Non tutto è perduto per il Lugana
a cura di Ilaria Cesari
Ci vorrà del tempo prima che i coltivatori e i produttori vitivinicoli della zona legata alla produzione del Lugana DOC riescano a suturare le ferite riportate dalle loro coltivazioni e dalle loro cantine a seguito del fortunale che ha portato la distruzione in gran parte dei territori del basso Garda. Una situazione assai grave che potrebbe compromettere anche il raccolto del prossimo anno soprattutto per le lesioni riportate dai vitigni di Trebbiano di Lugana.
Ma nella sfortuna cè anche una situazione di positività, soprattutto per quanto riguarda la vendemmia delle uve bianche del 2000. Se da una parte i vigneti hanno avuto gravi danni, dallaltra va detto che leccezionale andamento della stagione meteorologica ha fatto sì che le operazioni vendemmiali di questanno venissero anticipate di una quindicina di giorni rispetto alle date tradizionali. E così, per stare al passo con il detto "Dio vede, Dio provvede" in quella tremenda serata del 16 settembre sulle vigne rimanevano ancora ben pochi grappoli da raccogliere in quanto la maggior parte di uve, in particolar modo quelle a bacca bianca, erano già state raccolte. Certo nelle zone più colpite, in particolare quella di Pozzolengo che è un po il cuore della produzione del Lugana DOC, i danni riportati sono stati davvero notevoli.
L enogastronomo Francesco Arrigoni, nel suo intervento in occasione dellincontro imperniato sul tema "Colline, vini e cantine di Pozzolengo" che si è tenuto una settima dopo il disastro - presente fra i vari relatori anche il presidente del Consorzio di Tutela Lugana DOC, Francesco Ghiraldi - ha esortato i produttori ad un una proficua e solidale cooperazione, in maniera che i produttori più colpiti dal disastro possano acquisire di uve da quelli che sono stati invece meno danneggiati. Questo con lobiettivo comune di mantenere alta limmagine che il Lugana si è andato via via creando in questi ultimi anni raggiungendo i vertici delle migliori
e pregiate produzioni nazionali ed internazionali. Già prima del violento nubifragio gli stessi produttori, per migliorare ancor più la qualità del Lugana Doc tradizionale e Superiore, avevano deciso di ridurre i quantitativi consentiti e previsti dal disciplinare per ettaro portando la produzione, dopo il diradamento dei grappoli, a 80 quintali per ettaro per le uve Trebbiane destinate alla produzione del Superiore e a 100 quintali per ettaro per quelle destinate al Lugana tradizionale.