Feste castellane e riconoscimenti comunitari per il miele di qualità

di Valeria Contavalli

In pieno svolgimento a Castel San Pietro Terme la decima edizione di Naturalmiele, la manifestazione del giugno castellano organizzata dall’Osservatorio Nazionale del Miele in collaborazione con la locale Pro Loco ed il Comune. "Una novità che arricchisce l’edizione di quest’anno - ci dice Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio - è lo stand Cantine aperte alla città presso il quale i molti visitatori (quasi diecimila lo scorso anno) potranno partecipare a degustazioni guidate; di scena nei vari fine settimana Umberto Cesari, Villa Poggiolo, Cavim e Cantina Udine. Saranno inoltre possibili assaggi di miele proveniente da varie parti d’Italia in abbinamento con formaggi castellani".
Buone notizie arrivano intanto dal fronte della difesa della qualità e dell’origine del miele. Nel Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea del 25 maggio è stato infatti raggiunto un primo accordo politico sulla nuova direttiva comunitaria per il miele. Si apre così una prima speranza di poter, finalmente, avviare concrete operazioni che combattano le frodi e le adulterazioni "consuete ed abituali" sul mercato mondiale ed europeo. La normativa, che entrerà in vigore in tutti i paesi entro i 18 mesi successivi la promulgazione, è di segno sostanzialmente positivo. L’accordo raggiunto a Bruxelles ribalta radicalmente la logica da cui si era partiti ed è una notevole vittoria del "Partito della Qualità alimentare" che ha visto l’Italia impegnata in un ruolo di primo piano nel gioco di squadra con i paesi mediterranei e i paesi che colgono quale priorità la tutela dei consumatori. E’ una sconfitta per Inghilterra, Germania ed Olanda che hanno voluto rappresentare unicamente gli interessi commerciali ed industriali di una piccola lobby di importatori ed è la dimostrazione che l’armonizzazione comunitaria non comporta necessariamente l’omologazione ai livelli qualitativi più bassi e l’adeguamento agli interessi delle multinazionali alimentari. La direttiva che norma i caratteri minimi del "prodotto miele" è un primo passo in avanti, ma lascia aperta la ferita del mancato riconoscimento del miele fresco di qualità superiore, frutto della tradizione, dell’attenzione e della cultura alimentare italiana.

Un momento della manifestazione degli apicoltori a Milano il 23 ottobre

L’accordo del 25 maggio prevede:

- La definizione e la trattazione normativa del miele quale prodotto agricolo

- L’obbligo di dichiarare il paese d’origine ove il miele è stato prodotto

- Nel caso di lavorazioni industriali e di utilizzo di mieli di più provenienze, l’obbligo di indicare con chiarezza in etichetta la dizione "miscela" di mieli e le tre possibili combinazioni di miscelazione: comunitario - non comunitario - comunitario ed extra comunitario.

- Nel caso di procedimenti di denaturazione del miele tramite prelievo con ultrafiltrazione dei pollini e di altri componenti, l’obbligo di indicare il termine "filtrato" in etichetta e in tutti gli stadi di transazione e lavorazione.

- Nel caso di miele declassato, non atto all’alimentazione, ma utilizzabile quale componente dei prodotti alimentari, l’obbligo di indicare nell’elenco degli ingredienti in etichetta, l’esplicita dizione "miele ad uso industriale".

- La definizione di parametri analitici del miele aggiornati per combattere adeguatamente frodi ed adulterazioni e l’impegno, tramite il Comitato di gestione della direttiva, ad adeguare i criteri con l’evolversi delle conoscenze.

- L’avvio delle procedure per definire i connotati distintivi dei mieli monoflora.

- L’obbligo di apporre in etichetta la data di scadenza.