Imbottigliamento in zona d’origine: una questione spinosa da risolvere

coordinamento redazionale di Emma Callegari e Manuela Magli

La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha respinto il ricorso del Belgio contro la Spagna a proposito dell’imbottigliamento in zona del vino Rioja ha sicuramente aperto un dibattito ma anche un solco tra le diverse anime e coscienze della vitivinicoltura italiana. In un’ottica di buon senso la sentenza può essere però utile per fare chiarezza e per stimolare finalmente una scelta di campo utile anche ai consumatori italiani e stranieri. Tante sono le proposte, le soluzioni, i vantaggi e gli svantaggi di ogni scelta. L’importante è che la decisione prima ed ultima spetti agli "aventi diritto" cioè a chi conduce il vigneto e a chi vende il vino di qualità.

Sulla sentenza Ue soddisfatti Ministero, produttori e consorzi. L’Unione Italiana Vini prende le distanze

La sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha sancito l’obbligo dell’imbottigliamento in zona per il vino spagnolo Rioja ha spaccato il fronte vitivinicolo italiano. Molti i soddisfatti tra Ministero, produttori e consorzi. Dalla sentenza prende però le distanze l’Unione Italiana Vini, favorevole al libero imbottigliamento. Secondo l’UIV il verdetto specifico riguarda i rapporti tra due partners UE: una situazione differente dalle questioni interne italiane. L’obbligo di imbottigliamento, a oggi, non è sancito da una legge nazionale ma è possibile che sia previsto dai disciplinari di produzione dei singoli vini a denominazione d’origine controllata. A questo proposito i produttori vogliono un’estensione di tale obbligo, attualmente previsto solo dai vini che riportano in etichetta una menzione geografica aggiuntiva, come ad esempio il Brunello di Montalcino, l’Asti e il Franciacorta. Ma soprattutto - e di questo avviso è la Confagricoltura - ritengono l’imbottigliamento in zona l’unica garanzia della qualità del prodotto. Da qui il conflitto con gli organismi in cui prevale l’anima commerciale che rifuggono dall’apertura di un contenzioso con i commercianti, fautori ovviamente dell’imbottigliamento libero, per non creare problemi alla vendita del vino sfuso sul mercato interno ed estero.

Anche il bilancio positivo tra import ed export manifesta i suoi problemi

Nel corso del 1998 le nostre esportazioni di vini e di mosti sul mercato mondiale sono ammontate a 15.570.283 hl per un introito valutario di 4.175 miliardi, con un incremento dell'8,7% in quantità e del 14,6% in valore. Il prezzo medio al litro è stato di 2.681 lire (nel 1997era di 2.563 lire). Sui mercati Ue sono stati esportati 11.913.296 di hl (+9,5%) per un importo di circa 2.577 miliardi di lire (+13,1%), a un prezzo medio di 2.163 lire al litro (+3,4%), mentre l’esportazione verso i Paesi terzi ha registrato un incremento lievemente più contenuto, passando da 3.435.540 a 3.656.987 hl (+6,4%), per un importo di oltre 1.598 miliardi di lire (+17,1%). L’importazione ha totalizzato 1.071.616 hl, per una spesa di oltre 350 miliardi di lire, registrando, da un lato, una flessione quantitativa del 7% e, dall’altro, un aumento in valore del 18,4%. L’Italia non riesce comunque sempre a farsi largo nel mercato dei vini con un buon rapporto prezzo-qualità. Anche i risultati di un recente sondaggio pubblicato da Wine Spectator meritano una riflessione. I mercati, in questo caso quello americano, denunciano l’assenza di buoni prodotti italiani di fascia media, un dato di fatto questo che deve richiamare l’attenzione dei nostri imprenditori. L’impressione, sempre più netta dei consumatori esteri, è quella di una produzione italiana divisa in due blocchi ben distinti: da una parte i prodotti immagine, tanti per la verità anche se quasi tutti identificati con i territori di Toscana e Piemonte, e dall’altra quelli di medio-basso profilo. I primi ci fanno ben figurare in un confronto mondiale nella categoria "prezzi alti", gli altri si disperdono nei rivoli di un mercato assolutamente anonimo e dai contorni sfocati. Nel mezzo il vuoto o quasi. Ma è proprio in questo immenso spazio che si giocano i grandi numeri di un mercato globalizzato. Se è vero che il consumatore è sempre più attento alla qualità e le sue scelte sono guidate da elementi edonistici, è altrettanto indiscutibile che oggi l’acquisto viene pesato e giudicato anche per il costo che comporta.

Pecoraro Scanio: "Imbottigliamento in zona, una nostra grande risorsa"

Vivace dibattito a Siena su uno dei temi più scottanti del mondo vinicolo

E’ stato il primo confronto aperto su questo tema importante quanto delicato e ha rappresentato la prima opportunità di confronto, su scala nazionale, riguardo ad un aspetto che ancora oggi divide il mondo vinicolo per interpretazioni, effetti e strategie. Sono passati oltre otto anni da quando la legge 164/92 introdusse per la prima volta il criterio della territorialità come principio di riferimento per l’effettuazione dell’imbottigliamento per vini ad origine protetta. Da allora il numero dei vini DOC e DOCG è aumentato e con esso le diverse casistiche di applicazione per quanto sancito in Parlamento.

"Siamo estremamente convinti che l’imbottigliamento del vino in area di origine sia una grande risorsa, e che questa sia la lettura di fondo della recente sentenza della Corte di Giustizia Ue. In tal senso, siamo pronti a procedere con un decreto relativo all’imbottigliamento del Frascati, non appena il Consiglio di Stato si sarà pronunciato in proposito". Lo ha affermato il nuovo Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Alfonso Pecoraro Scanio, intervenendo in videoconferenza al convegno su "L’imbottigliamento in zona" tenutosi presso l’Enoteca Italiana di Siena durante la Settimana dei Vini. Parlando davanti ai rappresentanti dell’interprofessione, per la prima volta dopo lungo tempo riuniti al completo sul tema, il ministro ha affermato che "Il messaggio che esce dal Caso Rioja è che imbottigliare fuori dalla zona di origine può diminuire il prestigio di un vino di qualità. Il nostro orientamento è ora quello di utilizzare al massimo le possibilità disegnate da questa sentenza, estendendone la portata se possibile anche ad altri settori come quello dell’olio". Luca Lauro, funzionario del ministero presente a Siena, ha inoltre annunciato la prossima realizzazione dell’Albo degli Imbottigliatori, strumento invocato da molte delle parti presenti: "Esiste già una bozza - ha detto - per cui verrà prodotto a breve, in attuazione della legge 164/92".
L’intervento del ministro ha ulteriormente alimentato il vivace dibattito in corso sin dalla prima mattina. Gran parte dei contributi hanno riguardato il tema dei Consorzi di tutela dell’Origine dei vini, ed il loro funzionamento. Da più parti (Cia, Federdoc) si è sottolineata l’impossibilità di procedere sull’ipotesi della semi-unanimità per l’assunzione di decisione in tema di imbottigliamento suggerendo procedure basate su un consenso di maggioranza qualificata o relativa. Altri hanno piuttosto rivendicato la necessità di "aumentare le garanzie per il consumatore attraverso un’effettiva tracciabilità della filiera vinicola" secondo le parole di Davide Gaeta (Unione Italiana Vini). Interpretando un pensiero ben espresso poco prima dal senatore Riccardo Margheriti (presidente del Comitato Nazionale Tutela e valorizzazione D.o. e Igt dei Vini), il presidente dell’Enoteca Italiana Flavio Tattarini ha affermato che "probabilmente è il momento di riflettere sulla natura stessa dei consorzi, e in particolare sulla loro volontarietà d’adesione". Larghi consensi è parsa raccogliere anche l’idea di individuare i confini nazionali come limite massimo della zona di imbottigliamento di un vino italiano.

L'Assoenologi favorevole alla sentenza Ue sul "Caso Rioja"
di Giuseppe Martelli
Meno entusiasmo viene dall'Unione Italiana Vini
di Davide Gaeta