Convegno
sull’adeguamento
del disciplinare della Doc Bolgheri
di Ni. Co. - Giugno 2003
Nell’ambito
dell’ottava rassegna di Castagneto a Tavola si
è tenuto un convegno sull’adeguamento dei disciplinari Doc
in rapporto alla evoluzione della viticoltura italiana e una tavola rotonda
sulla Doc Bolgheri cui hanno partecipato i massimi esponenti della Regione
Toscana e dell’Arsia, l’Assessore all’Agricoltura della
Provincia di Livorno, la Camera di Commercio, la Associazione Città
del vino e i produttori.
Il convegno è stato introdotto da una nota di Pier Mario
Maletti Cavallari che ha posto sul tappeto diverse riflessioni
sul disciplinare Bolgheri che, a dieci anni dall’emanazione, fa
segnare un forte incremento, da 250 a circa 900 ettari vitati, nell’area
Doc.
Il professor Attilio Scienza, responsabile della zonazione,
ha illustrato i risultati dello studio sugli impianti recenti soprattutto
per quanto concerne le diverse conformazioni geopedologiche nelle varie
aree e sottoaree della Doc Bolgheri.
Stefano Milioni, esperto di comunicazione e consulente
di diversi progetti nazionali sul vino di qualità, ha fatto notare
come le Docg e le Doc italiane non sono allo stesso livello di tutela,
di controllo e di valore per il consumatore e ha richiamato l’attenzione
sul concetto che la D.O. è soprattutto uno strumento di difesa
del valore e del nome di un territorio.
Giampietro Comolli, consulente di marketing e gestore
di imprese e consorzi di tutela, auspicando un adeguamento della legge
164, ha fornito un quadro generale della situazione e delle necessità
impellenti ricordando che i disciplinari devono essere strumenti dinamici
che devono interpretare i risultati delle ricerche e delle sperimentazioni
e devono essere in sintonia con il mercato ed il mondo della produzione.
Dal dibattito e dalla tavola rotonda che hanno seguito le relazioni, è
emerso che il dilemma se puntare sulla Doc o sulla Docg non riguarda solo
Bolgheri, ma molte zone vocate e ancor più quelle storiche rispetto
a quelle più recenti.
La riflessione sulla necessità di un adeguamento urgente di norme
e disciplinari nasce dall’abbandono della denominazione da parte
di alcuni produttori e dalla necessità di elevare il sistema di
accesso e di utilizzo della Doc con strumenti e controlli più in
sintonia con la Docg.
Si è anche ipotizzato un più stretto sistema Doc-Docg ai
vertici assoluti della piramide, assegnando le sottozone e i toponimi
ad uno solo dei livelli e di applicare con urgenza e trasparenza l’istituto
della revoca per quelle denominazioni che non siano utilizzate da almeno
la metà degli aventi diritto come attività viticola e di
vendita.
Diventa difficile immaginare un nuovo assetto istituzionale se sullo stesso
territorio ci sono, per esempio, nomi di sottozone e toponimi di vigna
utilizzati indistintamente per una Doc, magari ampia e con vitigni, e
per la Docg più restrittiva.
Bolgheri, per le nuove risultanze della zonazione, ha la necessità
di puntare o su una piramide Doc pura con alcune sottozone o su una ben
definita convivenza di Doc e Docg purché valorizzi entrambe le
denominazioni.
Per le sperimentazioni audaci, è stato detto, è più
giusto utilizzare la IGT e altre strade.
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