| Un convegno per i vini del Montalbano di Manuela Magli
Domenica 17 settembre,
venendo da Pistoia e passando per Quarrata, Carmignano e
Vinci, percorriamo quasi interamente il Montalbano prima
di arrivare a Limite sullArno. E sicuramente
una zona non abbastanza conosciuta in relazione a quanto
ha da offrire in fatto di bellezza e di paesaggio. Tutte
le colline e le relative valli che la compongono, anche
se difformi tra loro, prendono ununica
denominazione e sono definite come "il Montalbano".
Litinerario meriterebbe da solo qualche giornata di
escursioni, basti pensare al Museo Leonardiano di Vinci,
ma siamo qui per il convegno sulla viticoltura del
Montalbano e il nostro interesse, come al solito, si
focalizza sul vino. La sede dellincontro è la
stupenda Villa di Bibbiani, poco fuori del paese di
Limite e prima di Capraia, allinterno dellomonima
tenuta.

Il parco della villa, che ha una storia che risale al re
longobardo Desiderio, è davvero monumentale, grazie
anche e soprattutto a quel Cosimo Ridolfi a cui il vino e
le sue tecniche di produzione devono non poco, e ci si
svela come un vero giardino botanico. Il convegno si
svolge nel teatro della villa. E il professor Marco
Nuti, docente alla facoltà di agraria di Pisa, a
parlarci del Montalbano e della sua storia, dalle prime
documentazioni allo stato attuale. Seguono poi gli
enologi Marco Pierucci e Claudio Gori. Impariamo così
che queste colline che ci stanno intorno non sono
differenti tra loro solo nella forma, ma anche nella
conformazione stessa del terreno che varia continuamente
per composizione, densità e Ph. Eppure, nonostante
queste diversità e le difficoltà che queste comportano
per il produttore vinicolo, qui il vino è di casa fino
dai tempi più remoti come dimostrano le antichissime
tradizioni locali ed i rinvenimenti archeologici. La
presenza di impronte della vitis vinifera sulle sponde
dellArno risale addirittura al quaternario.
Finalmente lo assaggiamo, il vino del Montalbano. Veniamo
guidati in una degustazione di quattro vitigni e quattro
uvaggi che vi racconto brevemente. Chianti Montalbano del
98 tenuta Cantagallo: sarebbe ottimo se non dimostrasse
di essere un po slegato; forse la colpa è della
temperatura di servizio. Chianti Montalbano dellultima
vendemmia prodotto dalla fattoria di Artimino: tondo e
profumato, nonostante la buona acidità non sono convinta
che possa tenere a lungo nel tempo. Chianti Montalbano,
anche questo di un anno, della Fattoria di Bibbiani che
ci ospita: ha un goudron davvero esagerato per essere così
giovane. Chianti Montalbano del 98 della Fattoria di
Faltognano: a mio avviso è il migliore fra quelli
assaggiati sinora; profumato, di grande corpo e lungo ha
il piccolo difetto di rivelarsi appena appena bituminoso.
Gli uvaggi iniziano con il Gioveto anno 1998 della tenuta
Cantagallo: cerca di andare incontro a quelli che oggi si
definiscono i "gusti internazionali" esagerando
un tantino e dimostrando di dover lavorare ancora in
bottiglia. Segue il Merizzo del 97 della Fattoria di
Faltognano: uvaggio bordolese a cui è aggiunta Malvasia
e Pinot Noir: è pulito e lunghissimo al palato. Sempre
bordolese luvaggio della Ghiaia della Furba del 98
della Tenuta di Capezzana: il legno ha lavorato bene e
giustamente senza esagerare, ha un corpo davvero notevole.
Concludiamo con il Pulignano della Fattoria di Bibbiani:
dieci anni di invecchiamento portati bene, forse avevamo
sperato in qualcosa di più, ma comunque di grande stoffa.
Dopo la degustazione, tutti a pranzo nei saloni della
villa. Veramente degno di essere ricordato, questo pranzo.
Meglio di tutto la pappa col pomodoro più buona che
avessi mai mangiato servita allinterno di forme di
pane scavate alluopo e la tortina tiepida di
cioccolato e pere scottate al Vin Santo. Ovviamente
durante tutto il pasto sono stati i vini del Montalbano a
farla da padroni, dimostrando di essere perfettamente allaltezza
delle portate più impegnative. Un futuro impegnativo ma
senza dubbio ricco di soddisfazioni attende la
vitivinicoltura di questa zona che, adesso come non mai,
ha voglia di essere protagonista nel panorama del vino
italiano.

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