Il mercato del vino e degli alcolici: situazione mondiale e previsioni a cinque anni
Una ricerca presentata a Bordeaux in occasione di Vinexpo 2001
Vertume International & Associés - Traduzione e redazione capitaALvino
| La superficie dei vigneti a livello mondiale La superficie dei vigneti copriva nel mondo 5,84 milioni di ettari nel 1999: l8 per cento in più rispetto al 1994. Laumento della superficie vitata si è rivelato più considerevole nei Paesi del Nuovo Mondo, tra cui la Nuova Zelanda, che ha esteso la propria superficie di vigneti del 71,4%, lAustralia (+47,8%) e il Cile (+43%). In compenso, tutti i Paesi produttori dellEuropa Occidentale e dellEuropa dellEst, tranne la Romania che ha registrato un aumento dello 0,4 %, hanno ridotto la propria superficie coltivata. Questa diminuzione si è rivelata particolarmente marcata nei Paesi tradizionalmente grandi produttori come lItalia (-10,3%) e la Spagna (-11,3%). Le prospettive per i prossimi 5 anni La tendenza allincremento della coltivazione di vigneti nei Paesi nuovi produttori di vino dovrebbe proseguire, come la stabilità produttiva (o quasi) nellEuropa dellEst e la riduzione nellEuropa occidentale. Il Cile, in particolare, dovrebbe vedere la propria superficie coltivata aumentare di un altro 32,5%. Il Sudafrica dovrebbe arrivare ad un aumento del 30%, la Nuova Zelanda del 25% e la Cina del 15%. È tuttavia opportuno ricordare che lEuropa occidentale, con quasi tre milioni di ettari vitati, rappresentava nel 1999 più della metà della superficie coltivata mondiale. La produzione vinicola mondiale Le ultime cifre indicano che nel 1999 sono stati prodotti 272 milioni di ettolitri di vino e che la produzione mondiale è aumentata del 18,3% rispetto al 1994. La produzione ha fatto un balzo del 200% in Giappone e del 26,7% in Cina. In Europa, la Bulgaria è il paese che ha maggiormente aumentato la propria produzione negli ultimi cinque anni (+75,49%), insieme alla Spagna (+75,2%). Sono stati registrati aumenti anche in Oceania (+50,9%), in Nord America (+40,5%) e in Sudafrica (+40,5%). Gli unici Paesi ad aver registrato una diminuzione della propria produzione sono lArgentina (-12,6%) e lItalia (-1,5%). Tuttavia, in entrambi i casi, queste diminuzioni sono la conseguenza di misure di ristrutturazione intraprese nella produzione vinicola e di un ritorno verso la produzione di vini di qualità a scapito della produzione di massa. Le prospettive per i prossimi 5 anni Si prevede che nel 2005 sui mercati internazionali saranno disponibili per il consumo circa 282 milioni di ettolitri di vino. Il Sudafrica e il Cile (+33,9% e +33,2% rispettivamente) avranno la tendenza a registrare gli aumenti più importanti in termini di produzione vinicola. Tuttavia, nel resto dei nuovi Paesi produttori, laumento dei volumi è dimezzato rispetto alla situazione verificatasi nel corso degli ultimi cinque anni. In Europa occidentale, solo la Spagna dovrebbe aumentare i propri volumi (+10%), mentre la Germania dovrebbe vedere il calo di produzione più importante al mondo (-13,6%). il consumo mondiale di vino Gli amanti del vino di tutto il mondo, nel 1999, ne hanno consumato 188,42 milioni di ettolitri: un aumento dell8,1% in cinque anni. LAsia, lEuropa del nord e il Nord America registrano un notevolissimo aumento del proprio consumo. Effettivamente, il consumo è aumentato rispettivamente del 67,3%, 24% e 19,9% tra il 1994 e il 1999. In Europa, sono i Paesi non produttori come il Belgio, i Paesi Bassi e il Regno Unito ad avere maggiormente contribuito a questo aumento. Laumento del consumo di vino si è rivelato del 36,4% in Belgio tra il 1994 e il 1999, mentre nei Paesi tradizionalmente produttori come la Francia si è registrata una diminuzione dell'1,7%. Per quanto riguarda lEuropa dellEst, la diminuzione è stata del 5,6%. Benché la quantità di vino consumato in Asia rimanga relativamente scarsa (8,2 milioni di ettolitri) rispetto ai mercati più stabili dellEuropa occidentale (con i suoi 119,2 milioni di ettolitri), linfatuazione per il vino in Cina come in Giappone, è davvero notevole. Nel corso degli ultimi cinque anni, i cinesi hanno aumentato il proprio consumo del 53,2%, e i giapponesi lhanno più che raddoppiato (+109,4%) malgrado la crisi economica asiatica del 1998. Sembra che la diminuzione del potere dacquisto in Giappone abbia incoraggiato i consumatori di questo paese a provare una gamma più estesa di vini meno dispendiosi, e abbia così prodotto un aumento di volume del loro consumo. Le ragioni dellaumento mondiale del consumo di vino sono spesso specifiche di Paesi e mercati particolari, ma resta il fatto che i messaggi positivi riguardanti il suo consumo moderato e i suoi effetti benefici sulla salute hanno avuto un impatto non trascurabile su questa tendenza. Questa constatazione si verifica soprattutto nei dati di consumo di vino rosso, le cui proprietà antiossidanti sono state largamente diffuse presso il pubblico. Oltre ai fattori salutistici, si vedono emergere due gruppi importanti di nuovi consumatori di vino: le donne e i giovani. Determinanti anche le nuove energiche politiche di esportazione dei nuovi Paesi produttori (Australia, Argentina, Cile, Nuova Zelanda, Sudafrica, Uruguay e Stati Uniti). Le prospettive per i prossimi 5 anni Nel 2005 si stima che saranno consumati annualmente circa 198,1 milioni di ettolitri di vino, cioè il 5,1% in più, rispetto al 1999. È nel Regno Unito che laumento sarà più marcato (+36,6%), davanti al Giappone (+20,3%), alla Cina (+ 13,2%) e al Canada (+11,1%). Nei Paesi produttori come la Francia, la Germania e lItalia, la tendenza sarà verso un consumo più scarso ma di qualità. Il consumo annuale per abitante I cinque Paesi con il consumo più elevato nel 1999 erano: lItalia (59,5 litri per persona allanno); la Francia (58,2); lArgentina (36); la Spagna (35,5); lUngheria (30,3). Il Regno Unito si collocava in ottava posizione, (19,3 litri), davanti allAustralia, alla Nuova Zelanda, al Cile e agli Stati Uniti: tutti Paesi produttori. La situazione osservata in questi Paesi negli ultimi cinque anni riflette le tendenze generali del consumo. In Asia, i giapponesi sono passati da un consumo di 1,2 litri di vino per persona allanno, a 2,8 litri: un balzo del 133,3%; il consumatore cinese, passando da 0,2 a 0,3 litri, ha bevuto il 50% di vino in più. Comunque laumento più marcato, in termini di consumo per abitante nel mondo, dopo quello del Giappone e della Cina, è quello registrato nel Regno Unito: laumento constatato è del 22,9%, cioè un balzo da 15,7 litri nel 1994 a 19,3 litri nel 1999. In Italia e in Francia, dove il consumo per abitante è tradizionalmente il più rilevante al mondo, si è registrata al contrario una diminuzione rispettivamente di -3,6% e di -0,2%. La prospettive per i prossimi 5 anni In Europa il consumo per abitante dovrebbe aumentare in media dell1,7% fino al 2005. Il consumo pro capite nel Regno Unito dovrebbe aumentare del 14,5%. Questa tendenza dovrebbe allineare il consumo britannico a quello della Germania che si colloca a 22 litri, ancora molto lontano e dietro a quello della Francia, con i suoi 58,9 litri, e quello italiano (60 litri). La Gran Bretagna sta comunque per rafforzare la propria immagine di "nazione consumatrice di vino". Anche il mercato americano è destinato a un brillante avvenire in materia di consumo, con un aumento stimato attorno al 18,1% (cioè una media di 12,4 litri per persona). Ma è lAsia che spera nella crescita più rapida con la Cina in testa, il cui consumo dovrebbe aumentare fino a 0,5 litri per abitante e il Giappone, che raggiungendo i 4 litri, avrà un aumento del 42,9%. Il consumo internazionale degli alcolici Dopo un crollo nel 1998, il mercato mondiale degli alcolici ha ripreso il proprio trend positivo nel 1999. Questa ripresa è essenzialmente frutto delle nuove tendenze alla crescita nelle economie che avevano subito un declino nel 1998 e del mantenimento della crescita sugli altri mercati. Nel 1999 le quote di mercato erano le seguenti: vodka 16,5%, rhum 3,4%, whisky 2,9%, gin 1,6%, tequila 0,8%, cognac 0,3%. Le tendenze attuali Gli alcolici chiari (vodka, rhum bianco, gin, tequila, etc.) dominano sempre il mercato. La vodka è al primo posto, con il 16,5% del mercato mondiale, e conta 18 dei 120 marchi internazionali più rappresentati in termini di volumi. Lascesa della vodka alla prima posizione è restata regolare dal 1995: una crescita cumulativa del 9,2%. Tuttavia laumento più spettacolare è quello della tequila, la cui crescita sul mercato ha fatto un balzo dell82,8% nel corso degli ultimi cinque anni. Da 1.044 migliaia di ettolitri nel 1995, il consumo di questo alcolico è passato a 1.908 migliaia di ettolitri nel 1999. Il mercato del gin, del whisky e del cognac è crollato tra il 1995 e il 1999, e ciononostante il whisky contava 15 dei suoi marchi fra le 120 migliori vendite nel 1999, e il cognac si è venduto particolarmente bene in quellanno. In termini di strategie di marketing, i marchi privilegiano come target sempre più la fascia detà tra i 18 e i 24 anni e le donne. In termini di diversificazione di prodotti, si è potuto osservare un nettissimo aumento del numero di bevande alcoliche aromatizzate e di cocktail pronti da bere. Questa tendenza si è verificata soprattutto sul mercato americano e su quello australiano. Sulla fascia alta di mercato si registra una tendenza dei consumatori a optare per prodotti di grande qualità, benché siano numerose le marche che ampliano la propria gamma con questa nuova evoluzione allalcolico, e che al contempo colgono loccasione per aumentare i propri budget promozionali e i propri prezzi. Per quanto riguarda il mercato di fascia bassa, sono i prodotti locali che rafforzano la propria posizione per rispondere ai nuovi fabbisogni dei loro consumatori, che cercano comunque un buon rapporto qualità-prezzo. Il consolidamento continua ad essere la parola chiave in un mercato dominato da 10 marchi che rappresentano la metà delle vendite in volume dei 120 più rappresentati (Stolichnaya, Jinro Soju, Pirassununga 51, Ginebra San Miguel, Bacardi, Smirnoff, Moskovskaya, Tandy, Ricard, Johnny Walker Red Label) e 5 gruppi (UDV, Diageo, Allied Domecq, Bacardi Ltd, Seagram et Pernod Ricard). Sul mercato di fascia alta, i dieci migliori marchi di lusso (Bacardi, Smirnoff, Ricard, Johnnie Walker Red Label, Absolut, J&B, Jack Daniels, Gordon's Gin, José Cuervo et Ballantine's) rappresentano un terzo delle vendite in volume fra i 100 marchi più rappresentati. Le prospettive per i prossimi 5 anni Se si avvereranno le previsioni del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita economica mondiale (+3% entro il 2005), il mercato degli alcolici dovrebbe registrare una crescita del 16% nel corso dei prossimi cinque anni. La crescita economica costituisce un fattore determinante per lo sviluppo del settore degli alcolici, e in particolare le economie asiatiche sono la chiave del suo incremento a medio e lungo termine. Tutti i segnali concordano nellindicare che gli alcolici chiari continueranno a dominare il mercato con una vera e propria funzione trainante per il resto del settore. Entro il 2005 il consumo mondiale di vodka dovrebbe raggiungere vendite dellordine di 46.388 migliaia di ettolitri: un aumento quindi del 12,7%. La tequila, con un aumento del 44,8%, dovrebbe registrare la crescita più importante in termini di volumi di vendite con 2.763 migliaia di ettolitri, considerando che la produzione, e più specificamente i raccolti di agave, riescono a soddisfare la domanda. Le vendite di gin e di rhum dovrebbero rispettivamente stabilizzarsi intorno all1,7% e al 4,1%. Anche il crollo che ha colpito le vendite di whisky, di cognac e di altri alcolici scuri dal 1995, dovrebbe essere mitigato da un rinnovato interesse dei consumatori e da una crescita in termini di quote di mercato. Questa ripresa del mercato degli alcolici scuri sarà frutto, essenzialmente, degli sforzi di marketing mirati a renderli più desiderati dai giovani consumatori, ad esempio facendo ricorso al cognac nei cocktail moderni. Sui mercati sviluppati, come il Regno Unito e lAustralia, si prevede un aumento della domanda per le bibite pronte da bere. Evoluzione del consumo in volume, dei principali tipi di alcolici, tra il 1999 e il 2005: tequila + 44,8%, whisky irlandese + 34,9%, cognac e armagnac + 21,6%, cocktail pronti da bere + 13,8, vodka +12,7, rhum + 4,1, whisky + 4,1, gin +1, bourbon -3, whisky canadese - 10%. La distribuzione internazionale degli alcolici In Europa, allinizio degli anni Novanta, una bottiglia di vino o di alcolico su due poteva essere acquistata in un negozio al dettaglio. Oggi questa proporzione è solo di una bottiglia su tre e, fatto ancora più sorprendente, sul mercato tradizionale di un Paese consumatore di vino come la Francia, solo di una bottiglia su quattro. Nel 1999, la grande distribuzione rappresentava tra il 60% e il 70% delle vendite totali, in termini di volume, di vini e alcolici nellEuropa occidentale. Il dominio di super ed ipermercati è più marcato in Belgio (83%), che in Francia (77%). La Gran Bretagna si colloca al terzo posto con il 71%. Benché lItalia sia lultima della lista con il 29%, lincremento della grande distribuzione registra una crescita dell11% rispetto alle cifre del 1995. La situazione è simile in Germania, che ha visto la quota degli ipermercati e supermercati aumentare del 23% nel 1995, per arrivare al 59% nel 1999. È fondamentale comprendere bene, comunque, il contesto regionale di ognuno di questi Paesi, nei quali gli acquisti realizzati direttamente presso i produttori rappresentano cifre molto interessanti. Uno dei fenomeni più spettacolari degli ultimi cinque anni è stata la tendenza mondiale della concentrazione degli acquisti di vino da parte delle reti internazionali della distribuzione. Il distributore americano Wal Mart (proprietario delle catene tedesca e britannica Wertkauf e Asda) è attualmente la prima catena di questo tipo al mondo, seguita da vicino da Carrefour-Promodes (Francia) e da Metro AG (Germania). Le prospettive per i prossimi 5 anni Gli ultimi due anni sono stati testimoni del moltiplicarsi di siti web dedicati al vino. Lassenza di struttura nelle vendite in Internet rende difficile la produzione di cifre significative ma, secondo i diversi operatori internazionali, le vendite dellanno Duemila si collocano allincirca da mezzo milione a un milione di bottiglie, rispetto alla distribuzione in negozio che rappresenta 30 milioni di bottiglie vendute. Le indicazioni attuali ci fanno pensare che il prossimo successo delle vendite di vino su internet dipenderà, in larga parte, dalla capacità delle principali catene di distributori mondiali di commercializzare le proprie gamme di prodotti attraverso questo nuovo mezzo. Le opinioni sullo sviluppo del commercio elettronico in materia di distribuzione di vino sono comunque assai divergenti. Come per tutto ciò che si riferisce al commercio in rete, la risoluzione delle difficoltà logistiche delle consegne al domicilio del consumatore è fondamentale. Considerando anche il problema delle diverse aliquote dimposta e delle accise che sono attualmente in vigore nei diversi Paesi (e per quanto riguarda gli Stati Uniti, tra i diversi Stati), il puzzle del commercio elettronico mondiale del vino non è ancora vicino alla soluzione. |