio

per il rimanente 70%. La Braida ha

origine nel 1961 quando Giacomo

Bologna decise di rivitalizzare la

Barbera piemontese, che denotava al

tempo segnali vistosi di decadimento,

utilizzando uve provenienti da vitigni

vecchi e non molto produttivi

vinificandole poi in barrique. Dopo

la sua morte l’azienda è passata alla

moglie e ai figli che continuano sulla

strada intrapresa dal fondatore. Uno

dei figli, Giuseppe, è assieme a Paolo

Chiola, il winemaker aziendale. Del

patrimonio fa parte anche l’azienda

Serra dei Fiori situata a Trezzo Tinella

in provincia di Cuneo. Non sono molti

gli ettari vitati: 25 di proprietà e 8 quelli

in affitto. Il mercato italiano assorbe il

70% delle 500.000 bottiglie prodotte

che comprendono Barbera d’Asti e del

Monferrato e il Brachetto d’Acqui.

Fra i canali di vendita la percentuale

maggiore viene assorbita da grossisti

e distributori (92,5%), e compare anche

la grande distribuzione con un modesto

5%. Ottimo l’incremento del fatturato,

passato dai 6,9 miliardi del 1998 ai

quasi 10 dell’anno scorso.

Ca’ del Bosco nasce nel 1968 per

volontà di Maurizio Zanella il quale

voleva produrre spumanti nella

Franciacorta secondo il metodo

francese. Investimenti notevoli e

scelte qualitative elevate hanno fatto

conoscere ed apprezzare questa azienda

che ha assunto un ruolo importante

nel mondo italiano (e non solo) delle

bollicine. Gli ettari complessivi, di

proprietà o in affitto, sono 135 e circa

sessanta sono i dipendenti. Ogni

anno vengono prodotte circa 950.000

bottiglie che finiscono per la maggior

parte all’estero (72%). Le bollicine di

Ca’ del Bosco sono commercializzate al

dettaglio per il 97 % e per la percentuale

restante dalla grande distribuzione. La

proprietà è suddivisa da qualche anno

tra la famiglia Zanella e la Zignago

Santa Margherita che fa parte del

gruppo Marzotto, detentore di altri

marchi o aziende prestigiose. Trend

positivo per il fatturato degli ultimi tre

anni. Le Cantine Giorgio Lungarotti

nascono nel 1962 dall’amore che questo

lungimirante industriale, recentemente

scomparso, nutriva per la terra ed il

vino. Oggi Torgiano, situata nel cuore

dell’Umbria, è una delle realtà più

rappresentative del vino di qualità e

sede di una fondazione che gestisce

anche un interessante museo del vino

impreziosito da libri ed oggetti

acquistati dalla famiglia nel corso

degli anni. 240 sono gli ettari vitati

di proprietà, 60 quelli in affitto. Circa

2.700.000 bottiglie vengono ricavate e

commercializzate ogni anno, assorbite

per il 65% dal mercato italiano e dal

35% da quello estero. Distributori e

grossisti sono praticamente l’unico

canale di vendita. Il prodotto di punta

di questa azienda, che è una delle

protagoniste dell’enologia italiana

degli ultimi venticinque anni, è il

Torgiano DOCG. Buono l’andamento

del fatturato degli ultimi anni.

La Ceretto Aziende Vitivinicole è

stata avviata nel 1937 dai fratelli Bruno

e Marcello Ceretto. Attualmente la

famiglia possiede altre aziende agricole

situate nelle posizioni più vocate delle

Langhe, fattore che consente una

produzione di grande qualità molto

apprezzata non solo dagli appassionati

nostrani ma anche all’estero, che

comprende le referenze classiche

piemontesi come Arneis, Barbaresco,

Barolo e Dolcetto. Gli ettari familiari

sono 90 e quelli in affitto 6. I dipendenti

fissi sono 40. Le bottiglie prodotte

complessivamente sono circa 800.000:

il 35% viene apprezzato dai consumatori

italiani, la fetta più grossa viene

assorbita dal mercato internazionale.

Il dettaglio fagocita l’85% della

distribuzione, lasciando ai grossisti la

restante quota del 15%. Il fatturato ha

visto una crescita nel 1998, rimanendo

stabile negli ultimi due anni. L’azienda

Citai Tenuta San Guido risale come

costituzione al 1940.

La proprietà è

tuttora della famiglia dei marchesi

Incisa della Rocchetta . Oltre al merito

di aver allevato il leggendario cavallo

Ribot, il marchese Mario ha ideato il

Sassicaia, il capostipite dei super

tuscans, che ha messo in seria difficoltà

nomi celebri dell’enologia mondiale,

contribuendo a rilanciare il prestigio e

l’immagine del vino toscano ed italiano

nel mondo. Sono sessanta gli ettari di

famiglia che costituiscono l’intera

superficie vitata dell’azienda. Ogni anno

mediamente 160.000 bottiglie pregiate

escono dalla tenuta che ha alle proprie

dipendenze 45 addetti. Ogni nazione

ha un unico distributore, per l’Italia è

Giuseppe Meregalli di Monza (MI).

Il mercato nazionale prevale per circa

il 10% su quello estero. Il fatturato ha

avuto una ottima crescita riferita agli

ultimi tre anni. L’azienda agricola

Conte Tasca d’Almerita risale al 1835

ed è la più antica ed importante struttura

privata di tutta la Sicilia. E’ gestita

in proprio dalla famiglia ed ha un

patrimonio di 300 ettari di vigneto.

Si è imposta all’attenzione del settore

enologico internazionale con i vini tipici

prodotti nella tenuta di Regaleali.

Ha ulteriormente consolidato il successo

con lo Chardonnay Sicilia IGT e con il

Cabernet Sauvignon Sicilia IGT ottenuti

da vitigni internazionali. I dipendenti

fissi sono una quarantina e la

produzione media annuale è di

2.700.000 bottiglie che sono consumate

per il 65% dal mercato italiano. I due

canali di vendita preferenziali sono il

dettaglio con il 92% e la grande

distribuzione con la quota dell’8%.

Il fatturato dell’ultimo triennio fa

registrare un discreto incremento e una

certa stabilità. La Fattoria dei Barbi

appartiene alla nobile famiglia dei

Cinelli Colombini dal 1790, anche se

essi risultano essere a Montalcino dal

1352. I Colombini sono stati, assieme

ai Biondi Santi, tra i primi produttori

di Brunello e hanno dato un grande

contributo alla diffusione e alla

conoscenza di questo grande vino nel

mondo. La produzione è largamente

incentrata sul Sangiovese Grosso, anche

se negli ultimi anni si è attuata una

diversificazione orientando la gamma

su vini di concezione più moderna.

Gli ettari vitati sono 100, interamente

di proprietà aziendale. Le bottiglie

prodotte mediamente in un anno sono

circa 700.000. In Italia si ferma il 60%

della produzione mentre il 40% viene

immesso sul mercato estero. I canali

di vendita preferiti sono grossisti e

distributori col 75%, mentre al dettaglio

e alla ristorazione di alta gamma viene

assegnato il 25%. Buona la crescita del

fatturato dal 1998 al 2000. Le aziende

agricole Feudi di San Gregorio S.p.A.

sono state costituite nel 1985 dalle

famiglie Capaldo ed Ercolino nella

vocatissima zona di San Gregorio

compresa tra il Sannio e l’Irpinia.

Investimenti adeguati e grande cura

nella produzione e nella vinificazione

dei vitigni autoctoni hanno portato

questa azienda ed i vini campani, come

il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino,

la Falanghina del Sannio ed il Taurasi

Piano di Montevergine, ad inserirsi nel

ristretto gruppo di realtà leader del

Mezzogiorno vinicolo. Gli ettari

coltivati sono 200, di cui poco più della

metà di proprietà. Il totale delle bottiglie

prodotte nell’ultima annata assomma a

circa 1.000.000. I dipendenti fissi sono

40. Il mercato nazionale prevale su

quello estero per circa il 10%. I canali

di distribuzione seguiti sono il dettaglio

e la ristorazione con il 90%; i grossisti

e i distributori commercializzano il

restante 10% del prodotto. Più che

raddoppiato il fatturato nel triennio

1998/2000. L’azienda Foradori

appartiene all’omonima famiglia

trentina dal 1938. Specializzata nella

produzione di Teroldego (vino tipico

della Piana Rotaliana) ha rinnovato ed

ampliato la sua gamma per merito di

Elisabetta, enologo cresciuto in casa,

che ha saputo anche proporre vini

innovativi come il Myrtho, l’Allanpa

e il Karanar delle Dolomiti. I dipendenti

fissi sono 5 per una produzione media

annuale di 250.000 bottiglie. Il mercato

estero prevale col 60% su quello

interno. La commercializzazione è

interamente affidata alla ristorazione

di fascia alta e al dettaglio specializzato.

Il fatturato è aumentato del 50% dal

1998 al 2000. L’azienda Gaja, nata nel

1859,vanta più di centocinquant’anni di

gestione interamente familiare prima di

arrivare all’attuale guida di Angelo che,

con la produzione di grandissimi vini

come il Barbaresco, il Sori Tildin

Nebbiolo, il Costa Russi Nebbiolo

Langhe, il San Lorenzo Nebbiolo

Langhe e il Darmagi Cabernet

Sauvignon Langhe, ha contribuito

in maniera determinante al rilancio,

anche a livello internazionale, dei vini

di queste zone. Sono 23 i dipendenti e

53 gli ettari vitati che hanno portato a

produrre nell’ultimo anno più di due milioni e mezzo di bottiglie. Altri

marchi o aziende possedute sono:

Gromis, Camarcanda e Santa Restituta.

Il mercato italiano assorbe il 75% delle

bottiglie. I negozi specializzati e la

ristorazione d’eccellenza costituiscono

i canali di vendita privilegiati (100%).

Il fatturato dell’anno 2000 è stato di

circa 14 miliardi. Angelo Gaja ha

rinunciato recentemente alla DOC

per alcuni dei suoi prodotti classici.

La Hofstatter, fondata nel 1907, è

una delle più vecchie cantine private

dell’Alto Adige (Sudtirolo). La

proprietà è detenuta dalla famiglia

Foradori. Nata come azienda

commerciale, ha puntato negli ultimi

venti anni sui vigneti aziendali per

orientare la produzione su vini di grande

qualità. Il Pinot Nero Sant’Urbano è

senz’altro uno dei migliori fra quelli

realizzati in Italia, ma non mancano

referenze tradizionali come il

Gewurtztraminer (Traminer aromatico),

il Sauvignon, il Lagrein e la Schiava.

Gli ettari vitati sono 45 tutti di proprietà.

La capacità produttiva si attesta intorno

alle 700.00 bottiglie annue. I titolari

sono anche gli enologi dell’impresa che

ha 15 dipendenti fissi. Il mercato interno

si prende il 65% della produzione.

I canali distributivi sono eminentemente

la ristorazione di qualità e i dettaglianti

specializzati (90%), la quota restante è

affidata a grossisti e distributori. Stabile

nell’ultimo triennio il fatturato. Mario

Schiopetto , che ha dato il nome

all’azienda nata nel 1965, è sicuramente

uno dei padri dei vini bianchi friulani

moderni: ha introdotto nuove tecniche

di vinificazione rivolte ad ottenere una

produzione di qualità. L’impresa è a

conduzione familiare: 8 dipendenti e

5 familiari del titolare si occupano dei

diversi settori produttivi e logistici.

La gamma dei prodotti, che comprende

Tocai Friulano, Pinot Bianco, Ribolla

Gialla e Sauvignon, si è recentemente

ampliata con l’acquisizione dell’azienda

Podere dei Blumeri situata nei Colli

Orientali. A questi nuovi 8 ettari si

aggiungono gli altri 22 di proprietà della

famiglia che non ha terreni in affitto.

La produzione oscilla intorno alle

250.000 bottiglie annue che vengono

consumate all’80% dal mercato

nazionale. I canali attraverso i quali

sono distribuite le referenze vedono

una netta preponderanza della

ristorazione qualificata e dei dettaglianti

specializzati (90%), mentre grossisti

e distributori hanno un 10% di quota

assegnata. Lento ma costante l’aumento

del fatturato, che nel 2000 ha fatto

segnare quasi 4 miliardi.

Roberto

Anselmi ha avviato l’impresa che porta

il suo nome nel 1980 con pochissimi

dipendenti fissi e nella quale ricopre

anche il ruolo di enologo, con l’intento

di portare il Soave a grandi livelli di

qualità. Ha 50 ettari di proprietà e 20 in

affitto che gli consentono di immettere

sul mercato annualmente 600.000

bottiglie, compreso anche un ottimo

Cabernet. L’anno scorso, trovandosi in

disaccordo con le indicazioni della DOC

Soave, ha rinunciato polemicamente alla

denominazione per tutti i suoi vini. Ben

il 70% della sua produzione finisce

all’estero. I canali di vendita: grossisti

e distributori 50%, ristorazione e

dettaglianti specializzati 40%, alla

grande distribuzione il restante 10%.

Il fatturato è passato dai 3,8 miliardi

del 1998 ai 4,7 del 2000. Russiz

Superiore produceva vino sin dal

tredicesimo secolo. Questa tenuta è

stata acquistata negli anni sessanta

dalla famiglia Felluga, che detiene altre

aziende o marchi come Marco Felluga,

Castello di Buttrio e San Nicolò a

Pisignano. E’ diventata una delle

aziende leader del Collio Friulano e le

sue bottiglie sono conosciute oramai in

tutto il mondo. Sauvignon, Tocai, Pinot

Bianco e Pinot Grigio del Collio sono

nomi noti a tutti gli enofili. La tenuta

ha 64 ettari interamente in proprietà.

Sono 230.000 le bottiglie prodotte

mediamente in un anno e 10 i dipendenti

stabili. Il mercato nazionale consuma il

65% della produzione. Dettaglianti e

ristoratori di qualità si aggiudicano il

100% della distribuzione. Il fatturato di

Russiz Superiore è stato di 2,3 miliardi

nel 1998, di 2,5 nel 1999 e di 3 miliardi

nel 2000. Val di Maggio Arnaldo

Caprai nasce nel 1971, esattamente

trenta anni fa. Il figlio di Arnaldo,

Marco, ha innovato profondamente

l’azienda, compiendo studi approfonditi

sui terreni e sulle migliori selezioni

clonali di Sagrantino. Puntando

fortemente sulla qualità ha contribuito

in maniera determinante all’ottenimento

della DOGC per il Sagrantino di

Montefalco, che è diventato uno dei vini

umbri più conosciuti ed apprezzati nel

mondo. Grechetto dei Colli Martani,

Rosso di Montefalco e Sagrantino

Passito sono altre referenze importanti

di questa ottima cantina. Gli ettari di

famiglia sono 80 e 8 sono presi in

affitto. La produzione media per anno

è di circa 600.000 bottiglie, suddivise

equamente a metà fra mercato italiano

ed internazionale. Ristoratori di buon

livello e dettaglianti specializzati

costituiscono il 95% del canale

distributivo, lasciando ai grossisti il

3% e alla grande distribuzione il 2%.

In ottima crescita il fatturato, passato

dai 4,2 miliardi del 1998 ai 7,2 del 2000.

La Casa Vinicola Luigi Cecchi e figli ci fa sapere che, contrariamente a quanto pubblicato nella prima parte dell’articolo "il who’s who del vino italiano", è proprietaria di circa 250 ha di vigneto, e ne ha 6 in affitto.

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